Come hanno reagito Letta e Salvini alla sconfitta elettorale

Il segretario del Partito democratico ha detto che non si ricandiderà alla segreteria del Pd, mentre il segretario della Lega non ha messo in dubbio la sua leadership
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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Nella tarda mattinata del 26 settembre, il leader della Lega Matteo Salvini e il segretario del Partito democratico Enrico Letta hanno tenuto due conferenze stampa per commentare il risultato elettorale dei loro partiti, ritenuto al di sotto delle aspettative.

Nonostante entrambi i segretari abbiano affermato di non essere contenti della percentuale di voti ottenuta, le posizioni di Salvini e Letta riguardo la leadership dei rispettivi partiti è molto diversa, così come è stata diversa anche l’analisi del voto.

Il discorso di Salvini

Durante la conferenza stampa tenuta nella sede della Lega a Milano, in Lombardia, Salvini ha espresso la sua soddisfazione per la vittoria della coalizione di centrodestra, di cui la Lega fa parte, complimentandosi con la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, per il risultato del suo partito. 

«Oggi è un lunedì dove dopo tanti anni c’è un governo scelto dai cittadini, con una maggioranza chiara», ha detto Salvini. «Conto che per almeno cinque anni si tiri dritto senza stravolgimenti, mettendo al centro solo le cose da fare. Ieri alle 4 ho messaggiato con Giorgia, le ho fatto i complimenti, è stata brava, lavoreremo a lungo bene e insieme».

In seguito, il segretario della Lega ha analizzato il risultato del suo partito, che a livello nazionale ha ottenuto l’8,8 per cento, circa 8 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni politiche del 2018. A proposito, Salvini ha affermato che sulla prestazione della Lega ha pesato il sostegno al governo di Mario Draghi, un esecutivo di larghe intese formato insieme a Forza Italia, Lega, Partito democratico e Movimento 5 stelle. Salvini ha comunque ammesso che «più di una cosa non ha funzionato» nella strategia leghista e ha annunciato per il 27 settembre la convocazione del Consiglio federale per discutere sul futuro del partito. 

Al di là di questo, durante la conferenza stampa, Salvini non ha mai messo in discussione il suo ruolo di segretario della Lega, dicendosi comunque disponibile al dialogo. «Io da domani farò un giro di ascolto di tutti, nella Lega. Avrò l’onore di essere protagonista nella formazione del nuovo governo, vedremo di condividerla e costruirla insieme con i territori», ha concluso Salvini.

L’annuncio di Letta

Poco dopo la conferenza stampa di Salvini, anche il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha analizzato i risultati del voto. Dalla sede romana del partito Letta ha esordito ammettendo la sconfitta e affermando che «questo è un giorno triste per l’Italia e per l’Europa».

Tra le cause della sconfitta, oltre a un’assunzione di responsabilità, Letta ha puntato il dito contro alcuni leader e forze politiche che «hanno lavorato non contro la destra ma contro di noi: hanno lavorato per sostituirci, senza riuscirci». Il riferimento è al leader di Azione Carlo Calenda, in precedenza alleato del Partito democratico: per il segretario del Partito democratico, la candidatura di Calenda nello stesso collegio al Senato della leader di Più Europa Emma Bonino è risultata infatti decisiva nel sottrarre voti alla coalizione di centrosinistra e far vincere il centrodestra. Al di là del risultato elettorale, per Letta la situazione politica attuale è da imputare al Movimento 5 stelle: «Meloni a Palazzo Chigi è una conseguenza della scelta di Giuseppe Conte di far cadere il governo Draghi».

«Oggi il Partito democratico, pur con un risultato insoddisfacente, è il secondo partito ed è la prima forza di opposizione, nel parlamento e nel Paese», ha poi affermato Letta, assicurando che il partito «farà un’opposizione dura e intransigente». «Siamo capaci di farla», ha assicurato il segretario. Ciononostante, a guidare l’opposizione del Partito democratico non sarà Letta, che ha annunciato che non si ricandiderà alla segreteria del partito: «Nei prossimi giorni riuniremo gli organi del partito, prenderemo le opportune decisioni per accelerare il percorso che porterà a un congresso, a cui non mi presenterò come candidato».

Non è ancora stata stabilita una data precisa per il prossimo congresso del Partito democratico (probabilmente nella primavera del 2023), e non si sa chi saranno i candidati alla segreteria. Secondo le indiscrezioni, due dei nomi più papabili sono il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e la sua vicepresidente, l’ex eurodeputata Elly Schlein. «Per quanto riguarda i prossimi candidati, terrò un atteggiamento neutrale e di accompagnamento, e niente più di questo», ha assicurato il segretario uscente in chiusura di conferenza stampa.

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