Giorgia Meloni

La proroga alle concessioni aeroportuali ai Benetton è un «regalo» da un miliardo di euro?

«[nei decreti "Rilancio" e “Cura Italia”] Che cosa c'entra il Covid con la proroga della concessione aeroportuale di Fiumicino ai Benetton, che vale un regalo da oltre un miliardo?» (min. 6:11)

Pubblicato: 31 lug 2020
Data origine: 29 lug 2020
Macroarea economia

Il 29 luglio la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è intervenuta (min. 6:52) alla Camera accusando il governo di aver sfruttato i decreti “Rilancio” e “Cura Italia” per far passare norme che hanno poco a fare con la pandemia di Covid-19.

Come esempio, Meloni ha citato la decisione di prorogare «la concessione aeroportuale di Fiumicino» alla famiglia Benetton, a cui sarebbe così stato fatto un regalo «da oltre un miliardo».

Ma davvero il governo ha prorogato le concessioni sugli aeroporti di Roma in mano ai Benetton? E da dove arriva il «miliardo» citato dalla leader di Fratelli d’Italia?

Abbiamo verificato.

La famiglia Benetton e Aeroporti di Roma

L’aeroporto romano di Fiumicino, insieme a quello di Ciampino, è gestito dalla società Aeroporti di Roma (Adr).

Il gruppo è in mano per il 99,4 per cento ad Atlantia, una società multinazionale attiva nel settore delle infrastrutture di cui abbiamo spesso parlato in relazione al Ponte Morandi di Genova e alle concessioni autostradali. Il 30 per cento di Atlantia – la quota più sostanziosa in mano a un singolo azionista – è controllata da Sintonia, una società a sua volta controllata da Edizione, la holding di proprietà della famiglia Benetton.

La restante parte di Adr è in mano ad enti pubblici territoriali (lo 0,2 per cento alla città metropolitana di Roma, e lo 0,1 per cento al comune di Fiumicino) e ad altri soci minori (per lo 0,3 per cento).

Che cosa è successo con le concessioni

È possibile ripercorre la storia delle concessioni aeroportuali per gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino tramite la Convenzione stipulata tra l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) e Adr nel 2012.

Nel documento si legge che la società Aeroporti di Roma gestisce i due scali della Capitale dal 1974, quando è stata concordata una prima concessione della durata iniziale di 35 anni (fino quindi al 2009).

La legge n. 333 dell’11 luglio 1992, poi, ha di fatto prorogato la concessione per altri 35 anni, fino al 2044.

Arriviamo quindi alle operazioni del governo Conte II, nel 2020. Con la conversione in legge del decreto “Rilancio” (legge n. 77 del 17 luglio 2020) è stato aggiunto un comma (1-bis) all’articolo 202 dove si legge che, «in considerazione del calo del traffico negli aeroporti italiani derivante dall’emergenza epidemiologica da Covid-19» e «al fine di contenere i conseguenti effetti economici, è prorogata di due anni la durata delle concessioni per la gestione e lo sviluppo dell’attività aeroportuale» a oggi attive.

È quindi corretto dire, come fa Meloni, che con il decreto “Rilancio” il governo Conte II ha prorogato le concessioni aeroportuali di due anni. Questa decisione include tutte le concessioni attualmente attive e quindi anche, ma non solo, quella di Atlantia relativa agli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino, che quindi non terminerà più nel 2044 ma nel 2046.

È però esagerato dire che questa proroga «non c’entrava nulla con la pandemia», come ha detto Meloni. Almeno secondo le giustificazioni ufficiali fornite nella conversione in legge del decreto “Rilancio”, i due anni aggiuntivi permetteranno alle compagnie che gestiscono gli aeroporti di compensare le perdite subite durante i mesi di lockdown e, in generale, nel corso dell’emergenza sanitaria.

Gli aeroporti infatti sono stati fortemente colpiti dalla crisi: secondo i dati riportati dal sito di Adr, aggiornati a maggio 2020, da inizio anno il sistema aeroportuale romano ha avuto il 63 per cento di passeggeri in meno rispetto al 2019, e sono stati tagliati il 54 per cento dei viaggi.

Il decreto “Cura Italia” (legge 24 aprile 2020, n. 27), poi, non include invece misure relative alle concessioni aeroportuali.

In conclusione, grazie alle misure approvate nel corso della pandemia la famiglia Benetton gestirà gli scali romani per altri due anni, fino al 2046.

Ma è vero che questa proroga vale «oltre un miliardo» di euro?

Quanto vale la proroga

Dicendo che la proroga di due anni fa alla famiglia Benetton un «regalo da oltre un miliardo», Meloni potrebbe fare riferimento ad alcune stime riportate da fonti stampa, come quelle pubblicate dal sito Affari Italiani lo scorso 8 luglio, dove si dice che la proroga vale «un miliardo di Ebitda».

La sigla, che in inglese sta per Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, viene generalmente tradotta in italiano con l’espressione “margine operativo lordo” (Mol), un indicatore che si riferisce alla differenza tra i ricavi di un’azienda e i costi generali e operativi (ad esempio le spese per il personale).

Abbiamo quindi controllato i dati del bilancio di Adr – pubblicati dalla società stessa con la Relazione finanziaria annuale 2019 di Aeroporti di Roma – ed effettivamente nel 2018 e 2019 Adr ha avuto un Mol rispettivamente di 577,3 milioni e 593,3 milioni di euro: un totale di circa 1,2 miliardi, che si avvicina alla cifra indicata da Meloni.

Questi numeri sono confermati anche dai bilanci di Edizione, la holding tramite cui la famiglia Benetton partecipa ad Atlantia e quindi anche ad Adr. Nel 2018 e nel 2019 l’ebitda di Edizione relativo alle attività aeroportuali italiane – cioè proprio ai due aeroporti di Fiumicino e Ciampino, gli unici due controllati da Adr e dai Benetton – è stato rispettivamente di 580 milioni e 596 milioni, quindi un totale sempre di circa 1,2 miliardi.

Il margine operativo lordo però è diverso dall’utile di esercizio, che invece indica i ricavi effettivi al netto di tutte le spese. Nel 2019 infatti l’utile complessivo di Adr è stato di 208 milioni, e di 242 nel 2018.

Oggi quindi «un miliardo» equivale all’incirca al margine operativo lordo di Aeroporti di Roma calcolato sugli ultimi due anni. Tra il 2044 al 2046 questa cifra potrebbe ovviamente cambiare sostanzialmente, magari anche a causa di fattori che ora non possiamo immaginare.

Il verdetto

Il 29 luglio intervenendo alla Camera la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha detto che durante l’emergenza coronavirus il governo ha utilizzato i decreti “Rilancio” e “Cura Italia” per approvare leggi che hanno poco a che fare con la pandemia. Tra queste, Meloni ha citato la decisione di rinnovare le concessioni aeroportuali di Roma, facendo così un «regalo da oltre un miliardo» alla famiglia Benetton.

Oggi la società Atlantia, controllata dalla famiglia Benetton, detiene il 99,4 per cento di Aeroporti di Roma (Adr), la società che controlla gli scali capitolini di Fiumicino e Ciampino. La concessione sarebbe dovuta scadere nel 2044, ma grazie ad una norma inserita nel decreto “Rilancio” è stata prorogata per altri due anni, fino quindi al 2046.

Precisiamo che la norma in questione è valida per tutte le concessioni aeroportuali oggi attive, e non solo per quelle nelle mani dei Benetton.

Secondo il governo, l’estensione delle concessioni permetterà alle compagnie che controllano gli aeroporti italiani di compensare le perdite subite durante i mesi di lockdown: la decisione, quindi, è stata comunque collegata alla pandemia in corso.

Parlando di un «regalo da oltre un miliardo», infine, Meloni potrebbe fare riferimento al Margine operativo lordo di Adr, che negli ultimi due anni (2018-2019) è stato pari complessivamente a circa 1,2 miliardi. Questo, però, non corrisponde all’utile complessivo della società Adr (cioè ai ricavi finali al netto di tutte le spese), che nello stesso periodo è stato pari a 450 milioni.

In ogni caso, è impossibile sapere fin da ora quanto la famiglia Benetton guadagnerà da una concessione aeroportuale in un periodo lontano più di 20 anni.

In conclusione, un “Nì” per Meloni.

Logo
Logo
Logo
Logo