Nella tarda mattinata di venerdì 24 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge sul tema dei rimpatri volontari di persone immigrate. Poco prima, la Camera aveva convertito in legge definitivamente il decreto “Sicurezza”, contenente una serie di norme sull’ordine pubblico e l’immigrazione.
Il nuovo decreto-legge sui rimpatri varato dal governo serve a correggere una norma inserita nel decreto “Sicurezza”, facendo in modo che non entri in vigore nella versione prevista da quest’ultimo. Si tratta della norma che prevede un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario, e che ha suscitato molte polemiche in questi giorni. In pratica, l’articolo 30-bis del decreto “Sicurezza” prevede un compenso per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario. In caso di approvazione della domanda, infatti, al rappresentante legale del migrante verranno riconosciuti 615 euro di “bonus”, una somma pari al contributo economico per le prime esigenze che viene elargito a ogni persona migrante che sceglie di aderire ai programmi di rimpatrio volontario assistito. Questa norma, inserita con un emendamento al Senato, è stata però criticata da varie parti, perché giudicata a rischio di incostituzionalità, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha quindi invitato il governo a modificarla, altrimenti non avrebbe firmato la conversione in legge del decreto “Sicurezza”. Il governo dal canto suo ha deciso di adottare una strategia particolare: far convertire in legge il decreto “Sicurezza” senza modifiche, modificandolo subito dopo la conversione in legge con un altro decreto-legge. In questo modo, Mattarella ha ricevuto nello stesso momento la legge di conversione del decreto “Sicurezza” e il decreto-legge che lo corregge, per non far entrare in vigore la norma sugli avvocati così com’era stata pensata in origine.
Il nuovo decreto-legge sui rimpatri varato dal governo serve a correggere una norma inserita nel decreto “Sicurezza”, facendo in modo che non entri in vigore nella versione prevista da quest’ultimo. Si tratta della norma che prevede un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario, e che ha suscitato molte polemiche in questi giorni. In pratica, l’articolo 30-bis del decreto “Sicurezza” prevede un compenso per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario. In caso di approvazione della domanda, infatti, al rappresentante legale del migrante verranno riconosciuti 615 euro di “bonus”, una somma pari al contributo economico per le prime esigenze che viene elargito a ogni persona migrante che sceglie di aderire ai programmi di rimpatrio volontario assistito. Questa norma, inserita con un emendamento al Senato, è stata però criticata da varie parti, perché giudicata a rischio di incostituzionalità, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha quindi invitato il governo a modificarla, altrimenti non avrebbe firmato la conversione in legge del decreto “Sicurezza”. Il governo dal canto suo ha deciso di adottare una strategia particolare: far convertire in legge il decreto “Sicurezza” senza modifiche, modificandolo subito dopo la conversione in legge con un altro decreto-legge. In questo modo, Mattarella ha ricevuto nello stesso momento la legge di conversione del decreto “Sicurezza” e il decreto-legge che lo corregge, per non far entrare in vigore la norma sugli avvocati così com’era stata pensata in origine.