Matteo Salvini

No, “genitore 1 e 2” non tornano sui documenti d’identità (non ci sono mai stati)

«Al governo si preoccupano di cancellare “padre” e “madre” dalla carta d'identità dei minori per sostituirli con genitore 1 e 2»

Pubblicato: 15 gen 2021
Data origine: 13 gen 2021
Macroarea questioni sociali

In breve:

• Secondo Salvini, il governo vuole togliere dalla carta d'identità dei minori i termini “padre” e “madre”, per sostituirli con “genitore 1” e “genitore 2”. Le cose però non stanno così.

• Nel 2015 è stata introdotta la carta d'identità elettronica, e per i minori comparivano i termini “genitori” (quindi non 1 e 2). Nel 2019 Salvini sostituì questa espressione con “padre” e “madre”.

• Ora il ministro dell'Interno è intenzionato a tornare alla precedente versione, per rispettare anche le osservazioni arrivate dal Garante della privacy.

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Il 13 gennaio il segretario della Lega Matteo Salvini ha criticato il governo, colpevole – a suo dire – di voler «cancellare» dalla «carta di identità dei minori» le diciture «“padre” e “madre”» per sostituirli con quelle di «genitore 1 e 2».

Salvini ha fatto (min. 11:00) un attacco simile anche il giorno dopo, ospite a L’aria che tira su La7, dicendo che «la ministra dell’Interno, in pieno casino, ha deciso che sui documenti non bisogna scrivere “padre” e “madre” perché è discriminatorio».

Una critica identica è arrivata sempre il 14 gennaio dalla presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che su Facebook ha scritto che la «priorità» del governo «è rimuovere “padre” e “madre” dai documenti d’identità dei minori». Nel post Meloni ha anche pubblicato lo screenshot di un articolo della Repubblica intitolato: «Via “madre” e “padre”. Sulla carta d’identità degli under 14 torna “genitore 1” e “genitore 2”».

È davvero così? Abbiamo verificato e Salvini fa una dichiarazione imprecisa e fuorviante: il Ministero dell’Interno vuole sì modificare alcuni aspetti dalla carta d’identità elettronica per i minori, ma non reintroducendo i termini “genitori 1” e “genitore 2”, che non ci sono mai stati. Questa modifica si basa poi su alcune osservazioni fatte dal Garante della protezione dei dati personali.

Un riassunto delle puntate precedenti

Per capire che cosa sta succedendo oggi – e su che cosa si fonda la critica di Salvini e Meloni – dobbiamo fare un passo indietro.

L’arrivo della carta d’identità elettronica

A giugno 2015 – quando al governo c’era Matteo Renzi – fu approvato un decreto-legge, poi convertito in legge ad agosto di quell’anno, che introduceva (art. 10, co. 3) la cosiddetta “carta d’identità elettronica” (Cie). Il testo diceva inoltre che a stabilire tutti i dettagli – come «le caratteristiche tecniche, le modalità di produzione, di emissione e di rilascio della carta d’identità elettronica» – dovesse essere un decreto del Ministero dell’Interno, di concerto con altre autorità, tra cui il Garante per la protezione dei dati personali.

Questo decreto attuativo arrivò a fine dicembre 2015, stabilendo (art. 4) le modalità per la richiesta di rilascio della carta d’identità elettronica. La richiesta poteva essere presentata dal cittadino o, nel caso di minorenni, «dai genitori o tutori». L’espressione – quindi non «genitore 1» e «genitore 2» – ritornava anche in altre parti nel testo del decreto.

Nell’allegato A, che riportava le caratteristiche grafiche della carta d’identità elettronica, nella sezione “Genitori” – presente nel caso in cui il titolare fosse minorenne – si leggeva «cognome e nome dei genitori o di chi ne fa le veci», con la traduzione inglese «parents – tutor’s name». (Figura 1).

Figura 1. Le caratteristiche grafiche della carta d’identità elettronica stabilite dal decreto del 2015

Questa veste grafica per i titolari minorenni è confermata anche da diversi facsimile, che si trovano sui siti di alcuni comuni italiani, prima delle modifiche introdotto nel 2019 (ci arriviamo tra poco). Nel retro della carta non è presente infatti l’espressione «genitore 1 e genitore 2» (Figura 2).

Figura 2. Il retro della carta d’identità, come stabilito nel 2015

Il cambio di Salvini

A fine gennaio 2019, quando era ministro dell’Interno nel primo governo Conte, Salvini firmò un decreto per modificare i termini contenuti nelle disposizioni del 2015, ossia l’espressione «o dai genitori o tutori in caso di minore». In base alle nuove regole, queste parole andavano sostituite con «o dal padre o dalla madre, disgiuntamente, o dai tutori, in caso di minore».

Inoltre, nell’allegato A, la parola «Genitori» andava sostituita con «Madre e padre»; le parole «Cognome e nome dei genitori» con «Cognome e nome del padre e della madre»; e la parola «Parents» (l’inglese per “genitori”) con «Father and mother’s» (l’inglese per “del padre e della madre”).

Infine, nell’allegato B del decreto del 2015 – che elencava tutta una serie di caratteristiche tecniche – era stata aggiunta una parte, nella sezione dedicata alla presentazione della richiesta della carta d’identità elettronica. In base alle modifiche volute da Salvini, era stata aggiunta la seguente frase: «La richiesta di Cie valida per l’espatrio per il minore è presentata dal padre e dalla madre congiuntamente, o dai tutori».

Dunque era stato il leader della Lega a voler introdurre esplicitamente i termini “padre” e “madre”, al posto del generico “genitori”.

Un facsimile contenuto sul sito ufficiale carta d’identità elettronica – curato dal Ministero dell’Interno – mostra le caratteristiche attualmente in vigore del documento, in cui si vede, appunto, la comparsa della dicitura: «Cognome e nome del padre e della madre o di chi ne fa le veci», al posto del precedente: «Cognome e nome dei genitori o di chi ne fa le veci» (Figura 3).

Figura 3. L’attuale veste grafica della carta d’identità elettronica

Ricapitolando: nel 2015, nelle disposizioni per il rilascio della carta d’identità elettronica dei minori e nella grafica del documento, compariva la dicitura «genitori», e non «genitore 1 e genitore 2». Questa dicitura è stata poi cambiata da Salvini nel 2019, con l’introduzione dei termini «padre e madre».

Perché, a due anni di distanza, si torna a parlare di questa storia?

Il question time della ministra Lamorgese

Il 13 gennaio 2021 la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è intervenuta alla Camera (qui il resoconto stenografico, qui il video) per rispondere a una domanda del deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

Secondo Donzelli, sta circolando un «decreto ministeriale» con cui il ministero dell’Interno e il governo vorrebbe modificare di nuovo il decreto di fine gennaio 2019, che «aveva giustamente reinserito sulla carta d’identità le diciture “padre” e “madre” e tolto quella roba più o meno impresentabile, “genitore 1”, “genitore 2”, “genitori”». Il deputato di FdI ha anche aggiunto che l’intenzione sia quella di «rimettere “genitore 1” e “genitore 2”, e togliere “padre” e “madre”».

In primo luogo, Lamorgese ha risposto citando i riferimenti normativi che abbiamo visto prima, ossia la legge del 2015 e le successive modifiche del 2019. La ministra ha poi confermato che un «nuovo schema di decreto ministeriale» del Viminale – in concerto con i ministri dell’Economia e della Pubblica amministrazione – voleva rimettere mano al decreto di Salvini. Ma qui sono necessari due chiarimenti.

In primo luogo – a differenza dei virgolettati riportati da alcuni quotidiani – Lamorgese non ha detto che i termini “padre” e “madre” saranno sostituiti da “genitore 1” e “genitore 2”, come ha sostenuto Salvini. L’intenzione è quella di tornare alla dicitura precedente, ossia a quella di “genitori”.

Il secondo chiarimento riguarda proprio le motivazioni di questa scelta. Secondo la ministra, a settembre 2020 il Garante della protezione dei dati personali, un’autorità indipendente di controllo, aveva ribadito in una nota le sue perplessità sulla scelta di introdurre i termini “padre” e “madre”. Già in passato infatti il Garante aveva espresso dubbi, in diverse occasioni, sulla scelta di Salvini.

Per esempio, il 31 ottobre 2018 il Garante aveva pubblicato un parere sullo schema di decreto, che poi sarebbe stato approvato a fine gennaio 2019, dicendo che sostituire il termine “genitori” – e, ribadiamo ancora una volta, non “genitore 1” e “genitore 2” – con “padre e madre” poteva avere degli «effetti discriminatori», per esempio su quei minori che non avevano una figura paterna o materna, e creare dei problemi nella raccolta dei dati e nel rispetto delle normative europee.

Ricapitolando: il ministero dell’Interno e il governo non vogliono rimettere nella carta d'identità elettronica per i minori le espressioni “genitore 1” e “genitore 2”, semplicemente perché questi due termini, nei testi di legge, non ci sono mai stati. È vero che il Viminale vuole modificare le novità introdotte da Salvini a gennaio 2019, ma sulla base delle indicazioni ricevute dal Garante della privacy.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, il governo vuole «cancellare “padre” e “madre” dalla carta d'identità dei minori per sostituirli con genitore 1 e 2». Abbiamo verificato e il leader della Lega fa un’affermazione imprecisa e fuorviante.

Nel 2015 è stata introdotta la carta d’identità elettronica, e per quanto riguarda i minori, nelle leggi e sui documenti compariva il termine “genitori”, e non “genitore 1” e “genitore 2”. Nel 2019, quando era al Viminale, Salvini decise di sostituire “genitori” con “padre e madre”, ma oggi il ministero dell’Interno è intenzionato a fare marcia indietro. Non per una particolare motivazione politica, ma per rispettare le indicazioni arrivate dal Garante della protezione dei dati personali.

In ogni caso, “genitore 1” e “genitore 2” non torneranno sulla carta d’identità elettronica, anche perché non ci sono mai stati.

In conclusione, Salvini si merita un “Pinocchio andante”.

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