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Il governo ha reintrodotto il taglio sulle accise sul gasolio

Lo sconto è di circa 4 centesimi al litro e durerà fino al 7 novembre, e si aggiunge al tetto sul prezzo dei carburanti introdotto da alcune compagnie di distribuzione
ANSA
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Il 27 ottobre è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale un decreto interministeriale firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che ha introdotto un nuovo sconto delle accise sul gasolio, pari a 4 centesimi al litro. Il taglio delle accise entra in vigore il 28 ottobre e, salvo proroghe, durerà fino al 7 novembre. Le accise sono imposte fisse che si applicano per unità di prodotto, in questo caso a litro di carburante e, insieme al costo della materia prima e all’IVA, determinano il prezzo alla pompa.

Secondo l’ultima rilevazione del Ministero dell’Ambiente, prima dell’ultimo sconto, l’accisa sul gasolio valeva 0,67 euro al litro, mentre con il nuovo taglio varrà 0,63 euro al litro.

Lo sconto, finanziato col sistema delle accise mobili, è però ridotto di circa un terzo rispetto a quello varato la scorsa primavera. Costerà complessivamente 38,7 milioni di euro e sarà coperto dall’extra gettito IVA che lo Stato ha incassato per via dei rincari al prezzo del petrolio tra il primo e il 30 settembre di quest’anno.

I tagli precedenti

Non è la prima volta che il governo interviene per cercare di contenere l’aumento del prezzo dei carburanti dopo lo scoppio della guerra in Medio-Oriente, gravato in particolare dalla chiusura dello stretto di Hormuz, che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran e da cui passa un quinto del greggio mondiale.

Il primo decreto era stato varato la scorsa primavera, il 18 marzo. In quell’occasione, il governo aveva tagliato le accise per venti giorni di 20 centesimi al litro per benzina e gasolio e di 10 centesimi per il GPL, per un costo complessivo a carico dello Stato di 527 milioni di euro per il 2026. Bisogna specificare però che quella somma non comprendeva unicamente il costo derivato dal taglio delle accise, ma anche da altre misure a sostegno di autotrasportatori e settore della pesca.

Con il proseguire della crisi in Medio-Oriente, il Consiglio dei ministri aveva poi prorogato lo sconto fino al primo maggio. A fine aprile, la strategia degli interventi pubblici è cambiata: il taglio applicato al costo del gasolio è rimasto di 20 centesimi al litro, mentre quello sulla benzina è sceso a 5, con un impiego di 146,5 milioni di euro. Poi, dal 22 maggio l’importo degli sconti è stato ridimensionato ulteriormente, dimezzando quello sul gasolio, fissato fino al 6 giugno a 5 centesimi al litro. Il governo ha poi deciso di non rinnovare la misura, motivando la decisione con il calo del prezzo dei carburanti avvenuto nei giorni precedenti.

Tuttavia, dopo una breve parentesi di stop, il 27 luglio il governo ha ripristinato uno sconto di 17 centesimi al litro per il gasolio, ottenuto agendo sulle accise e sull’IVA, valido fino al 6 agosto. Anche qui, dopo il ripristino della misura è iniziata una graduale riduzione del suo importo fino al 6 ottobre, data in cui gli sconti sono stati eliminati. Come conseguenza, il prezzo alla pompa del gasolio è salito, arrivando il 22 ottobre a 2,26 euro al litro.

È qui che la tensione nel Paese ha iniziato a crescere. Gli autotrasportatori di alcune regioni del Sud hanno bloccato i loro mezzi in segno di protesta. La situazione si è parzialmente distesa dopo l’incontro del 20 ottobre a Milano fra il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, e le associazioni di categoria. Il ministero ha stanziato 480 milioni di euro. Infine, il 27 ottobre il ministero dei Trasporti ha aperto un tavolo permanente per dare risposte all’aumento dei costi che le imprese di autotrasporto devono sostenere.

È meglio il taglio delle accise o il price cap?

Il governo non è l’unico attore a essere intervenuto per mitigare il costo dei carburanti. Anche ENI, dopo la pressione esercitata dal governo a offrire un contributo sociale, aveva decretato un tetto al prezzo dei carburanti alla pompa, o price cap.

Dal 28 settembre scorso le stazioni di servizio ENI segnano un massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Il tetto era stato inizialmente applicato per un mese, per poi essere prorogato fino al 31 dicembre. Dopo ENI anche Q8, poi IP e Tamoil avevano aderito alla misura, imponendo un tetto anche nelle proprie stazioni di servizio. La scelta aveva raccolto il plauso della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che l’aveva definito un «lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane». Infatti i costi del price cap, a differenza di quanto avviene per il taglio delle accise, ricadono sull’ente privato che lo ha stabilito, non sulle casse pubbliche. Al momento, oltre a ENI anche Q8 ha deciso di prorogare il tetto al prezzo del carburante fino a fine anno.

Bisogna però sottolineare che il price cap ha raccolto anche alcune critiche. Infatti, se nel breve periodo il taglio al prezzo del carburante può registrare un effetto benefico per cittadini e imprese, gli effetti a lungo termine sono più incerti.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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