Enrico Letta

Più lavoro, più figli? Il collegamento citato da Letta non è così immediato

«Più sale l’occupazione femminile, più sale il tasso di natalità. Questo vale in tutta Europa. Da noi sono bassi entrambi»

Pubblicato: 24 giu 2021
Data origine: 23 giu 2021
Macroarea questioni sociali

Il 23 giugno il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha commentato su Facebook la proposta avanzata dal suo partito in merito alla tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito (Tasp), presentata lo stesso giorno in conferenza stampa.

La misura punta a favorire l’occupazione femminile tramite una serie di incentivi fiscali a favore del secondo percettore di reddito del nucleo familiare, che spesso è una donna. Secondo Letta infatti in Europa all’aumentare dell’occupazione femminile corrisponde un aumento del tasso di natalità, ed entrambi i valori sono al momento particolarmente bassi in Italia.

Ma davvero esiste un legame tanto diretto tra occupazione e fertilità? Abbiamo controllato e, anche se i numeri sostengono la tesi di Letta, è difficile stabilire con certezza un legame causale tra i due elementi. Vediamo i dettagli.

Donne, lavoro e famiglia

Partiamo dal tasso di fertilità, cioè il numero medio di figli per ogni donna. Secondo Eurostat nel 2019 – ultimo anno per cui sono disponibili dati completi, l’Italia era terzultima tra gli allora 28 Paesi dell’Unione Europea, con una media di 1,27 figli per donna. Peggio di noi facevano solo la Spagna (1,23) e Malta (1,14).

Al primo posto in classifica si posizionava invece la Francia, dove la media era di 1,86 figli per ogni donna, seguita da Romania con 1,77 e Repubblica Ceca, Irlanda e Svezia, pari con 1,71.

In generale, come vediamo dal Grafico 1, nel corso degli ultimi dieci anni la media italiana ha seguito una netta tendenza di decrescita passando da 1,46 figli per donna nel 2010 a 1,27 nel 2019, mentre la media europea si è mantenuta più o meno stabile. Letta quindi ha ragione nel sostenere che nel nostro Paese le donne, generalmente, fanno pochi figli.

Made with Flourish

Passiamo ora ai dati relativi all’occupazione femminile. Anche in questo caso, il nostro Paese rimane tra gli ultimi nella classifica europea: nel 2019 solo il 53,8 per cento delle donne tra i 20 e i 64 anni risultavano occupate, un risultato migliore solo a quello della Grecia (51,3 per cento).

Tra i grandi Paesi europei troviamo la Spagna al quintultimo posto con il 62,1 per cento di donne lavoratrici, mentre Francia e Germania fanno meglio con dati rispettivamente del 68,1 per cento e 76,6 per cento. Prima in classifica era la Svezia, dove il 79,7 per cento delle donne lavoravano.

Negli ultimi dieci anni l’Italia ha comunque seguito un trend di progressiva crescita, partendo da un dato pari a 49,9 per cento nel 2011. Come avevamo già spiegato in passato, però, questo è dovuto principalmente dall’aumento dell’età pensionabile piuttosto che a una reale crescita del numero di donne nel mercato del lavoro. Se guardiamo ai dati Istat [1] infatti vediamo che tra il 2011 e il 2020 il tasso di donne occupate tra i 18 e i 29 anni è sceso dal 34,5 per cento al 30,7 per cento, mentre quello della fascia d’età 55-64 è passato dal 28,1 per cento al 44,6 per cento.

Più lavoro, più figli?

Se quindi in Italia sia il tasso di fertilità che la percentuale di donne lavoratrici risultano piuttosto bassi rispetto alla media europea, stabilire una connessione causale tra i due fenomeni è più complesso.

Guardando agli studi fatti negli ultimi vent’anni (per esempio questo, questo o questo) vediamo che i ricercatori hanno tratto conclusioni diverse, ma tendono a concordare su un elemento in particolare: fino alla metà degli anni Ottanta il rapporto tra fertilità e occupazione femminile era negativo, quindi più le donne lavoravano meno facevano figli. Dal 1985 in poi invece la tendenza si è invertita e le connessioni tra i due elementi sono diventate via via più sfumate, anche a causa delle crescenti differenze proprie di ogni Paese a riguardo della condizione femminile.

Secondo alcuni studiosi, un livello maggiore di occupazione femminile crea un ambiente di per sé più favorevole alla decisione di avere figli, anche assicurando maggiore stabilità economia. È questa la conclusione raggiunta, per esempio, da Takashi Oshio, ricercatore presso l’Istituto di ricerca economica di Tokyo (Giappone), in uno studio del 2019. Uno studio americano del 2014 ha poi rilevato che l’aumento di un punto percentuale nel tasso di disoccupazione tra i 20 e i 24 anni portava alla perdita di sei nascite ogni mille donne in quella fascia d’età.

In generale l’opinione più diffusa sembra essere quella secondo cui, se prima del 1985 a maggiore occupazione femminile corrispondeva minore fertilità, da quel momento in poi il nesso tra i due fattori è diventato molto meno netto ed è difficile oggi individuare una tendenza condivisa su larga scala.

Se compariamo i dati dei principali Paesi europei rispetto a tasso di fertilità e occupazione femminile, infatti, vediamo che il nesso identificato da Letta non sempre viene rispettato. Per esempio, tra il 2010 e il 2019 la Germania è sempre stata tra i primi Paesi in Europa per tasso di occupazione femminile, mentre non ha mai superato la dodicesima posizione (raggiunta nel 2016) per quanto riguarda la fertilità. Al contrario, la Francia è sempre stata tra i primi per fertilità, mentre l’occupazione femminile è progressivamente peggiorata rispetto alla media europea.

Il verdetto

Il 23 giugno il segretario del Pd Enrico Letta ha affermato che a un maggiore tasso di occupazione femminile corrisponde un maggiore tasso di fertilità, e che entrambi i valori sono bassi in Italia.

La seconda parte dell’affermazione è corretta: nel 2019 il nostro Paese era terzultima in Europa per numero di figli per donna, e penultima per quanto riguarda la percentuale di donne occupate.

Stabilire un nesso causale tra i due fattori, però, è più complicato anche a causa delle numerose leggi e incentivi alla maternità in vigore nei diversi Paesi, che influenzano la decisione di avere o meno figli. Per Letta, quindi, un “Nì”.

_____

[1] Su dati.istat seguire il percorso Lavoro e retribuzioni → Offerta di lavoro → Occupazione → Tasso di occupazione → titolo di studio, età e selezionare le fasce d’età d’interesse.

Logo
Logo