L’euro digitale potrebbe cambiare il modo in cui paghiamo

Il Parlamento europeo ha avviato i negoziati per una moneta elettronica, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai circuiti bancari statunitensi
ANSA
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Il 9 luglio il Parlamento europeo ha approvato le linee guida per negoziare l’introduzione dell’euro digitale. Il Parlamento ha comunicato che «a breve» partirà un primo round di negoziazioni con il Consiglio. Si tratta di un progetto cui la Banca centrale europea (BCE) sta lavorando almeno dal 2020 e che dovrebbe fornire ai cittadini europei la possibilità di pagare digitalmente senza dover passare attraverso un intermediario esterno per ogni transazione. È un tema diventato sempre più discusso negli ultimi anni, sia perché le transazioni cashless, ossia senza contanti, sono sempre più diffuse, sia perché il sistema attuale costringe i consumatori ad affidarsi a circuiti di pagamento privati, come Mastercard o Visa. Questi circuiti, peraltro, sono quasi sempre di proprietà statunitense, costringendo l’Unione europea a essere dipendente dall’estero per un servizio essenziale.

Il percorso per introdurre definitivamente l’euro digitale è ancora lungo, con la BCE che spera di emettere i primi euro digitali nel 2029. Questi negoziati, però, potrebbero essere un primo passo importante verso maggiore indipendenza strategica e più diritti per i consumatori. Dal momento che le transazioni cashless esistono da anni, per molti non è ancora chiaro in cosa consisterebbero le novità portate dall’euro digitale. Proviamo a capirlo.

Euro digitale, moneta legale e moneta bancaria

Non abbiamo ancora i dettagli definitivi, che dovranno essere discussi nei negoziati tra Parlamento e Consiglio, ma esiste già un’architettura di base su come dovrebbe essere l’euro digitale. Secondo la BCE sarebbe «una forma digitale di contante, che consentirebbe ai consumatori di accedere alla moneta di banca centrale in forma digitale». Questa moneta dovrà essere accettata da tutti gli esercenti salvo casi particolari, come lavoratori autonomi o microimprese. Inoltre, il Parlamento UE sosterrà nei negoziati che i servizi essenziali legati all’utilizzo dell’euro digitale, come l’apertura di un conto o i pagamenti, non dovranno avere costi per il consumatore. La vera novità sarebbe che l’euro digitale avrebbe valore legale, proprio come monete e banconote.

Al momento, l’unica moneta legale è il contante, la cui quantità in circolazione viene stabilita dalla Banca centrale europea, che si occupa anche della sua gestione e distribuzione. Il termine “moneta legale” indica le sole banconote e monete metalliche, che sono l’unico mezzo di pagamento che ha sempre valore legale e deve sempre essere accettato da qualsiasi esercente all’interno dell’Eurozona. Esistono comunque dei limiti, come il tetto al valore delle transazioni in contanti, che in Italia è fissato a 5 mila euro.

Le transazioni in contanti, però, possono portare a costi e complessità, come il trasferimento del denaro stesso. Per questo è nata la moneta bancaria, che viene gestita dagli istituti finanziari e dai circuiti di pagamento. Il sistema finanziario si occupa, tra le altre cose, di servizi che permettono di ridurre i costi di transazione legati al contante, per esempio attraverso il conto corrente, dove conservare al sicuro il proprio denaro, o le carte di pagamento, che permettono di spendere senza dover ritirare allo sportello. L’euro digitale vorrebbe sostituire almeno in parte questi servizi, al momento affidati a privati, e renderli disponibili gratuitamente per qualsiasi cittadino, senza doversi rivolgere a un intermediario che fornisca un conto corrente o una carta. Questo nuovo strumento dovrebbe funzionare come un wallet (portafoglio) digitale, ricaricabile attraverso i contanti, un conto bancario collegato, o con transazioni da altri wallet. Rimarrebbe dunque la presenza di un intermediario per l’apertura e la gestione di alcuni aspetti del conto, come la ricarica in contanti in banca o all’ufficio postale, ma si eliminerebbe la dipendenza da un circuito esterno per ogni singola transazione.

Offrire un’alternativa legale e regolamentata alla moneta bancaria rappresenterebbe un vantaggio per i consumatori, che avrebbero più opzioni per i pagamenti digitali, compresa una pubblica e gratuita. Un maggiore utilizzo di forme alternative andrebbe però a indebolire le banche, i cui ricavi sarebbero ridotti a causa della minore domanda per i loro servizi. Per questo motivo, la moneta digitale dell’Unione europea avrà probabilmente delle limitazioni. «Per proteggere il sistema finanziario», ha dichiarato il Parlamento UE nei suoi punti chiave sulla negoziazione, «verrebbe imposto un limite massimo alla quantità di euro digitali che ogni individuo potrebbe detenere». Questo permetterebbe alle banche di conservare una parte consistente del denaro raccolto e gestito, senza un effetto di “corsa agli sportelli” che potrebbe far collassare il sistema. Inoltre, la BCE ricorda che «come per il contante che abbiamo in tasca, non sarebbero corrisposti interessi sulle disponibilità in euro digitali», un fattore che continuerebbe a rendere appetibili i conti bancari, che spesso offrono un interesse, ossia un rendimento, sul denaro depositato.

Euro digitale e sovranità informatica

Nella maggior parte dei casi, le transazioni con carta o altri strumenti alternativi ai contanti sono gestiti da un’azienda privata, che quindi ottiene dei profitti dal sistema dei pagamenti. In molti casi, le aziende che gestiscono i circuiti finanziari – come Visa, Mastercard o PayPal – non si trovano in Unione europea, ma negli Stati Uniti. L’indebolimento delle relazioni tra UE e Stati Uniti ha aumentato il rischio strategico legato a questa dipendenza. L’Unione europea si trova infatti dipendente da un Paese straniero per la fornitura di un servizio fondamentale come la gestione dei pagamenti cashless.

L’adozione di una moneta digitale legale nell’Eurozona ha quindi soprattutto l’obiettivo di garantire maggiore indipendenza e autonomia anche in situazioni di crisi e di interruzione delle relazioni diplomatiche e commerciali tra Unione europea e Stati Uniti. Questa novità avrà un effetto sui consumatori e sugli esercenti, con un possibile miglioramento nel costo e nella qualità dei servizi di pagamento, ma servirà soprattutto a migliorare l’autonomia strategica europea.

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