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No, un consumo moderato di vino non “garantisce benessere” secondo la scienza

| 07 febbraio 2023
La dichiarazione
«Un uso moderato di vino garantisce, come la scienza afferma, benessere»
Fonte: Twitter | 7 febbraio 2023
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Il messaggio del ministro dell’Agricoltura è scorretto.
In breve
  • Oggi la comunità scientifica non usa più espressioni come “consumo moderato” o “consapevole” di vino perché rischiano di indurre i consumatori a una certa indulgenza verso gli alcolici. TWEET
  • Il vino contiene etanolo, un composto chimico tossico per l’organismo che può favorire lo sviluppo di varie patologie. TWEET
  • Nel vino ci possono essere molecole che, isolate in laboratorio, hanno mostrato potenziali effetti benefici per l’organismo. Ma è sbagliato dire, sulla base di ciò, che il vino «garantisce benessere»: non può infatti essere considerato una fonte di sostanze protettive per la salute. TWEET
Il 7 febbraio il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) ha scritto su Twitter che proporrà all’Irlanda una «mediazione» sulle etichette delle bottiglie di vino. Di recente il Paese ha infatti deciso di etichettare i prodotti alcolici con messaggi sui rischi per la salute causati dal consumo di alcol. 

Secondo Lollobrigida, «eccessi e abusi vanno combattuti», ma un consumo «moderato» di vino «garantisce, come la scienza afferma, benessere». Al di là della posizione del governo sulle etichette irlandesi, il messaggio del ministro è scorretto.

Che cosa dice la scienza

Quando si parla del consumo di vino e alcolici, spiega il Ministero della Salute, oggi la comunità scientifica non usa «più termini come “consumo moderato”, “consumo consapevole” o simili» perché «potrebbero indurre il consumatore in una certa indulgenza nel bere alcolici». «Non è possibile, infatti, identificare livelli di consumo che non comportino alcun rischio per la salute», sottolinea il ministero, citando le Linee guida per una sana alimentazione, realizzate nel 2019 dal Crea, un centro di ricerca del Ministero dell’Agricoltura. Dunque Lollobrigida usa termini impropri e oggi considerati scorretti nel parlare di «uso moderato» di vino.

Esiste comunque un consumo di alcol a basso rischio, che per una persona sana, con un’alimentazione completa e un peso normale, corrisponde al massimo a uno o due bicchieri di vino al giorno. 

In base alle classificazioni delle principali agenzie internazionali di salute pubblica, l’alcol è considerato una sostanza tossica e pericolosa per gli esseri umani. Nel vino c’è l’etanolo, un alcol che può favorire lo sviluppo di varie patologie, tra cui i tumori. In sostanza c’è sempre un rischio nel bere il vino: più se ne beve, più i rischi aumentano.

È vero che nel vino ci sono, in quantità diverse, «molecole bioattive» – ossia quelle che possono avere effetti positivi sulla salute – come gli acidi fenolici, gli stilbeni, i lignani e i flavonoidi presenti nelle materie prime usate per la produzione della bevanda alcolica o negli strumenti utilizzati per far invecchiare il vino. Ed è vero, come spiega il Crea, che «questi composti, isolati e somministrati in una certa quantità, hanno dimostrato di esercitare azione antiossidante, antinfiammatoria e antiaggregante in studi sperimentali». 

C’è però un problema: dire, sulla base di queste evidenze, che il vino fa bene o «garantisce benessere», per usare le parole di Lollobrigida, è comunque un errore. Le bevande alcoliche come il vino, infatti, «non rappresentano una fonte utile di molecole bioattive, sia perché l’apporto di tali sostanze da alimenti non contenenti alcol, tra cui la frutta e la verdura, è decine di volte superiore, sia perché occorrerebbero grandissime quantità di bevanda alcolica per ottenere valori significativi di molecole bioattive», sottolinea il Crea. 

Tradotto in parole semplici: il vino non può essere considerato una fonte di sostanze protettive per la salute perché contiene un composto tossico e perché le molecole bioattive potenzialmente benefiche al suo interno sono presenti in quantità molto ridotte.

Le Linee guida per una sana alimentazione del Crea commentano anche gli studi che, in passato, hanno mostrato che a un consumo a basso rischio di vino è stato associato un minore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari ischemiche, come gli infarti. In realtà negli ultimi anni «sempre maggiori evidenze scientifiche indicano che le stesse quantità a cui sono associati effetti protettivi sul cuore possono aumentare il rischio di altre patologie come il cancro».

Il verdetto

Secondo Francesco Lollobrigida, «un uso moderato di vino garantisce, come la scienza afferma, benessere». Questo messaggio del ministro dell’Agricoltura è scorretto.

Per prima cosa, oggi la comunità scientifica non usa più espressioni come “consumo moderato” o “consapevole” di vino perché rischiano di indurre i consumatori in una certa indulgenza verso gli alcolici. Il vino contiene l’etanolo, un composto chimico tossico per l’organismo che può favorire lo sviluppo di varie patologie.

All’interno del vino ci possono essere molecole che, isolate in laboratorio, hanno mostrato potenziali effetti benefici per l’organismo. Ma è sbagliato dire, sulla base di queste evidenze, che il vino «garantisce benessere»: questa bevanda alcolica non può essere considerata una fonte di sostanze protettive per la salute.

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