La compagnia petrolifera ENI ha annunciato che dal 28 settembre è possibile rifornirsi alle sue stazioni di servizio con un prezzo massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, in modo da sostenere i clienti contro i rincari energetici delle ultime settimane. È un’iniziativa che ha spiazzato i mercati ed è stata accolta con entusiasmo dal governo. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha ringraziato ENI, definendo la scelta «un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane».
Non sono però mancate le critiche. In alcuni casi, l’opposizione ha contestato le tempistiche dell’iniziativa: il deputato del Partito democratico Francesco Boccia, per esempio, si è chiesto «se ENI poteva intervenire, perché non lo ha fatto prima, e perché il governo non glielo ha chiesto?». Altri, come il segretario della CGIL Maurizio Landini, si sono domandati se, anziché accettare questo tetto, non sia meglio imporre una misura strutturale. «Perché il governo non interviene sugli extraprofitti delle imprese, e perché non riduce, non per un mese, ma stabilmente le accise?», ha dichiarato Landini.
Al netto delle legittime posizioni politiche, la mossa di ENI può attenuare nel breve periodo l’impatto dell’aumento dei prezzi sui clienti della sua rete, ma viene da chiedersi se possa davvero sostituirsi a un intervento pubblico sul mercato dei carburanti. Inoltre, considerando che la società è a controllo pubblico, va detto che l’iniziativa potrebbe ripercuotersi sul valore economico della partecipazione dello Stato e, in misura più indiretta, sulle entrate pubbliche. Insomma, i limiti e i vantaggi di questa misura sono diversi: proviamo a vedere i principali.
Non sono però mancate le critiche. In alcuni casi, l’opposizione ha contestato le tempistiche dell’iniziativa: il deputato del Partito democratico Francesco Boccia, per esempio, si è chiesto «se ENI poteva intervenire, perché non lo ha fatto prima, e perché il governo non glielo ha chiesto?». Altri, come il segretario della CGIL Maurizio Landini, si sono domandati se, anziché accettare questo tetto, non sia meglio imporre una misura strutturale. «Perché il governo non interviene sugli extraprofitti delle imprese, e perché non riduce, non per un mese, ma stabilmente le accise?», ha dichiarato Landini.
Al netto delle legittime posizioni politiche, la mossa di ENI può attenuare nel breve periodo l’impatto dell’aumento dei prezzi sui clienti della sua rete, ma viene da chiedersi se possa davvero sostituirsi a un intervento pubblico sul mercato dei carburanti. Inoltre, considerando che la società è a controllo pubblico, va detto che l’iniziativa potrebbe ripercuotersi sul valore economico della partecipazione dello Stato e, in misura più indiretta, sulle entrate pubbliche. Insomma, i limiti e i vantaggi di questa misura sono diversi: proviamo a vedere i principali.