In pochi mesi i caccia della NATO hanno iniziato a fare qualcosa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato eccezionale: abbattere droni che entrano senza autorizzazione nello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica.
A giugno un Rafale, cioè un aereo da caccia di costruzione francese, ha distrutto un drone entrato in Lettonia dalla Russia; a luglio tre velivoli senza pilota sono stati abbattuti da F-16 rumeni, di cui almeno uno di fabbricazione russa; il 14 agosto un Eurofighter italiano ha abbattuto un drone nei cieli lettoni e due giorni dopo un F-18 spagnolo ha fatto lo stesso in Romania. Questi episodi sono stati presentati come successi operativi. Per alcune aeronautiche hanno avuto un valore storico: per quella italiana, per esempio, si è trattato del primo abbattimento noto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Dietro questi successi però si nascondono alcune insidie. I caccia e i missili utilizzati, infatti, costano molto e sono disponibili in quantità limitate. I droni che devono abbattere, invece, possono costare molto meno ed essere prodotti in grandi numeri. Per questo, gli esperti di difesa si chiedono se una strategia basata soprattutto sull’impiego dei caccia possa funzionare anche nel caso in cui le incursioni diventino più frequenti.
A giugno un Rafale, cioè un aereo da caccia di costruzione francese, ha distrutto un drone entrato in Lettonia dalla Russia; a luglio tre velivoli senza pilota sono stati abbattuti da F-16 rumeni, di cui almeno uno di fabbricazione russa; il 14 agosto un Eurofighter italiano ha abbattuto un drone nei cieli lettoni e due giorni dopo un F-18 spagnolo ha fatto lo stesso in Romania. Questi episodi sono stati presentati come successi operativi. Per alcune aeronautiche hanno avuto un valore storico: per quella italiana, per esempio, si è trattato del primo abbattimento noto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Dietro questi successi però si nascondono alcune insidie. I caccia e i missili utilizzati, infatti, costano molto e sono disponibili in quantità limitate. I droni che devono abbattere, invece, possono costare molto meno ed essere prodotti in grandi numeri. Per questo, gli esperti di difesa si chiedono se una strategia basata soprattutto sull’impiego dei caccia possa funzionare anche nel caso in cui le incursioni diventino più frequenti.