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Davvero nel mondo ci sono più di 170 conflitti, come dice Schlein?

| 07 marzo 2023
La dichiarazione
«Nel mondo sono aperti più di 170 conflitti»
Fonte: Che tempo che fa – Rai 3 | 5 marzo 2023
ANSA
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Verdetto sintetico
Schlein esagera, se si considerano i conflitti simili a quello tra Ucraina e Russia.
In breve
  • Secondo i dati dell’Upssala conflict data program, nel 2021 nel mondo c’erano 170 conflitti. Ma con questo termine non si fa riferimento solo a guerre simili a quella scoppiata nel 2022 tra Ucraina e Russia. TWEET
  • L’Ucdp prende in considerazione tre tipologie di conflitto: in una è coinvolto almeno uno Stato, in un’altra sono coinvolte organizzazioni armate, in un’altra ancora sono comprese le violenze contro i civili. TWEET
Il 5 marzo, ospite a Che tempo che fa su Rai 3, la nuova segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha ribadito (min. -3:07:43) che «è necessario sostenere il popolo ucraino» con l’invio di armi, ricordando di aver votato a favore in Parlamento. «Non ci può essere sinistra senza l’ambizione di costruire un futuro di pace», ha poi aggiunto Schlein, facendo riferimento non solo alla guerra in Ucraina ma anche agli oltre «170 conflitti che sono aperti» nel mondo.

Questo numero è corretto? Abbiamo verificato e la risposta dipende da che cosa si intende per “conflitto”. Se si fa riferimento a conflitti simili a quello tra Ucraina e Russia, il numero di Schlein è sicuramente esagerato. Se si adotta una definizione ben più ampia di conflitto, invece, la stima diventa più attendibile.

Quante guerre ci sono nel mondo

In tv Schlein non ha indicato qual è la fonte del dato secondo cui ci sarebbero oltre 170 conflitti attivi nel mondo. Con tutta probabilità, però, la segretaria del Partito democratico ha fatto riferimento alle stime dell’Upssala conflict data program (Ucdp), un progetto di ricerca dell’Università di Uppsala in Svezia. 

Secondo i dati più aggiornati dell’Ucdp, nel 2021 erano infatti in corso nel mondo 170 «conflitti». Con questo termine i ricercatori dell’università svedese non fanno riferimento solo a guerre come quella in Ucraina, in cui si fronteggiano su ampia scala gli eserciti di due Paesi, ma a scontri violenti armati di vario tipo, anche molto diversi tra loro.

Il database dell’Ucdp comprende tre tipologie di “conflitti”. In primo luogo ci sono i cosiddetti State-based armed conflict, ossia i conflitti in cui c’è una posizione incompatibile tra almeno uno Stato e un’altra organizzazione, per esempio su confini territoriali, che porta a uno scontro armato. In secondo luogo ci sono i cosiddetti non-State conflict, ossia i conflitti in cui non sono coinvolti né Stati né governi, ma organizzazioni e bande armate locali. Infine ci sono le cosiddette one-sided violence, ossia le violenze perpetuate da uno Stato o da un’organizzazione armata nei confronti dei civili, in cui l’attacco dunque è unilaterale. In tutti e tre i casi l’Ucdp conteggia come «conflitti» solo quelli con almeno 25 morti causati in un anno. Per la raccolta dei dati vengono usate varie fonti, dai mezzi di informazione internazionali e locali alle autorità nazionali, passando per le organizzazioni non governative.

Secondo l’Ucdp, nel 2021 erano attivi 76 non-State conflict, 54 State-based violence e 40 one-sided violence. Come spiega più nel dettaglio (Appendice 1) uno studio pubblicato a giugno 2022 dai ricercatori della Uppsala University, tra i 54 conflitti definiti State-based violence nel 2021 ce n’erano due in Europa: quello tra l’Azerbaigian e la repubblica separatista del Nagorno-Karabakh, e quello tra l’Ucraina e i separatisti filorussi, poi sfociato nell’invasione della Russia a febbraio 2022. 

Alcuni Paesi hanno in corso più conflitti, secondo il censimento svedese: per esempio in Siria erano conteggiati i due conflitti con l’Isis e con i ribelli; in Afghanistan i due conflitti con l’Isis e con i talebani, che hanno poi ripreso il potere; in Myanmar cinque conflitti con altrettante forze antigovernative; in India sono registrate decine di insurrezioni e scontri, non tutti considerati “attivi” con i criteri dell’Ucdp. Tra i 76 non-State conflict c’erano per esempio gli scontri armati in Messico tra vari cartelli della droga, in Brasile tra varie organizzazioni criminali o in Paesi africani tra varie etnie. Nelle 40 one-side violence erano invece conteggiate le violenze di vari governi verso i civili, come i talebani in Afghanistan.

Ricapitolando: se per “conflitto” si fa riferimento a guerre simili a quelle tra Ucraina e Russia, il dato dei «170 conflitti» citato da Schlein (e aggiornato al 2021) è parecchio esagerato. Se con questo termine si fa riferimento a scontri armati di vario tipo, anche con poche decine di vittime l’anno (e senza nulla togliere alla drammaticità delle singole situazioni), la stima diventa più attendibile.

Il verdetto

Secondo Elly Schlein, nel mondo sarebbero aperti «più di 170 conflitti». Abbiamo verificato e la segretaria del Partito democratico esagera, almeno se si considerano i conflitti simili a quello tra Ucraina e Russia.

Secondo i dati dell’Upssala conflict data program, nel 2021 nel mondo c’erano 170 conflitti. Ma con questo termine non si fa riferimento solo a guerre simili a quella scoppiata nel 2022 tra Ucraina e Russia. L’Ucdp prende in considerazione tre tipologie di conflitto: in una è coinvolto almeno uno Stato, in un’altra sono coinvolte organizzazioni armate, in un’altra ancora sono comprese le violenze contro i civili.

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