Nella tarda mattinata di giovedì 15 gennaio la raccolta firme popolare per chiedere l’indizione di un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia ha superato le 500 mila firme. La raccolta, avviata il 22 dicembre da un comitato di 15 cittadini e giuristi, ha raggiunto la soglia richiesta dalla Costituzione per essere valida. Come previsto dalla legge, il comitato promotore potrà ora depositare la richiesta di referendum alla Corte di cassazione, che avrà 30 giorni di tempo per esaminarla e, a seguire, entro cinque giorni dovrà notificare la decisione ai proponenti del referendum.
In realtà, una data per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati c’è già. Il 12 gennaio il governo ha stabilito che il referendum si terrà il 22 e 23 marzo, sulla base delle richieste presentate dai parlamentari subito dopo il via libera della riforma, e approvate dalla Corte di cassazione a metà novembre.
La decisione del governo di fissare la data del referendum senza attendere la conclusione della raccolta firme popolare è stata criticata da più parti. I promotori hanno contestato al governo di non aver rispettato il termine di tre mesi previsto dalla Costituzione per presentare tutte le richieste di referendum su una riforma costituzionale. Per la riforma sulla separazione delle carriere, approvata a fine ottobre, il termine scade il prossimo 30 gennaio.
Per contro, il governo ha deciso di indire in anticipo il referendum sulla base della legge del 1970 che regola l’organizzazione di queste consultazioni. Questa legge stabilisce che il governo può fissare la data di un referendum costituzionale entro 60 giorni dalla decisione della Cassazione. Dunque, dato che la Corte di cassazione si era espressa sulle richieste dei parlamentari lo scorso 18 novembre, il governo poteva indire il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia entro il 17 gennaio, cosa poi effettivamente avvenuta.
Entrambe le interpretazioni delle norme sui referendum sono legittime, sebbene nei precedenti quattro referendum costituzionali che si sono tenuti nella storia della repubblica i governi abbiano sempre atteso la scadenza dei tre mesi previsti dalla Costituzione.
In realtà, una data per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati c’è già. Il 12 gennaio il governo ha stabilito che il referendum si terrà il 22 e 23 marzo, sulla base delle richieste presentate dai parlamentari subito dopo il via libera della riforma, e approvate dalla Corte di cassazione a metà novembre.
La decisione del governo di fissare la data del referendum senza attendere la conclusione della raccolta firme popolare è stata criticata da più parti. I promotori hanno contestato al governo di non aver rispettato il termine di tre mesi previsto dalla Costituzione per presentare tutte le richieste di referendum su una riforma costituzionale. Per la riforma sulla separazione delle carriere, approvata a fine ottobre, il termine scade il prossimo 30 gennaio.
Per contro, il governo ha deciso di indire in anticipo il referendum sulla base della legge del 1970 che regola l’organizzazione di queste consultazioni. Questa legge stabilisce che il governo può fissare la data di un referendum costituzionale entro 60 giorni dalla decisione della Cassazione. Dunque, dato che la Corte di cassazione si era espressa sulle richieste dei parlamentari lo scorso 18 novembre, il governo poteva indire il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia entro il 17 gennaio, cosa poi effettivamente avvenuta.
Entrambe le interpretazioni delle norme sui referendum sono legittime, sebbene nei precedenti quattro referendum costituzionali che si sono tenuti nella storia della repubblica i governi abbiano sempre atteso la scadenza dei tre mesi previsti dalla Costituzione.