Le giravolte di Salvini sul reddito di cittadinanza agli stranieri

Nel 2018 prometteva che sarebbe andato solo agli italiani, impegno non mantenuto. In campagna elettorale ha criticato il PD che proponeva di alleggerire i requisiti sulla residenza, misura poi contenuta nella revisione del sussidio approvata dal governo Meloni
ANSA
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Grazie alla revisione del reddito di cittadinanza voluta dal governo Meloni nel 2024 50 mila famiglie composte da stranieri, oggi escluse dal sussidio, potranno ricevere il nuovo assegno d’inclusione contro la povertà. Per richiedere questo assegno, infatti, non servirà più avere dieci anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi due consecutivi, ma cinque. Secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), i nuclei stranieri che beneficeranno di questa modifica corrispondono a quasi 150 mila individui, per una spesa annuale di 360 milioni di euro.

Tutto questo va contro quanto ha promesso in passato il leader della Lega Matteo Salvini, che dell’attuale governo è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio.

Gli esordi del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è stato introdotto a gennaio 2019 dal primo governo di Giuseppe Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. Il Contratto di governo, firmato a maggio 2018 dai due partiti, aveva promesso di introdurre il reddito di cittadinanza, «una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese». Dunque con gli stranieri esclusi.

Nei mesi precedenti l’approvazione del decreto-legge che ha introdotto il reddito di cittadinanza si è discusso molto all’interno del governo su come strutturare il sussidio contro la povertà e la platea dei beneficiari. Per esempio il 20 settembre 2018, durante un question time in Senato, il senatore di Fratelli d’Italia Luca Ciriani (attualmente ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Meloni) aveva chiesto all’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria alcuni chiarimenti sul futuro reddito di cittadinanza. Tra le altre cose Ciriani aveva detto che Fratelli d’Italia era contraria al sussidio, ma favorevole in ogni caso a restringerlo solo agli italiani. «Noi condividiamo tale principio, perché lo consideriamo corretto. Io e il partito che rappresento, Fratelli d’Italia, non riteniamo che tutti abbiano diritto a tutto e che esista una priorità di buon senso per i cittadini italiani, per le famiglie italiane che per 20, 30 o 40 anni hanno contribuito a creare ricchezza e magari si trovano ora in una situazione di difficoltà economica, e non possono essere messe sullo stesso livello di chi in questo Paese è giunto dall’estero due anni fa o addirittura soltanto due giorni fa», aveva detto Ciriani, aggiungendo: «Il governo è in grado di garantire che questa misura riguarderà soltanto i cittadini italiani e non anche gli stranieri?».

Nella sua risposta Tria aveva aperto alla possibilità che il sussidio potesse essere erogato anche agli stranieri, sollevando le critiche dell’allora ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e dell’altro vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle. «Noi abbiamo chiesto i voti come Lega per prima gli italiani. Che il reddito di cittadinanza sia limitato ai cittadini italiani è una precisazione che come Lega abbiamo accolto con grande piacere perché di regalare altri soldi agli immigrati che vagano per l’Italia non avevamo voglia», aveva dichiarato il 22 settembre Salvini, commentando la smentita di Tria fatta da Di Maio.

In un fact-checking scritto per l’agenzia stampa Agi, all’epoca avevamo spiegato che il governo non avrebbe potuto escludere gli stranieri dal reddito di cittadinanza, senza violare il diritto dell’Unione europea e la Costituzione. Cinque mesi dopo il decreto-legge che ha istituito il reddito di cittadinanza ha stabilito che gli stranieri potessero accedere al sussidio, a patto che fossero residenti in Italia da dieci anni, di cui gli ultimi due consecutivi.

La campagna elettorale del 2022

Nel corso degli anni Salvini ha più volte criticato il reddito di cittadinanza, in particolare dopo la caduta del primo governo Conte, rilanciando sui social le notizie sulle truffe del sussidio che riguardavano i cittadini stranieri (qualche volta condividendo anche notizie false). 

Sul tema il leader della Lega è tornato durante la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022. Ad agosto dello scorso anno Salvini ha infatti accusato il Partito Democratico guidato dal segretario Enrico Letta di voler «regalare il reddito di cittadinanza agli immigrati». Nel suo programma elettorale il PD aveva proposto di ridurre (ma non di eliminare) il requisito dei dieci anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi due consecutivi, per poter accedere al reddito di cittadinanza. Secondo il PD il sussidio andava «opportunamente ricalibrato secondo le indicazioni» elaborate dal Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza, istituito a marzo 2021 dal Ministero del Lavoro e guidato dalla sociologa Chiara Saraceno. A novembre 2021 il comitato ha pubblicato dieci proposte per modificare il reddito di cittadinanza, dove, tra le altre cose, si chiedeva di portare il requisito della residenza minima da dieci a cinque anni. 

Meno di nove mesi dopo, con il decreto “Lavoro” approvato a inizio maggio, il governo Meloni è intervenuto, come detto, proprio su questo requisito: l’assegno per l’inclusione sociale, che sarà attivo a partire dal 1° gennaio 2024, potrà essere richiesto dagli stranieri che vivono in famiglie con almeno un minore, con almeno una persona con più di sessant’anni di età o con un disabile, e che rispettano una serie di requisiti economici. Rispetto al reddito di cittadinanza, dunque, il nuovo sussidio approvato dalla Lega sarà più generoso con gli stranieri.

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