Enrico Letta

Italiani poco laureati e con poca comprensione del testo? Letta ha (quasi) ragione

«Siamo all’ultimo posto in Europa nella comprensione di un testo scritto e nella percentuale di laureati»

Pubblicato: 21 mag 2021
Data origine: 20 mag 2021
Macroarea questioni sociali

Il 20 maggio, in un’intervista con il settimanale Sette del Corriere della Sera, il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha detto che l’Italia è «all’ultimo posto in Europa» sia per quanto riguarda la capacità dei cittadini di comprendere un testo scritto, sia per la percentuale di laureati sul totale della popolazione.

Abbiamo verificato: Letta ha quasi ragione per quanto riguarda il numero di laureati ed è piuttosto corretto anche per quanto riguarda la comprensione del testo. Su quest’ultimo punto i dati non permettono però di stilare una classifica europea completa e aggiornata.

Quanto è laureata l’Italia

Partiamo dal dato sui laureati [1]. Secondo Eurostat, nel 2020 in Italia solo il 20,1 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito almeno la laurea triennale. Eravamo penultimi nella classifica dei 27 Paesi europei, seguiti solo dalla Romania che si fermava al 18,7 per cento. Non sono disponibili i dati della Germania per quell’anno, ma in quelli precedenti è sempre stata davanti al nostro Paese di circa 10 punti percentuali.

In cima alla classifica del 2020 si posiziona l’Irlanda, dove lo scorso anno il 49,9 per cento dei cittadini aveva almeno una laurea triennale, seguita dalla Finlandia (47,5 per cento) e il Lussemburgo (47,1 per cento). I migliori tra i grandi Paesi europei erano la Spagna e la Francia, a pari merito in undicesima posizione con un tasso del 39,7 per cento.

Romania e Italia rimangono rispettivamente all’ultimo e penultimo posto anche se guardiamo alla percentuale di laureati nella fascia d'età 30-34 anni (per l’Italia, 27,8 per cento nel 2020). In cima alla classifica in questo caso si posiziona il Lussemburgo, con un tasso del 62,6 per cento nel 2020.

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Grafico 1. Percentuale di laureati nella fascia d'età 30-34 anni nei Paesi dell'Unione Europea

Ovviamente su questo genere di classifiche pesano anche i differenti sistemi di istruzione, che cambiano molto da Paese a Paese. Al netto di questo, Letta ha comunque quasi ragione nel dire che l’Italia è «all’ultimo posto in Europa» per percentuale di laureati: siamo infatti penultimi davanti alla sola Romania.

Guardiamo ora i dati sulla difficoltà di comprensione per i testi scritti.

Come siamo messi nella comprensione del testo

Letta ha affermato che l’Italia è l’ultimo tra i Paesi europei anche per quanto riguarda le capacità di «comprensione di un testo scritto». Parliamo quindi di un parametro più complesso da misurare rispetto al possesso o meno di un titolo di studio, e i dati sono infatti più vari.

In questo caso non sono disponibili informazioni aggiornate e curate direttamente dall’Unione europea, ma possiamo guardare a un report promosso dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nell’ambito del Programma per la valutazione internazionale delle competenze negli adulti (Piaac).

Si tratta di uno studio che viene svolto ciclicamente dall’Ocse: la prima fase si è conclusa tra il 2011 e il 2012 (i dati, quindi, sono ormai piuttosto vecchi), mentre la seconda fase è attualmente in corso e si concluderà nel 2023.

Il resoconto concluso nel 2012 ha raccolto i dati su un campione 250 mila persone tra i 16 e i 55 anni in 33 Paesi diversi, di cui anche 16 europei. La classifica quindi non è completa e mancano Stati Ue come il Portogallo, la Romania (che era sotto l’Italia nella classifica dei Paesi con più laureati) e la Grecia.

Tra i vari parametri presi in considerazione dallo studio troviamo anche la percentuale di persone tra i 16 e i 65 anni che ha difficoltà nella lettura e comprensione di un testo. Queste persone sono generalmente in grado di analizzare solo elaborati semplici ed estrarne le nozioni principali, se queste vengono menzionate in modo esplicito.

I dati relativi ai Paesi europei per questa categoria sono stati rielaborati dal Network europeo per la regolamentazione dell’alfabetismo (European literacy policy network, Elinet), un progetto sovvenzionato dalla Commissione europea tra il 2014 e il 2016 e ora trasformatosi nell’Associazione Elinet.

Nella classifica preparata da Elinet vediamo che sui 16 Paesi considerati (escludendo il Regno Unito, che ormai non è più parte dell'Ue) l’Italia si posiziona ultima, con una percentuale di adulti con difficoltà di comprensione del testo scritto pari al 27,9 per cento. Sopra di noi troviamo la Spagna, con il 27,7 per cento, e poi la Francia (21,7 per cento). Al primo posto c'è invece la Finlandia dove solo il 10,6 per cento degli adulti aveva difficoltà a leggere e comprendere un testo.

Il verdetto

Il 21 maggio il segretario del Partito democratico Enrico Letta, intervistato dal settimanale Sette del Corriere della Sera, ha detto che l’Italia è ultima in Europa per percentuale di laureati e anche di persone con difficoltà nella comprensione di un testo scritto.

Abbiamo controllato e Letta ha quasi ragione. Nel 2020 l’Italia era infatti penultima in classifica tra i 27 Paesi dell’Unione per quanto riguarda la percentuale di laureati tra i 25 e i 64 anni, seguita solo dalla Romania. La stessa situazione si ritrova anche considerando la fascia d'età 30-34 anni.

Per quanto riguarda le difficoltà nella comprensione di un testo, il nostro Paese si posiziona all’ultimo posto in Europa secondo un sondaggio gestito dall’Ocse. Questo però risale al 2011, e include solo 16 degli attuali 27 Paesi europei.

In conclusione, comunque, Letta merita un “C’eri quasi”.

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[1] Per uniformare i sistemi scolastici dei diversi Paesi europei, i titoli di studio vengono divisi da Eurostat in otto livelli, secondo la Classificazione standard internazionale per il settore educativo (Isced): il primo corrisponde alla licenza elementare, e l’ultimo al dottorato. In questa scala la laurea triennale, come la chiamiamo in Italia, corrisponde al quinto livello.

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