Cosa dobbiamo verificare
Il ministro Gentiloni fa sostanzialmente due affermazioni: la prima è che le elezioni presidenziali siano state rimandate a causa della presenza di Boko Haram nel Nord-Est del Paese, la seconda è che il movimento islamista sia effettivamente al commando in tali territori.
Prima affermazione
Il sito della Farnesina riporta un comunicato della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (Inec) della Nigeria del 7 febbraio 2015, in cui si fa riferimento esplicitamente ai rischi per la sicurezza nel Nord-Est del Paese (aree di Borno, Yobe, Adamawa e Gombe). Riunitasi a Abuja, l’Inec ha anche deciso di rinviare le elezioni generali di sei settimane, spostando a fine marzo le elezioni presidenziali e dell’Assemblea nazionale e a inizio aprile quelle relative alle elezioni dei 28 governatori e delle assemblee.
La motivazione di tale rinvio, secondo quanto sostiene l’Inec, è da ricondurre al fattore della sicurezza nel Nord-Est del Paese, messa in discussione dalla “rivolta” in atto, dovuta alla presenza del gruppo islamico Boko Haram nonchè dall’altissimo numero di schede elettorali non ancora distribuite.
La questione tuttavia è abbastanza dibattuta: alcuni autorevoli think thank internazionali come Chatham House o il Council on Foreign Relations, pur non sottostimando l’avanzata degli jihadisti, riportano la questione a un cinico calcolo politico: accusano infatti il governo in carica di sfruttare la rivolta come pretesto per non indire le elezioni in quanto teme di perderle. Secondo questa ottica, la presenza di Boko Haram, seppur vissuta come pericolosa, avrebbe offerto il pretesto per mantenere lo status quo.
La seconda affermazione
Come avevamo verificato in una precedente analisi (finita anche sul New York Times), Boko Haram ha un’influenza rilevante sul Nord-Est del Paese. Tale controllo si è andato consolidando ed espandendo negli ultimi mesi (si veda ad esempio questo articolo su The Guardian).
Il verdetto
Il ministro cita con correttezza le fonti nigeriane e pone in evidenza il problema della rivolta islamista in Nigeria. Sembra però affidarsi alle fonti “ufficiali” con forse eccessiva buona fede visto che fuori dal Paese africano serpeggia il sospetto che la vicenda sia non del tutto corrispondente alla versione riportata da Gentiloni. Non possiamo quindi promuovere a pieni voti il ministro, il quale dovrà accontentarsi di un “c’eri quasi”.