Il fact-checking di Draghi all’Assemblea generale dell’Onu

Dall’economia all’energia, abbiamo verificato sei dichiarazioni del presidente del Consiglio a New York
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Il 20 settembre, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto un intervento alla settantasettesima Assemblea generale delle Nazioni unite, a New York, negli Stati Uniti. Tra le altre cose, Draghi ha duramente criticato i referendum annunciati dal presidente russo Vladimir Putin per chiedere l’indipendenza di alcune zone occupate dell’Ucraina. 

Dall’economia all’energia, passando per i vaccini contro la Covid-19, abbiamo verificato sei dichiarazioni fatte dal presidente del Consiglio all’Onu.

Il crollo del Pil russo

«Il Fondo monetario internazionale prevede che l’economia russa si contragga quest’anno e il prossimo di circa il 10 per cento in totale, a fronte di una crescita intorno al 5 per cento ipotizzata prima della guerra» 

Secondo le ultime stime del Fondo monetario internazionale, pubblicate a fine luglio, nel 2022 il Pil della Russia calerà (pag. 8) del 6 per cento rispetto al 2021 e nel 2023 del 3,5 per cento rispetto a quest’anno. La variazione cumulata sarebbe dunque un calo pari al 9,3 per cento del Pil, il «circa il 10 per cento» a cui ha fatto riferimento Draghi.

A gennaio, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, il Fondo monetario internazionale prevedeva (pag. 5) che nel 2022 il Pil russo sarebbe cresciuto del 2,8 per cento rispetto all’anno prima e nel 2023 del 2,1 per cento rispetto a quest’anno. Sui due anni, si trattava di una variazione al rialzo intorno al 5 per cento, la percentuale correttamente indicata dal presidente del Consiglio.

Il gas russo importato dall’Italia

«A oggi abbiamo dimezzato la nostra dipendenza dal gas russo» 

Qui Draghi ha un po’ esagerato. Secondo i dati più aggiornati del Ministero della Transizione ecologica, tra gennaio e luglio 2022 l’Italia ha importato dalla Russia circa 10,5 miliardi di metri cubi di gas naturale, il 23,6 per cento sul totale delle importazioni. Nello stesso periodo dell’anno scorso, il nostro Paese aveva importato 17 miliardi di metri cubi di gas russo, valore pari al 39,8 per cento sul totale delle importazioni. 

Le risorse italiane contro la crisi

«Per aiutare le imprese e i cittadini a fronteggiare i rincari in Italia abbiamo speso circa il 3,5 per cento del nostro prodotto interno lordo»

Qui il presidente del Consiglio ha semplificato un po’ troppo. La percentuale indicata è corretta se si guarda alle risorse stanziate dal governo, ma non ancora del tutto spese, per far fronte ai rincari energetici e aiutare le famiglie e le imprese. La percentuale del «3,5 per cento» considera però anche i circa 14 miliardi di euro previsti dal decreto “Aiuti ter”, che però deve ancora iniziare il suo esame in Parlamento per essere convertito in legge. Al momento, non conteggiando questo provvedimento, le risorse stanziate dal governo Draghi sono state pari al 2,9 per cento del Pil.

La riapertura delle centrali a carbone

«La riduzione delle forniture di gas ha obbligato alcuni Paesi a riaprire le proprie centrali a carbone o a rimandarne la chiusura» 

È vero: vari Paesi europei, come Germania, Austria e Paesi Bassi, solo per citarne alcuni, negli scorsi mesi hanno riattivato o rallentato la chiusura delle centrali a carbone per far fronte a eventuali riduzioni nelle forniture di gas. Anche l’Italia sta seguendo questa strada.

I vaccini donati ai Paesi più poveri

«Il meccanismo Covax ha distribuito finora oltre 1,4 miliardi di dosi di vaccino contro il Covid-19 ai Paesi più poveri del mondo» 

In questo caso Draghi è stato impreciso. Covax è un’iniziativa lanciata nel 2021, di cui fanno parte anche le Nazioni unite, che ha l’obiettivo di distribuire dosi di vaccino contro la Covid-19 a Paesi a basso reddito, donate da Paesi con redditi più alti o vendute a prezzo calmierato.

Secondo i dati più aggiornati raccolti da Our world in data, un progetto dell’Università di Oxford, al 22 settembre erano oltre 1,4 miliardi le dosi di vaccino donate dai Paesi che partecipano all’iniziativa, ma non tutte erano state distribuite, come lasciato intendere da Draghi. Le dosi effettivamente spedite ai Paesi a basso reddito erano invece 880 milioni.

Il G20 e l’ambiente

«Per la prima volta, tutti gli Stati membri del G20 si sono impegnati a cercare di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali e hanno accettato le basi scientifiche di questo obiettivo» 

Il riferimento di Draghi è all’incontro tenutosi a Roma a ottobre 2021 tra i membri del G20, l’organizzazione internazionale che raggruppa i principali Paesi industrializzati del mondo. È vero che nella dichiarazione finale di quell’incontro tutti i Paesi del G20 riconoscevano la necessità di mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi, ma, come avevano fatto notare in molti, questo impegno non aveva vincoli temporali.
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