Roberto Cingolani

L’emergenza climatica può essere contenuta, ma servono misure rapide e radicali

«Ci sono scenari nel rapporto Ipcc secondo cui, se riusciamo a rispettare una certa quantità di emissioni di gas climalteranti nei tempi previsti dagli Accordi di Parigi, potremo tenere sotto controllo l’incremento di temperatura»

Pubblicato: 10 ago 2021
Data origine: 09 ago 2021
Macroarea ambiente

Il 9 agosto, in un’intervista con La Repubblica, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha commentato il nuovo rapporto pubblicato lo stesso giorno dall’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) delle Nazioni unite, che si occupa di studiare l’emergenza climatica e i suoi effetti.

In breve: secondo il rapporto – a cui hanno lavorato oltre 200 scienziati da tutto il mondo, sulla base di oltre 14 mila studi – i cambiamenti climatici sono «senza precedenti», rispetto ai secoli e millenni più recenti, e «inequivocabilmente» causati dalle attività umane. E peggioreranno sempre più se non si interverrà rapidamente con tagli alle emissioni.

Nella sua intervista, Cingolani ha sottolineato la situazione allarmante descritta dall’Ipcc, ma ha anche dichiarato che «ci sono scenari contenuti nel rapporto» secondo cui potremo «tenere sotto controllo» l’incremento delle temperature, se riusciremo a «rispettare una certa quantità di emissioni di gas climalteranti nei tempi previsti dagli Accordi di Parigi».

Che cosa dice davvero a riguardo il nuovo rapporto dell’Ipcc? Abbiamo verificato e le stime più aggiornate degli scienziati dell’Onu lasciano un margine di ottimismo, che poggia però sull’adozione di misure rapide e radicali, in particolare per quanto riguarda la riduzione delle emissioni.

Gli scenari dell’Ipcc

A essere precisi, il documento pubblicato il 9 agosto dall’Ipcc – intitolato Climate Change 2021: The Physical Science Basisè la prima parte di un rapporto più completo, il Sixth assessment report (Ar6), che sarà presentato nel 2022.

È stato realizzato dal Working group I dell’Ipcc, che si occupa di aggiornare le conoscenze scientifiche che abbiamo sui cambiamenti climatici. I Working group II e III hanno invece il compito di valutare rispettivamente gli impatti del riscaldamento globale e come mitigarli. I loro rapporti, che faranno poi parte dell’Ar6, sono previsti per il prossimo anno.

Sulla base di complessi calcoli e sulle evidenze scientifiche raccolte finora, il rapporto dell’Ipcc utilizza cinque scenari futuri – gli Shared socioeconomic pathways (Ssp) – che descrivono come si potrà evolvere il clima terrestre nei prossimi decenni. In particolare, quantificano quanto potrebbero aumentare le temperature medie del pianeta rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale. Ricordiamo infatti che, secondo le nuove stime dell’Ipcc, le attività umane sono già ad oggi responsabili di un aumento delle temperature medie di 1,1°C rispetto al periodo 1850-1900 (un dato destinato comunque a crescere, come vedremo meglio tra poco).

Tra i fattori presi in considerazione dall’Ipcc per sviluppare gli scenari Ssp, non c’è solo l’andamento, in crescita o diminuzione, delle emissioni inquinanti che modificano il clima – i «gas climalteranti» di cui parla Cingolani – ma anche le dinamiche socio-economiche, che riguardano per esempio la demografia e l’uso del suolo.

Lo scenario Ssp1-1.9 è quello, per così dire, più ottimistico: considera un mondo in cui entro il 2050 si sarà raggiunto l’obiettivo della neutralità climatica, o delle “emissioni nette zero”, in cui non ci saranno emissioni in più rispetto alla quantità riassorbibile dal pianeta. Nello scenario Ssp1-2.6 il traguardo della neutralità sarà sì raggiunto, ma dopo la metà di questo secolo. Lo scenario Ssp2-4,5, quello intermedio, considera invece una stabilizzazione delle emissioni attuali fino al 2050, per poi calare lentamente e raggiungere la neutralità solo intorno al 2100. Ci sono poi i due scenari peggiori, l’Ssp3-7.0 e l’Ssp5-8.5, dove si prende in considerazione un raddoppio delle emissioni entro il 2100 o il 2050.

Come sottolinea il rapporto, al momento non sappiamo quale scenario sarà il più probabile, dal momento che gli eventi futuri dipenderanno dalle scelte politiche che saranno prese nel breve periodo. Ma gli scienziati hanno calcolato, sulla base dei cinque scenari, quanto potrebbero aumentare le temperature medie rispetto al periodo pre-industriale (Tabella 1).

Tabella 1. Stime dell’aumento delle temperature medie in base ai cinque scenari Ssp – Fonte: Ipcc

Secondo le stime considerate più affidabili dall’Ipcc, in tutti e cinque gli scenari l’aumento delle temperature raggiungerà nel breve termine, entro il 2040, la soglia del 1.5°C. Tra il 2041 e il 2060, ossia nel medio termine, le crescite previste vanno poi dagli 1.6°C dello scenario più ottimistico ai 2.4°C di quello più pessimistico. Sul lungo periodo invece, ossia nel ventennio tra il 2081 e il 2100, l’aumento potrà essere contenuto intorno a 1.4°C, nello scenario in cui si raggiungerà la neutralità climatica entro il 2050, oppure potrà arrivare addirittura a 4.4°C, nello scenario peggiore.

Ricapitolando: anche tagliando sin da subito le emissioni, anche di molto, il pianeta continuerà a riscaldarsi. A seconda del peso delle politiche climatiche che saranno messe in campo, però, abbiamo di fronte un paio di scenari che lasciano sperare un contenimento dei danni.

Si può rispettare l’Accordo di Parigi?

L’Accordo di Parigi, a cui Cingolani fa riferimento, è stato siglato nel 2015 da oltre 190 Paesi e ha posto l’obiettivo di limitare nel lungo periodo l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C, preferibilmente entro gli 1.5°C, rispetto al periodo pre-industriale.

In base al nuovo rapporto dell’Ipcc, soltanto nei due scenari “migliori” – l’Ssp1-1.9 e l’Ssp1-2.6 – questo traguardo sembra essere raggiungibile, anche se nel secondo scenario il margine d’incertezza più alto delle stime considera un possibile aumento delle temperature anche di 2.4°C, dunque fuori dall’intesa presa nel 2015.

Come abbiamo anticipato, lo scenario Ssp1-1.9 – quello con la maggior affidabilità nel garantirci il rispetto dell’Accordo di Parigi – è quello che richiede interventi più radicali, per arrivare in meno di trent’anni alla neutralità climatica (obiettivo che si è posta di raggiungere l’Unione europea). Per farsi un’idea dell’impegno da mettere in campo, basta sottolineare che secondo l’Ipcc l’aumento delle emissioni di CO2 registrato dal 1850 ad oggi non ha precedenti negli scorsi 800 mila anni. Dell’impegno richiesto sembra essere consapevole il ministro Cingolani, che nell’intervista a La Repubblica ha parlato di un «cambiamento epocale», necessario da qui a prossimi anni.

«Per stabilizzare il clima serviranno riduzioni forti, rapide e prolungate delle emissioni dei gas serra e raggiungere le emissioni nette zero di CO2», ha dichiarato alla stampa il 9 agosto Panmao Zhai, climatologo cinese, co-presidente del Working group I dell’Ipcc. «Limitare gli altri gas serra e le emissioni inquinanti, soprattutto di metano, potrà dare benifici sia alla salute che al clima».

Prima di concludere, ricordiamo che, evidenze scientifiche alla mano, secondo il rapporto Ipcc i cambiamenti climatici stanno già causando gravissimi danni irreversibili – soprattutto per i ghiacci e gli oceani – e stanno facendo aumentare di frequenza e di intensità gli eventi estremi, come piogge e ondate di caldo.

Il verdetto

Secondo il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, nel nuovo rapporto dell’Ipcc sui cambiamenti climatici ci sono scenari secondo cui, riducendo le emissioni climalteranti, potremmo «tenere sotto controllo» l’aumento delle temperature e rispettare gli Accordi di Parigi.

Abbiamo verificato ed è vero che c’è ancora un margine di intervento per contenere la crescita delle temperature – che è causata dagli esseri umani, è già avvenuta e sarà ancora inevitabile nei prossimi decenni – ma serviranno misure rapide e radicali.

Secondo lo scenario più ottimistico elaborato dall’Ipcc, se si raggiungeranno le emissioni nette zero entro il 2050, si potrà contenere l’aumento delle temperature rispetto al periodo pre-industriale intorno a 1.4°C. L’obiettivo dell’Accordo di Parigi è di riuscire a stare nel lungo periodo sotto i 2°C, preferibilmente entro gli 1.5°C.

In conclusione, Cingolani si merita un “Vero”.

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