Carlo Calenda

Calenda non la dice tutta sulla scuola e le vacanze in estate

«L’Italia è l’unico grande Paese ad avere tre mesi di vacanze. Innumerevoli studi dimostrano che le disuguaglianze aumentano durante l’estate»

Pubblicato: 24 mar 2021
Data origine: 23 mar 2021
Macroarea questioni sociali

Il fact-checking in breve:

• Tra i grandi Paesi europei, l’Italia è l’unico ad avere almeno 12 settimane di vacanze scolastiche estive. Ma è anche quello con più giorni di scuola durante l’anno scolastico.

• Da decenni si cerca di quantificare la perdita di apprendimento degli studenti durante le vacanze estive. Questo fenomeno però non è così certo come sembra. Alcune evidenze recenti infatti sembrano ridimensionare altre ricerche pubblicate in passato.

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Il 23 marzo il leader di Azione Carlo Calenda ha scritto su Twitter che l’Italia è «l’unico grande Paese ad avere tre mesi di vacanze» in estate per le scuole. Secondo l’ex ministro, durante questo periodo di assenza dai banchi aumentano le disuguaglianze, come dimostrano «innumerevoli studi».

Per questo motivo, ha aggiunto Calenda, bisognerebbe «ridurre le vacanze estive di quattro settimane ridistribuendole durante l’anno».

Al di là della proposta in questione, è vero che i nostri studenti e insegnanti sono i più “vacanzieri” in estate tra i grandi Paesi in Europa? La letteratura scientifica conferma che vacanze di una certe durata possono essere dannose? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza, analizzando entrambi i temi in gioco. Calenda ha ragione sulla durata delle vacanze ma dà per certo un fenomeno, quello dell’aumento delle diseguaglianze, su cui c’è invece dibattito.

Quanto durante le vacanze estive in Italia

Partiamo dalla durata delle vacanze scolastiche estive nel nostro Paese. Nel suo tweet Calenda ha pubblicato anche un grafico, proveniente da un articolo uscito su lavoce.info a febbraio 2013. Qui, sulla base dei dati di Eurydice – un network dell’Ue che raccoglie informazioni sulla scuola in Europa –, si riportava che le vacanze estive nella scuola italiana duravano circa 13 settimane, il numero più alto, insieme a Lettonia, Lituania e Turchia. All’epoca in Germania e Inghilterra le settimane di vacanza in estate erano sei, in Francia nove e in Spagna undici.

Questi dati sono rimasti più o meno invariati anche oggi, come mostra il Grafico 1, preso dal rapporto The organisation of school time in Europe, pubblicato da Eurydice a settembre 2020.

Grafico 1. Durata delle vacanze estive nell’anno scolastico 2020/2021 – Fonte – Eurydice

Nell’anno scolastico 2020/2021 le vacanze estive in Italia durano tra le 12 e le 14 settimane sia per la scuola primaria che per quella secondaria. Questo dato è il più alto tra i quattro grandi Paesi europei: in Spagna le settimane di vacanze estive sono undici, in Francia otto, in Germania e in Inghilterra sei (anche Galles, Scozia e Irlanda del Nord hanno tempistiche più o meno simili).

Dunque Calenda ha ragione quando scrive che l’Italia è l’unico grande Paese europeo ad avere «tre mesi» di vacanze per gli studenti durante l’estate (la Spagna non ci arriva per poco).

Questo non significa però che gli studenti e gli insegnanti italiani trascorrano meno giorni in classe rispetto ai loro colleghi dei grandi Paesi europei. I dati più aggiornati di Eurydice mostrano infatti che l’Italia è prima nell’Ue, insieme dalla Danimarca, come numero di giorni di scuola all’anno, circa 200, sia per la scuola primaria (Isced 1) che per quella secondaria inferiore e superiore (Isced 2 e 3) (Grafico 2).

Grafico 2. Numero di giorni di scuola nella primaria e secondaria in Europa – Fonte: Eurydice

Un’idea che circola da tempo

La proposta di Calenda di ridurre le vacanze scolastiche e ridistribuire le ore durante l’anno scolastico non è nuova e proviene dal Foglio del come, il piano presentato da Azione su come utilizzare le risorse del Recovery fund. Un’idea simile era stata avanzata nel 2008 dall’allora ministro Francesco Rutelli, da Mario Monti nel 2013 e nel 2015 dall’allora ministro Giuliano Poletti, solo per citare alcuni esempi.

Di recente, anche la scorsa ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e l’attuale governo Draghi hanno sondato la possibilità di prolungare le lezioni fino a fine giugno 2021: un’ipotesi che sembra ormai essere tramontata e sostituita con il potenziamento dei centri estivi diurni.

Tra i limiti di un prolungamento delle lezioni in estate in Italia ci sono i contratti degli insegnanti e gli edifici scolastici, in gran parte sprovvisti delle caratteristiche per consentire le lezioni nei mesi estivi (Azione propone per esempio di investire nell’edilizia scolastica e nei sistemi di aria condizionata).

Ma al di là della fattibilità e della bontà della proposta di accorciare le vacanze estive, è vero come dice Calenda che «innumerevoli studi dimostrano che le disuguaglianze aumentano durante l’estate»? La risposta non è così scontata.

Che cosa dicono gli studi sulla summer learning loss

Il leader di Azione sembra dare per certo e di dimostrato un fenomeno su cui in realtà da decenni c’è dibattito all’interno della comunità scientifica.

Nel Foglio del come di Azione si legge (pag. 92) che «la letteratura accademica è ricca di studi che documentano l’impatto negativo delle vacanze estive sull’apprendimento che colpisce maggiormente, gli studenti delle famiglie meno benestanti». In più il documento aggiunge che «durante la pausa estiva i bambini con alto status socio economico migliorano la propria istruzione» mentre questo non avviene per i «bambini delle famiglie a più basso reddito». A sostegno di queste affermazioni – che a prima vista appaiono di buon senso – sono citati due studi, uno pubblicato nel 2007 e uno del 2011.

In generale stiamo parlando del fenomeno chiamato in inglese summer learning loss (in italiano “perdita di apprendimento estivo”), secondo cui durante le vacanze estive gli studenti perderebbero parte delle competenze – sia linguistiche che matematiche – acquisite durante i mesi precedenti. Questa perdita colpirebbe maggiormente chi ha minori possibilità di integrare o migliorare la propria istruzione lontano da scuola.

In effetti la letteratura scientifica sul tema è vasta, ma Calenda si dimentica di dire che esistono diversi studi che mettono in dubbio la portata del summer learning loss. Un approfondimento del 2017 pubblicato dal Brookings Institution – un think tank e centro di ricerca statunitense no-profit – ha sottolineato che negli ultimi anni gli scienziati hanno raccolto evidenze contrastanti sulla perdita di competenze nei mesi estivi. Secondo alcuni ricercatori, il summer learning loss sarebbe un fenomeno sovrastimato – difficile da replicare a livello sperimentale – che in realtà colpisce di più chi ha sviluppato maggiori competenze durante l’anno scolastico.

Il verdetto

Secondo Carlo Calenda, «l’Italia è l’unico grande Paese ad avere tre mesi di vacanze» in estate, quando «innumerevoli studi dimostrano che le disuguaglianze aumentano». Il leader di Azione ha ragione sul primo punto, mentre dà per certo un fenomeno su cui la letteratura scientifica non è concorde.

In base ai dati più recenti, in Italia le vacanze scolastiche estive durano almeno 12 settimane, il dato più alto tra i grandi Paesi europei (ricordiamo però che il nostro Paese è quello in Europa con più giorni di scuola in un anno).

Sulla “perdita di apprendimento estivo”, che colpirebbe di più chi è più svantaggiato, c’è dibattito tra gli scienziati. Molti studi suggeriscono che in effetti durante l’estate gli studenti perdano una parte di quanto appreso nei mesi precedenti, ma altre evidenze hanno ridimensionato questo fenomeno.

In conclusione, Calenda si merita un “C’eri quasi”.

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