«Ora chiediamo all’intelligenza artificiale chi è il politico più affidabile, vediamo che succede». Alla domanda su come usa l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, Stefano Candiani, parlamentare della Lega dal 2013, risponde con una battuta. «La uso poco, consulto soprattutto l’assistente vocale del telefono per ricerche veloci, per avere informazioni rapide, ma mi limito a questo. Non gli chiedo di prepararmi testi o discorsi, preferisco farlo da solo», racconta il deputato, che in passato è stato sottosegretario al Ministero dell’Interno nel primo governo Conte. Poi mostra il telefono, prima di rimetterlo in tasca sorridendo: «Ecco, vedi, l’assistente vocale mi dice che tra i politici più affidabili c’è Giorgia Meloni, e sono d’accordo, poi mi dice Giuseppe Conte, e qui sono meno d’accordo. L’intelligenza artificiale va usata con cautela».
Al di là dell’ironia, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro parlamentare, e tra deputati e senatori gli atteggiamenti sono diversi. C’è chi, come Candiani, la utilizza solo per ricerche rapide, chi dice di non usarla affatto, chi invece la considera uno strumento utile anche per l’attività politica quotidiana. Intanto sia le istituzioni parlamentari sia alcuni partiti hanno avviato iniziative e sperimentazioni per integrare questi strumenti nel lavoro interno.
Al di là dell’ironia, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro parlamentare, e tra deputati e senatori gli atteggiamenti sono diversi. C’è chi, come Candiani, la utilizza solo per ricerche rapide, chi dice di non usarla affatto, chi invece la considera uno strumento utile anche per l’attività politica quotidiana. Intanto sia le istituzioni parlamentari sia alcuni partiti hanno avviato iniziative e sperimentazioni per integrare questi strumenti nel lavoro interno.