Gli italiani usano Internet solo per messaggiare

I nuovi dati sulla digitalizzazione mostrano un Paese ancora restio a usare strumenti digitali per accedere ai servizi pubblici o anche solo per fare acquisti
AFP
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La digitalizzazione è considerata uno dei passaggi più importanti per riformare e rilanciare il Paese. Negli ultimi anni, molti governi hanno investito sull’adozione di strumenti digitali. Le novità hanno riguardato sia i consumatori, come nel caso dello SPID, sia le imprese, per esempio attraverso la fatturazione elettronica. Nonostante i passi avanti, l’Italia continua a occupare posizioni molto basse nelle statistiche europee sulla digitalizzazione.

Secondo i nuovi dati pubblicati lo scorso 23 aprile da Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, siamo penultimi in Europa per utilizzo dell’intelligenza artificiale e solo l’8,9 per cento degli occupati utilizza l’AI al lavoro. Il ritardo, però, non riguarda solo le ultime novità in campo tecnologico, ma l’adozione del digitale in generale. Solo il 54,3 per cento degli italiani ha competenze digitali di base o superiori, contro una media europea del 60,4 per cento.

I problemi delle aziende

La dimensione ridotta delle aziende italiane e la presenza di un management piuttosto avanzato dal punto di vista anagrafico rischiano di rappresentare un ulteriore freno all’innovazione in campo digitale. 

Secondo i dati di UnionCamere diffusi lo scorso 26 aprile da Il Sole 24 Ore, le società italiane sono gestite soprattutto da uomini di una certa età: solo un terzo dei manager in Italia ha meno di 50 anni (e meno del 30 per cento è una donna). Per investire sul digitale, è necessario avere consapevolezza degli strumenti che si potrebbero introdurre e del loro potenziale impatto. Una forza lavoro più anziana rischia di essere meno ricettiva da questo punto di vista.
Anche il fatto che ci siano molte imprese di piccole dimensioni può essere un problema: il 95 per cento delle aziende in Italia ha meno di 9 dipendenti, un dato in linea con la media europea, ma più alto di quello della Germania (85 per cento), un Paese con una potenza industriale paragonabile alla nostra. Come raccontato in altri approfondimenti, maggiore è il numero di dipendenti, maggiori sono di solito le posizioni che richiedono alte competenze e una certa capacità innovativa, incluse quelle a elevato livello di digitalizzazione. Tra management anziano e imprese poco innovative, il ritardo italiano nella digitalizzazione sembra inevitabile.

Dal telefono allo smartphone

In ogni caso, l’età non è l’unico fattore da tenere in considerazione, visto che pure le fasce più giovani della popolazione gli italiani hanno competenze digitali inferiori alla media europea: gli italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno conoscenze digitali di base o superiori sono il 69 per cento del totale, contro il 75 per cento della media europea.
I dati sulla digitalizzazione in Europa mostrano un Paese che utilizza ancora poco gli strumenti tecnologici e, se lo fa, spesso non sfrutta al massimo il loro potenziale, in tutte le fasce d’età.

Il primo motivo per cui gli italiani utilizzano Internet sono le interazioni sociali: il 93,3 per cento ha usato servizi di messaggistica online negli ultime tre mesi, l’84,2 per cento ha utilizzato Internet per fare chiamate o videochiamate e l’83,7 per cento ha mandato o ricevuto email. In pratica, continuiamo a utilizzare lo smartphone soprattutto come sostituto del telefono, del fax o della posta, spesso ignorando altre funzioni, come la ricerca di informazioni e gli acquisti. Anche l’uso dei social network è piuttosto diffuso, ma molto meno che negli altri Paesi: 62,4 per cento contro il 71,7 per cento della media europea.

Poca informazione online

Le abitudini online si concentrano invece meno sul consumo, di qualsiasi tipo. 

Solo il 66,4 per cento di chi naviga in rete in Italia utilizza Internet per cercare informazioni su beni e servizi, ma questo scarso interesse non si limita solo ai prodotti commerciali. L’Italia è penultima in Europa anche per percentuale di popolazione che utilizza Internet per leggere notizie e giornali online. Il mancato accesso a queste nuove fonti di informazione rischia di escludere una fetta di popolazione da un mezzo sempre più importante nel dibattito pubblico. Le uniche informazioni a essere cercate online dagli italiani in modo maggiore rispetto alla media europea sono quelle relative alla salute, che però è anche uno dei settori più esposti alla disinformazione su Internet.

Infine, gli italiani si dimostrano poco disposti a svolgere operazioni amministrative e quotidiane online. Solo il 35,3 per cento degli utenti utilizza infatti servizi pubblici online, come l’acquisizione di documenti o la prenotazione di appuntamenti. La media europea è al 46,8 per cento. La diffidenza verso gli strumenti digitali si registra anche nel privato: la percentuale di utenti che utilizza l’home banking è al 62,4 per cento, contro il 74,3 per cento dell’Unione europea.

Un rischio per l’economia

La scarsa digitalizzazione dei consumatori italiani non è una buona notizia per il potenziale di crescita dell’economia. L’utilizzo delle nuove tecnologie può migliorare in modo rilevante l’efficienza dei servizi e l’esperienza del consumatore, ma offre pure occasioni dal lato dell’offerta. Chiunque decida di aprire un’azienda o lanciare un prodotto digitale in Italia si trova di fronte un mercato meno sviluppato e preparato a ricevere qualsiasi novità in campo tecnologico. Questo ambiente può rappresentare un’opportunità, data la minore concorrenza di altri servizi digitali, ma è anche un ostacolo, dato che la base clienti di partenza è ridotta.

La strada verso la digitalizzazione dell’economia è ancora lunga, ma negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti. Nel 2021, la percentuale di popolazione con competenze digitali di base o superiori era pari al 45,6 per cento, mentre nel 2025 è salita al 54,3 per cento. Un netto miglioramento, anche se il dato è ancora lontano da quello di Spagna (66,5 per cento), Francia (65,7 per cento) e Germania (59,6 per cento).

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