No, la giudice che ha firmato la sentenza sul caso Sea Watch non ha scritto un libro per il No al referendum

Fratelli d’Italia ha attribuito al presidente del Tribunale di Palermo la firma della decisione sul risarcimento alla ONG, che però è stata presa da un’altra magistrata
Pagella Politica
Il 20 febbraio Fratelli d’Italia ha accusato in due post pubblicati sui social network il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini di non essere imparziale e di fare campagna per il No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Secondo il partito, questa presunta mancanza di terzietà sarebbe dimostrata dal fatto che Morosini avrebbe firmato la sentenza che ha imposto allo Stato di risarcire la ONG Sea Watch per il caso della nave bloccata in porto nel 2019, e di aver scritto un libro contro la riforma della giustizia. 

In un primo post si legge: «La stessa penna che ha firmato la sentenza che condanna lo Stato a risarcire la ONG pro-migranti, ha scritto un libro contro la separazione delle carriere». In un secondo messaggio il partito ha aggiunto: «Il giudice che ha condannato lo Stato a risarcire la Sea Watch attacca il governo Meloni e gira nei salotti TV della sinistra per fare campagna per il No. Altro che terzietà, è uso politico della toga».

Abbiamo verificato queste accuse: l’attribuzione della sentenza a Morosini è infondata e il collegamento tra quella decisione e una sua presunta mancanza di imparzialità non trova riscontro nei fatti.

La sentenza di risarcimento

La sentenza a cui fa riferimento Fratelli d’Italia è stata firmata lo scorso 11 febbraio non da Morosini, ma da Maura Cannella, magistrata della Sezione III civile del Tribunale di Palermo. La decisione riguarda il fermo della nave Sea Watch 3 nel 2019: secondo la giudice, dopo il ricorso presentato dalla ONG, lo Stato non ha rispettato i tempi previsti per rispondere e la nave avrebbe dovuto essere liberata prima. Invece è rimasta bloccata per circa due mesi in più. Per questo il giudice ha stabilito che lo Stato deve risarcire alla ONG circa 76 mila euro, cioè le spese documentate sostenute in quel periodo, oltre alle spese legali. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha già annunciato che lo Stato farà ricorso in appello contro questa decisione. 

Il 19 febbraio, ospite a Otto e mezzo su La7, Morosini ha difeso la collega che ha firmato la sentenza. Durante la trasmissione ha spiegato che si tratta di «un provvedimento che non ha nulla a che vedere con le politiche migratorie, con gli interventi in materia di sicurezza, e neppure con la vicenda dello “speronamento” della motovedetta della Guardia di finanza». Secondo Morosini, la decisione riguarda esclusivamente il rispetto delle regole e dei tempi previsti dalla legge da parte dell’amministrazione. Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, ha ricordato che le decisioni dei giudici «sono sempre criticabili», e che si può fare ricorso. 

«Mi sembra che dare l’etichetta di politicizzato, o commentare in questo modo, non aiuti un dibattito costruttivo sulle riforme, di cui in questo momento c’è grande bisogno nel Paese, perché molti cittadini sono disorientati e vogliono capire su cosa devono votare», ha aggiunto Morosini.

Il libro incriminato

Per quanto riguarda l’accusa di parzialità di Morosini, è vero che il magistrato ha scritto un libro insieme alla giornalista Antonella Mascali, intitolato Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia, pubblicato a gennaio da PaperFirst, la casa editrice del Fatto Quotidiano. Nel volume i due autori criticano la riforma che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e ne contestano le motivazioni. È legittimo che questa scelta venga discussa e criticata sul piano pubblico, soprattutto in un momento in cui è in corso un referendum su quel tema. Allo stesso tempo, però, questa presa di posizione non dimostra di per sé un coinvolgimento diretto nella sentenza sul caso Sea Watch, che come visto è stata firmata da un’altra magistrata.

Se si seguisse la stessa logica usata nei post di Fratelli d’Italia, si potrebbe arrivare a conclusioni opposte e altrettanto infondate. Morosini è presidente del Tribunale di Palermo da maggio 2023 e, durante il suo mandato, la Sezione penale del Tribunale ha assolto il leader della Lega Matteo Salvini nel processo Open Arms, nonostante la Procura avesse chiesto una condanna. Con lo stesso ragionamento, allora, si dovrebbe sostenere che Morosini sarebbe “vicino” alle politiche migratorie della Lega, solo perché un collegio penale del Tribunale ha emesso una sentenza favorevole al leader leghista. È un salto logico scorretto: un presidente di Tribunale non firma le sentenze e non ne determina l’esito, e attribuirgli l’orientamento politico di decisioni prese da altri magistrati porta a deduzioni arbitrarie.

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