Quanto vale lo sport in Italia

Fare attività fisica è sempre più comune tra gli italiani e cresce il peso economico del settore, sebbene sia trainato da investimenti privati
La saltatrice in lungo Larissa Iapichino festeggia la medaglia d’oro conquistata agli Europei di atletica di Birmingham 2026 / Fonte: ANSA
La saltatrice in lungo Larissa Iapichino festeggia la medaglia d’oro conquistata agli Europei di atletica di Birmingham 2026 / Fonte: ANSA
I recenti successi degli atleti italiani nell’atletica e nel nuoto hanno riportato l’importanza dello sport al centro del dibattito pubblico del nostro Paese. I grandi eventi, dalle Olimpiadi ai Mondiali di calcio fino, come nel caso più recente, agli Europei delle singole discipline diventano spesso un’occasione per i politici di celebrare i risultati delle atlete e degli atleti italiani e rivendicare l’attenzione dedicata allo sport. Il 18 agosto, in un’intervista con Il Messaggero, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha collegato i successi sportivi alla promozione dell’Italia all’estero: «la politica estera si fa anche con quello che fanno i nostri italiani», ha detto, sostenendo che raggiungere ottimi risultati nello sport sia «un incredibile traino».

Lo sport, però, non è fatto solo di grandi eventi e sta diventando sempre più centrale nella vita degli italiani, dato che il numero di persone fisicamente attive è in crescita e quello dei sedentari è ai minimi storici. A questa crescita della pratica si è accompagnato anche un aumento del peso dell’economia dello sport, che oggi genera circa l’1,5 per cento del PIL. Al di là del dato positivo, il movimento sportivo italiano cresce soprattutto grazie all’iniziativa privata, mentre gli investimenti pubblici sono carenti e ciò si nota per esempio dal mancato rinnovo degli impianti.

Quanto sport fanno gli italiani

Uno dei documenti più completi per una panoramica sulle attività sportive in Italia è il Rapporto Sport, realizzato dall’Istituto per il credito sportivo e culturale (ICSC) e commissionato dal Ministero dello Sport. L’ultima edizione disponibile è quella del 2025 e mostra una crescita della pratica sportiva e dell’attività fisica: nel 2024, il numero di italiani attivi è stato pari a 38 milioni, con ben due italiani su tre che «inseriscono nella loro agenda settimanale l’appuntamento con lo sport o con l’attività fisica». Il 28,6 per cento della popolazione (16,4 milioni di persone) pratica sport in maniera continuativa, mentre solo il 33,2 per cento della popolazione conduce uno stile di vita sedentario, valore al minimo storico. Come si vede dal grafico seguente, la quota di persone che fanno regolarmente sport è in crescita da un decennio e, dopo il calo del 2021, ha accelerato dopo la pandemia.
La crescita della domanda è stata accompagnata anche da un cambio nelle preferenze. Secondo Istat, nel 2024 un terzo della popolazione con più di tre anni ha praticato «ginnastica, aerobica, fitness a cultura fisica», ossia diverse discipline ginnastiche e, soprattutto, le “palestre” nel senso comune del termine. È una delle crescite più importanti negli ultimi due decenni: nel 2006, questa categoria era già in testa, ma coinvolgeva “solo” il 25 per cento della popolazione. Calcio e sport acquatici hanno perso terreno, mentre sono cresciuti atletica e sport con racchetta, inclusi tennis e padel, così come pallavolo e pallacanestro. Questi dati potrebbero in parte essere il risultato dei successi italiani in alcune di queste discipline, oltre alla diffusione di una cultura sportiva meno concentrata sul calcio rispetto a un tempo.

Quanto valore economico genera lo sport

La crescita dei praticanti è andata di pari passo con quella del valore economico dell’attività sportiva. 

Secondo il Rapporto Sport, nel 2023 il valore aggiunto generato dal settore era pari a 32 miliardi, l’1,5 per cento del PIL. Il dato era salito fino a 24,5 miliardi nel 2019, ma dopo il crollo dovuto alla pandemia era riuscito a tornare a quei valori solo nel 2022. La crescita del 30 per cento in un anno nel 2023, seppur ancora in parte legata alle riaperture post pandemiche, è comunque significativa. Si tratta di un dato affidabile, basato su criteri di calcolo condivisi a livello internazionale. La stime comprende il valore generato dalle attività sportive in senso stretto, come la gestione impianti o delle palestre; il valore dell’indotto per le attività connesse, come la produzione e la vendita di materiale sportivo; e le attività connesse in senso lato, come i ricavi da media, scommesse e indotto turistico legato agli eventi sportivi. 

A differenza di quanto si potrebbe immaginare, quest’ultimo aspetto non è il più rilevante. Lo sport genera infatti valore soprattutto dalle attività strettamente connesse, tra cui la manifattura e la vendita di articoli sportivi, un settore che garantisce spesso posti di lavoro a media e alta qualifica. Il 17 per cento del valore aggiunto arriva dalle attività sportive in senso stretto, il 46 per cento da quelle connesse e il 37 per cento da media, scommesse e indotto turistico.
La presenza dello sport nella nostra economia ha un impatto sull’occupazione: 420 mila persone lavorano in questo settore, soprattutto nelle attività strettamente connesse (220 mila occupati circa).

I ritardi infrastrutturali

Nonostante la crescita dell’economia dello sport, il rapporto mette in luce numerose criticità, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale. 

L’Italia ha infatti conosciuto un periodo di grande rinnovamento degli impianti sportivi negli anni Settanta e Ottanta, ma da quel momento gli investimenti si sono sostanzialmente fermati. «Oltre il 40 per cento degli impianti attualmente censiti è stato realizzato negli anni Settanta e Ottanta», si ricorda nel report, e «questo dato evidenzia la necessità di interventi strutturali di ammodernamento, riqualificazione e rigenerazione dell’esistente».

Il movimento sportivo cresce, ma lo fa anche e soprattutto per l’intervento dell’iniziativa privata. La carenza di investimenti pubblici si nota dal mancato rinnovo degli impianti, soprattutto quelli di grandi dimensioni. Proprio nel campo delle grandi opere, il nostro Paese si è distinto per non rendere la vita semplice alle società sportive che intendono investire negli impianti. Solo sette società calcistiche tra Serie A e Serie B, per esempio, hanno uno stadio di proprietà, mentre i tentativi di nuove costruzioni sono spesso ostacolati da procedure e opposizioni locali.

Il Rapporto Sport 2025 guarda infine alle trasformazioni del mercato e al modo in cui stanno cambiando gli impianti sportivi. Nell’introduzione al report, per esempio, si parla di come «la crescita del mercato degli eventi sportivi e del live entertainment, unitamente alla trasformazione digitale, stiano ridefinendo i processi di valorizzazione, gestione e fruizione degli impianti, che evolvono sempre più verso modelli polifunzionali e integrati». Per farlo, però, dovrà migliorare la qualità degli impianti e favorire gli investimenti da parte delle imprese sportive.

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