La polemica sugli aiuti militari italiani all’Ucraina è tornata ad accendersi ad agosto, tra annunci e indiscrezioni su nuove forniture. A riaprire la discussione è stato un intervento di Giorgia Meloni alla riunione dei Paesi cosiddetti “volenterosi”, ossia una coalizione di Stati nata per offrire supporto militare all’Ucraina.
Il 24 agosto, parlando del tema, la presidente del Consiglio ha citato l’invio di generatori elettrici utili a stabilizzare la rete elettrica ucraina, senza fare riferimento a nuovi sistemi d’arma. Pochi giorni dopo, la Repubblica ha però scritto che il governo starebbe preparando un nuovo, tredicesimo pacchetto di aiuti militari. Secondo il quotidiano, tra i materiali destinati all’Ucraina ci sarebbero batterie anti-aeree SAMP/T, radar e missili Aster 30. L’ipotesi ha provocato reazioni politiche di segno opposto.
Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha accusato il governo di comunicare pubblicamente i generatori e preparare invece «dietro le porte chiuse» nuovi aiuti militari: «Generatori nei comunicati. Armi nei decreti. Silenzio per gli italiani», ha scritto. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha invece definito l’eventuale invio di batterie contraeree e radar «una buona notizia per il Paese», sostenendo però che sarebbe anche «una pessima figura per Giorgia Meloni».
In risposta alle polemiche, il 26 agosto è intervenuto con un comunicato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha contestato la ricostruzione. Il «tredicesimo pacchetto», ha spiegato, «ad oggi non esiste in natura». Il Parlamento ha autorizzato il governo a fornire aiuti all’Ucraina anche nel 2026. Ma «quest’anno, cioè nel 2026, nessuna forma di aiuti è stata, ad oggi, formalizzata», ha precisato Crosetto. Il ministro ha inoltre ricordato che gli aiuti non consistono in trasferimenti di denaro, ma in «beni» e «oggetti» di varia natura, citando tra quelli civili oltre 300 generatori elettrici.
La domanda, dunque, è: l’Italia ha continuato a inviare aiuti militari all’Ucraina anche nel 2026? E, se sì, quali? Per rispondere bisogna distinguere tra i nuovi pacchetti di aiuti, quelli ancora da approvare e le forniture autorizzate negli anni precedenti ma consegnate a Kiev nel corso dell’anno.
Il 24 agosto, parlando del tema, la presidente del Consiglio ha citato l’invio di generatori elettrici utili a stabilizzare la rete elettrica ucraina, senza fare riferimento a nuovi sistemi d’arma. Pochi giorni dopo, la Repubblica ha però scritto che il governo starebbe preparando un nuovo, tredicesimo pacchetto di aiuti militari. Secondo il quotidiano, tra i materiali destinati all’Ucraina ci sarebbero batterie anti-aeree SAMP/T, radar e missili Aster 30. L’ipotesi ha provocato reazioni politiche di segno opposto.
Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha accusato il governo di comunicare pubblicamente i generatori e preparare invece «dietro le porte chiuse» nuovi aiuti militari: «Generatori nei comunicati. Armi nei decreti. Silenzio per gli italiani», ha scritto. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha invece definito l’eventuale invio di batterie contraeree e radar «una buona notizia per il Paese», sostenendo però che sarebbe anche «una pessima figura per Giorgia Meloni».
In risposta alle polemiche, il 26 agosto è intervenuto con un comunicato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha contestato la ricostruzione. Il «tredicesimo pacchetto», ha spiegato, «ad oggi non esiste in natura». Il Parlamento ha autorizzato il governo a fornire aiuti all’Ucraina anche nel 2026. Ma «quest’anno, cioè nel 2026, nessuna forma di aiuti è stata, ad oggi, formalizzata», ha precisato Crosetto. Il ministro ha inoltre ricordato che gli aiuti non consistono in trasferimenti di denaro, ma in «beni» e «oggetti» di varia natura, citando tra quelli civili oltre 300 generatori elettrici.
La domanda, dunque, è: l’Italia ha continuato a inviare aiuti militari all’Ucraina anche nel 2026? E, se sì, quali? Per rispondere bisogna distinguere tra i nuovi pacchetti di aiuti, quelli ancora da approvare e le forniture autorizzate negli anni precedenti ma consegnate a Kiev nel corso dell’anno.