Il referendum sulla giustizia rischia di slittare

I promotori della richiesta popolare, che ha raggiunto le 500 mila firme, hanno avviato un contenzioso contro il governo per la decisione di fissare il voto il 22 e 23 marzo
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Nella tarda mattinata di giovedì 15 gennaio la raccolta firme popolare per chiedere l’indizione di un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia ha superato le 500 mila firme. La raccolta, avviata il 22 dicembre da un comitato di 15 cittadini e giuristi, ha raggiunto la soglia richiesta dalla Costituzione per essere valida. Come previsto dalla legge, il comitato promotore potrà ora depositare la richiesta di referendum alla Corte di cassazione, che avrà 30 giorni di tempo per esaminarla e, a seguire, entro cinque giorni dovrà notificare la decisione ai proponenti del referendum. 

In realtà, una data per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati c’è già. Il 12 gennaio il governo ha stabilito che il referendum si terrà il 22 e 23 marzo, sulla base delle richieste presentate dai parlamentari subito dopo il via libera della riforma, e approvate dalla Corte di cassazione a metà novembre. 

La decisione del governo di fissare la data del referendum senza attendere la conclusione della raccolta firme popolare è stata criticata da più parti. I promotori hanno contestato al governo di non aver rispettato il termine di tre mesi previsto dalla Costituzione per presentare tutte le richieste di referendum su una riforma costituzionale. Per la riforma sulla separazione delle carriere, approvata a fine ottobre, il termine scade il prossimo 30 gennaio. 

Per contro, il governo ha deciso di indire in anticipo il referendum sulla base della legge del 1970 che regola l’organizzazione di queste consultazioni. Questa legge stabilisce che il governo può fissare la data di un referendum costituzionale entro 60 giorni dalla decisione della Cassazione. Dunque, dato che la Corte di cassazione si era espressa sulle richieste dei parlamentari lo scorso 18 novembre, il governo poteva indire il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia entro il 17 gennaio, cosa poi effettivamente avvenuta. 

Entrambe le interpretazioni delle norme sui referendum sono legittime, sebbene nei precedenti quattro referendum costituzionali che si sono tenuti nella storia della repubblica i governi abbiano sempre atteso la scadenza dei tre mesi previsti dalla Costituzione.

Il contenzioso giudiziario

In ogni caso, il comitato dei 15 promotori del referendum nei giorni scorsi ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio (TAR) per annullare il decreto con cui il governo ha fissato la data al 22 e 23 marzo, chiedendo la sospensione del decreto fino al giorno della decisione del TAR stesso. Il 14 gennaio il TAR ha respinto la richiesta di sospendere il decreto, fissando per il 27 gennaio la data della decisione nel merito del ricorso.

Ma che cosa succederà quindi? Secondo il costituzionalista Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre, si può aprire un complesso contenzioso giudiziario. «Il TAR potrebbe decidere di annullare il decreto del governo con cui ha fissato la data del referendum, in attesa che la Cassazione si esprima sulla nuova raccolta firme, e il governo dovrebbe dunque fissare una nuova data per il referendum», ha spiegato Celotto. 

Tra le altre cose, la Cassazione dovrà valutare il testo del quesito presentato dai promotori, che è diverso rispetto a quello approvato a novembre dopo le richieste dei parlamentari. Il quesito contenuto nella raccolta firme popolare è più dettagliato rispetto a quello approvato dalla Cassazione a novembre, perché a differenza di quest’ultimo elenca nello specifico gli articoli della Costituzione che sono stati modificati dalla riforma della giustizia. 

Celotto ha spiegato che, se il TAR confermasse invece il decreto del governo, dopo la presentazione del firme in Cassazione il comitato promotore del referendum popolare potrebbe fare comunque fare ricorso alla Corte Costituzionale, chiedendo a quest’ultima di esprimersi sul decreto che ha fissato il referendum. 

Insomma, non è chiaro al momento che cosa potrà succedere rispetto alla data del referendum stabilita dal governo. «Fino al giorno 27 gennaio noi siamo in fiduciosa attesa, poi vedremo», ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio parlando con i giornalisti alla Camera.

Unisciti a chi crede in un giornalismo basato sui fatti, non sul tifo.

Entra nella nostra membership. Avrai accesso a:

• le guide sui temi del momento;
• la newsletter quotidiana con le notizie più importanti sulla politica;
• gli articoli esclusivi e all’archivio;
• un canale diretto di comunicazione con la redazione.
PROVA UN MESE GRATIS
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli