Che cosa succede quando un parlamentare apre ChatGPT

Tra entusiasmo e diffidenza, deputati e senatori usano l’intelligenza artificiale per cercare dati, scrivere discorsi e testi per i social e mettere in ordine le idee
ANSA/ GIUSEPPE LAMI
ANSA/ GIUSEPPE LAMI
«Ora chiediamo all’intelligenza artificiale chi è il politico più affidabile, vediamo che succede». Alla domanda su come usa l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, Stefano Candiani, parlamentare della Lega dal 2013, risponde con una battuta. «La uso poco, consulto soprattutto l’assistente vocale del telefono per ricerche veloci, per avere informazioni rapide, ma mi limito a questo. Non gli chiedo di prepararmi testi o discorsi, preferisco farlo da solo», racconta il deputato, che in passato è stato sottosegretario al Ministero dell’Interno nel primo governo Conte. Poi mostra il telefono, prima di rimetterlo in tasca sorridendo: «Ecco, vedi, l’assistente vocale mi dice che tra i politici più affidabili c’è Giorgia Meloni, e sono d’accordo, poi mi dice Giuseppe Conte, e qui sono meno d’accordo. L’intelligenza artificiale va usata con cautela».

Al di là dell’ironia, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro parlamentare, e tra deputati e senatori gli atteggiamenti sono diversi. C’è chi, come Candiani, la utilizza solo per ricerche rapide, chi dice di non usarla affatto, chi invece la considera uno strumento utile anche per l’attività politica quotidiana. Intanto sia le istituzioni parlamentari sia alcuni partiti hanno avviato iniziative e sperimentazioni per integrare questi strumenti nel lavoro interno.

Dai social ai discorsi in aula

Tra i parlamentari che dichiarano di farne un uso frequente c’è la deputata di Azione Giulia Pastorella. «Io e miei collaboratori la utilizziamo spesso per i social network. L’intelligenza artificiale è uno strumento molto utile per noi per il copywriting, cioè per scrivere testi efficaci da affiancare alle grafiche e agli altri contenuti che pubblichiamo sulle mie pagine», ha raccontato a Pagella Politica

Un uso simile lo descrive il deputato della Lega Giulio Centemero, che in Parlamento si occupa spesso di tecnologia e innovazione: «Non credo ci sia nulla di cui vergognarsi. L’intelligenza artificiale è una risorsa e se usata con consapevolezza può essere utile anche per noi parlamentari. Io la uso per elaborare i testi da utilizzare sui social, e mi trovo bene».

Nella stessa Lega, però, c’è chi ne fa un uso più ampio rispetto alla sola comunicazione online. «Io la uso anche per mettere in ordine le idee su un argomento di dibattito pubblico, se mi serve per esempio elaborare il testo per una dichiarazione. Sottopongono all’intelligenza artificiale una questione di cui si discute, poi le do alcuni miei pensieri sul tema e le chiedo di crearmi una dichiarazione politica, che poi ovviamente ricontrollo e verifico prima di utilizzare», ha raccontato il deputato Andrea Barabotti.

L’intelligenza artificiale viene usata anche nella preparazione degli interventi in aula. Il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto afferma di ricorrervi con regolarità: «Io e miei collaboratori diamo all’intelligenza artificiale gli spunti e i concetti principali del discorso da fare in aula, poi otteniamo il testo e infine correggiamo la forma, per dare un tono più personale, più legato al mio stile. Difficilmente l’intelligenza artificiale riesce a dare il taglio giusto dal punto di vista dello stile».

Un caso diverso è quello del senatore di Azione Marco Lombardo, che a maggio 2023 ha pronunciato in aula, durante le dichiarazioni di voto su un accordo tra Italia e Svizzera per i lavoratori transfrontalieri, un intervento scritto integralmente da un software di intelligenza artificiale. Al termine del discorso ha rivelato di non aver apportato modifiche al testo. «Quanti di noi sono in grado di distinguere un testo prodotto dall’intelligenza umana e un flusso di pensieri prodotto da un algoritmo di intelligenza artificiale?», si era chiesto. «Questo intervento vuole essere una provocazione per aprire un dibattito pubblico serio in Italia al di là delle mode del momento per analizzare le implicazioni etiche, economiche e sociali dell’utilizzo degli algoritmi di intelligenza artificiale».
Oggi Lombardo ribadisce quella posizione. «Mi sento di dire che il ragionamento che ho fatto allora vale anche adesso», ha dichiarato a Pagella Politica. «Il mio non era un discorso critico nei confronti di questa tecnologia, anzi. Io sono favorevolissimo all’uso dell’intelligenza artificiale da parte nostra, la uso frequentemente e vorrei un ragionamento serio sul suo utilizzo. Invece mi sembra che siamo ancora qui a dividerci tra chi la demonizza e chi la esalta in maniera acritica. L’intelligenza artificiale è una risorsa e dobbiamo saperla governare, ossia educare le persone a come utilizzarla nel modo più corretto e consapevole».

I diffidenti

Non tutti condividono questo approccio: alcuni parlamentari, infatti, dichiarano di limitare il ricorso all’intelligenza artificiale o di evitarlo del tutto.

«Io sinceramente cerco di usarla meno possibile, la uso quasi esclusivamente solo per cercare dati e statistiche su determinati argomenti. Per i discorsi non la uso per niente, perché a me piace andare a braccio», ha detto a Pagella Politica il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. Fratoianni racconta anche un episodio che lo ha colpito: «All’inizio, quando si stavano diffondendo i primi sistemi di intelligenza artificiale, ho provato a chiedere a un algoritmo di scrivere un discorso sul mio stile ed è riuscito a farlo in modo impressionante. Ne sono rimasto sorpreso e allo stesso tempo un po’ preoccupato sulle possibile derive che potrebbe prendere l’uso dell’intelligenza artificiale».

Una posizione simile è quella della deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa. «Uso raramente i sistemi di intelligenza artificiale, al massimo per aiutarmi a riassumere o tenere un discorso che devo fare in aula entro i tempi previsti», ha spiegato. In aula i tempi degli interventi sono stabiliti in anticipo e, come osserva la deputata, non è sempre semplice condensare tutti i contenuti in pochi minuti.

Secondo Paolo Emilio Russo, deputato di Forza Italia, le potenzialità dell’intelligenza artificiale sono rilevanti, ma il suo utilizzo dipende anche dal percorso professionale di ciascun parlamentare. «A mio parere dipende soprattutto dalla formazione dello stesso parlamentare. Io sono un giornalista, e trovo tutto sommato semplice scrivere un discorso per l’aula, le commissioni o per altre occasioni. Altri colleghi magari vengono da percorsi e lavori diversi prima di diventare parlamentari, e utilizzano di più l’intelligenza artificiale, come supporto al loro lavoro», ha detto.

Per Lombardo, in ogni caso, l’eventuale ricorso a questi strumenti non dovrebbe suscitare scandalo: «Anni fa i parlamentari magari cercavano semplicemente su internet le informazioni che gli servivano. Ora lo fanno con l’intelligenza artificiale. Ma non vedo il problema, se questo può dare una mano a svolgere un lavoro migliore e informato».

Corsi ed esperimenti

L’uso dell’intelligenza artificiale non riguarda solo le scelte individuali dei parlamentari. Anche la Camera dei deputati ha avviato iniziative specifiche.

A luglio 2025 sono stati presentati tre sistemi collegati ai lavori parlamentari, denominati “MSE”, “NORMA” e “DEPUCHAT”. I primi due, già operativi, sono pensati per assistere i deputati nella preparazione degli emendamenti alle proposte di legge e per fornire informazioni sulla produzione legislativa. “DEPUCHAT”, ancora in fase di attivazione, sarà invece un chatbot rivolto ai cittadini: consentirà di consultare le schede personali dei parlamentari pubblicate sul sito della Camera e di ottenere risposte sulle attività di ciascuno.

Parallelamente sono stati organizzati corsi di formazione. Secondo quanto risulta a Pagella Politica, nei mesi scorsi si è tenuto un ciclo di lezioni sull’uso dell’intelligenza artificiale a cura di Mario Pireddu, professore all’Università degli Studi della Tuscia e alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il corso era rivolto ai collaboratori dei deputati e ai dipendenti dei gruppi parlamentari. Per partecipare era necessario rispondere all’invito ricevuto via e-mail dalla Camera, indicando il deputato o il gruppo con cui si collabora.

Anche alcuni partiti stanno sviluppando strumenti interni. Secondo Il Messaggero, i gruppi di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato stanno lavorando a un sistema di intelligenza artificiale destinato ai propri parlamentari. Il nome non è stato ancora reso pubblico. Il progetto prevede una banca dati che raccolga e sintetizzi le posizioni del partito guidato da Giorgia Meloni, in modo da consentire ai singoli deputati di consultarla per preparare interviste o dichiarazioni e verificare la linea politica su specifici temi.

Non votare al buio. Leggi la guida al referendum.

Spiega in modo chiaro che cosa cambia con la riforma della giustizia e quali sono le ragioni del Sì e del No.

Con la membership riceverai anche una newsletter quotidiana e l’accesso a contenuti esclusivi.
LEGGI LA GUIDA
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli