La giravolta di Nordio sulla riforma della giustizia e la velocità dei processi

Per mesi ha ripetuto che la separazione delle carriere non avrebbe inciso sui tempi dei procedimenti, ma ora afferma il contrario
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Il 23 gennaio, in un’intervista con il quotidiano economico MF Milano Finanza, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha fatto una dichiarazione che contraddice quanto lui stesso ha ripetuto per mesi a proposito della riforma costituzionale della giustizia.

Nordio ha dichiarato che «la maggiore efficienza, e quindi la rapidità» dei processi sarà ottenuta grazie al Piano nazionale dei ripresa e resilienza (PNRR), ma ha precisato che «vi inciderà» anche la riforma che introduce in Costituzione la separazione delle carriere dei magistrati. Secondo il ministro, «oggi il magistrato inetto o pigro, che dimentica i fascicoli o deposita le sentenza a distanza di anni, viene punito, se proprio gli va male, con sanzioni platoniche perché è soggetto a quella giurisdizione domestica del Consiglio superiore della magistratura (CSM) dove le correnti proteggono i rispettivi iscritti». «Con la riforma – ha aggiunto Nordio – i magistrati saranno più attenti, i migliori saranno premiati anche se non hanno padrini, e i tempi saranno ridotti».

Il riferimento del ministro è al nuovo assetto dei procedimenti disciplinari previsto dalla riforma costituzionale. Il testo stabilisce infatti che questi procedimenti non siano più affidati alla sezione disciplinare del CSM, ma a un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, distinto dal Consiglio superiore della magistratura, che la riforma divide in due CSM separati: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.

Allo stesso tempo, la riforma si limita a indicare l’istituzione di questo nuovo organo disciplinare e alcuni principi generali sulla sua composizione e sul doppio grado di giudizio, senza entrare nel merito delle regole concrete con cui verranno accertate le responsabilità, applicate le sanzioni o valutata la tempestività nel deposito delle sentenze. Tutti questi aspetti dovranno essere definiti da successive norme di attuazione, che al momento non sono ancora state approvate.

Di conseguenza, al momento non è possibile verificare se e in che misura il nuovo sistema disciplinare produrrà davvero l’effetto indicato da Nordio sui tempi dei processi. Il collegamento tra la creazione dell’Alta Corte, un’applicazione più severa delle sanzioni e una riduzione della durata dei procedimenti resta un’ipotesi formulata in termini generali, che dipende sia dal contenuto delle future norme di attuazione sia da come il nuovo assetto funzionerà concretamente.

A questo si aggiunge quanto sottolineato da diversi esperti nelle audizioni parlamentari sulla riforma, secondo cui la durata dei procedimenti dipende soprattutto da fattori strutturali come la carenza di personale, l’organizzazione degli uffici giudiziari e la digitalizzazione incompleta, aspetti su cui la riforma costituzionale non interviene.
La nuova presa di posizione di Nordio rappresenta però un cambio rispetto a quanto lo stesso ministro aveva sostenuto soltanto pochi giorni prima dell’intervista con MF Milano Finanza. Lo scorso 14 gennaio, durante la presentazione del suo nuovo libro intitolato Una nuova giustizia, Nordio aveva ribadito che la riforma costituzionale non avrebbe reso più veloci i processi e che non era stata pensata con questo obiettivo. «La celerità e l’efficienza della giustizia sono consostanziali alla realizzazione della giustizia. Una giustizia tardiva è sempre una mala giustizia. Però la celerità della giustizia è una condizione necessaria, ma non è una condizione sufficiente ed è una condizione secondaria», aveva detto Nordio in quell’occasione. «Prima di essere celere la giustizia deve essere giusta. State tranquilli che noi, parallelamente, stiamo intervenendo per rendere il processo più veloce», aveva aggiunto, citando varie misure previste dal PNRR.
Un argomento simile era stato usato anche alcune settimane prima, quando, ospite alla manifestazione di Atreju, il ministro della Giustizia aveva accusato di «benaltrismo» chi sostiene che la riforma «non accelererà i processi». «Nessuno ha mai detto che questa riforma serva ad accelerare i processi, noi ne stiamo facendo altre», aveva dichiarato.

Già a marzo 2025, durante un convegno alla Camera, Nordio aveva espresso la stessa posizione, affermando che la riforma voluta dal governo «non influisce sull’efficienza della giustizia». «Nessuno ha mai preteso che influisca sull’efficienza della giustizia. Quando mai abbiamo detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci?», aveva aggiunto il ministro, prendendo esplicitamente le distanze da questo argomento, che ora usa invece per sostenere la riforma.

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