Giovanni Toti

La Liguria è davvero il «primo porto» del Mediterraneo?

«[La Liguria è] il primo porto del Mediterraneo» (min. 02:47)

Pubblicato: 27 mag 2020
Data origine: 17 mag 2020
Macroarea economia

Il 17 maggio, ospite a Mezz’ora in più su Rai3, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha detto (min. 02:47) che la sua regione è «il primo porto del Mediterraneo».

È davvero così? Abbiamo verificato.

I porti della Liguria

Prima di tutto è necessario chiarire di quali porti stiamo parlando. Nella sua dichiarazione Toti fa un generico riferimento all’intera regione, che ha tre porti principali: quelli di Genova, Savona e La Spezia.

I primi due sono gestiti dalla stessa autorità portuale, l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, che comprende anche i bacini di Genova Prà e Vado Ligure.

Il porto di La Spezia ricade invece sotto l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale, insieme con il porto di Marina di Carrara, che però è in Toscana e non sarà oggetto di questo nostro fact-checking.

«Per avere una fotografia d’insieme sull’intero sistema portuale della regione può aver senso mettere insieme i dati dei tre principali porti liguri, ma va tenuto bene a mente che hanno caratteristiche, gestioni e strategie diverse», ha spiegato a Pagella Politica Alessandro Panaro, responsabile del servizio Maritime & energy del centro Studi e ricerche sul mezzogiorno (Srm), che si occupa di fare ricerca sul comparto marittimo e logistico. «Sono porti che dipendono da autorità diverse e possono farsi anche concorrenza tra loro».

Vediamo ora che cosa dicono i numeri più aggiornati sui porti mediterranei, immaginando che in realtà i tre porti della Liguria ne costituiscano uno solo.

La classifica sul commercio

A marzo 2020 Eurostat ha pubblicato un approfondimento statistico con una serie di dati sui traffici portuali in Europa. Una sezione è dedicata proprio alla classifica dei principali porti del continente, stilata sulla base della quantità movimentata di merci e di container.

Vediamo chi c’è nelle prime posizioni.

Traffico delle merci

Nel 2018 (dati più aggiornati) le prime quattro posizioni tra i porti con più merci movimentate in Europa erano occupate da quattro porti del Nord Europa: Rotterdam (441,5 milioni di tonnellate), Anversa (212 milioni), Amburgo (117,6 milioni) e Amsterdam (99,5 milioni).

Il primo porto del Mediterraneo – area a cui fa riferimento Toti – compare in quinta posizione: con 88,6 milioni di tonnellate di merci movimentate troviamo il porto di Algeciras, che si trova nello stretto di Gibilterra, nel sud della Spagna.

Al secondo posto tra i porti mediterranei c’era quello di Marsiglia in Francia (75,6 milioni di tonnellate), seguito da Izmit in Turchia (72,4 milioni) e Valencia in Spagna (62 milioni).

Genova, con circa 51,6 milioni di tonnellate movimentate da traffico commerciale nel 2018, si trovava in decima posizione tra i porti del Mediterraneo (e diciassettesima in tutto il continente). La prima tra le italiane era Trieste, con 57,4 milioni di tonnellate.

Se aggiungiamo al porto di Genova i circa 15,8 milioni di tonnellate del porto di La Spezia e i circa 15 milioni dei bacini di Savona, le merci movimentate dalla Liguria salgono a quasi 82,4 milioni di tonnellate, un dato nel Mediterraneo secondo solo ad Algeciras (e sesto in Europa) (Grafico 1).

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Grafico 1. Porti nel Mediterraneo con più tonnellate movimentate – Fonte: Eurostat

Ricordiamo che questo confronto ha comunque dei limiti intrinseci. Ci sono altre “regioni” o aree lungo tutte le coste del Mediterraneo con più porti e sommabili tra loro: senza dilungarci nell’analisi, è evidente che considerare l’intera Liguria la avvantaggia rispetto agli “avversari” in questa speciale classifica, fatta di singole città.

È necessario inoltre sottolineare che ci sono almeno due porti nel Mediterraneo non monitorati da Eurostat che da soli fanno meglio di Genova (ma non della Liguria messa insieme) in termini di merci movimentate.

Secondo le elaborazioni del centro studi Srm – attivo nell’ambito della ricerca marittima – nel 2018 Port Said in Egitto, all’imboccatura del Canale di Suez, e Tanger Med in Marocco, alle porte dello Stretto di Gibilterra, hanno spostato più tonnellate del capoluogo ligure.

«Qui entra in gioco l’elemento della competitività: alcuni porti nel Mediterraneo, come quelli in Nord Africa e nel Medio Oriente, stanno diventando più competitivi di quelli italiani ed europei, grazie alla creazione di free zone, aree doganali e fiscali che attirano gli investimenti esteri», ha chiarito Panaro. «I porti italiani hanno invece da anni un traffico stabile, di “difesa” per così dire, rispetto alle altre aree».

Traffico dei container

I dati sulla quantità di tonnellate di merci fotografano però solo un aspetto del commercio marittimo in generale. Sono, per così dire, parziali: dipendono molto dal tipo di merci che vengono commercializzate e dal loro peso specifico, e non descrivono appieno le capacità e l’efficienza di un’area portuale.

Per questo motivo, quando si parla di logistica dei porti, si usa anche un’altra statistica, chiamata “Teu”, una sigla che sta per twenty (feet) equivalent unit (in italiano, “unità equivalente a venti piedi”). Il Teu serve per quantificare il numero di container che vengono movimentati in un porto.

«Il container come unità di misura è uno dei principali punti di riferimento nella ricerca in ambito marittimo perché è una delle più significative espressioni del commercio internazionale», ha sottolineato Panaro del centro studi Srm. «Al giorno d’oggi tutto viaggia ormai su container. E nel mercato internazionale questa modalità di trasporto sta assumendo un ruolo sempre più di rilievo».

Secondo le rilevazioni Eurostat, nel 2018 (dati più aggiornati) il primo porto del Mar Mediterraneo per container movimentati era Valencia, con circa 5,2 milioni di Teu, seguita dal porto del Pireo di Atene (quasi 4,9 milioni), Algeciras (circa 4,8 milioni) e Gioia Tauro in Calabria (circa 4 milioni).

Genova era invece al settimo posto, con circa 2,6 milioni di Teu movimentati. Se a questi aggiungiamo i 65 mila dei porti di Savona e gli 1,5 milioni circa di Teu di La Spezia – un’operazione che la avvantaggia rispetto agli “avversari” intesi come singoli porti, come abbiamo detto prima – la Liguria sale a circa 4,1 milioni di Teu, piazzandosi al quarto posto, dietro a Valencia, il Pireo e Algeciras (Grafico 2).

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Grafico 2. Porti nel Mediterraneo con più Teu movimentati – Fonte: Eurostat

Anche per quanto riguarda i container, allargando lo sguardo a tutti i mari europei, scopriamo che sul podio nel 2018 c’erano tre porti del Nord: Rotterdam (13,6 milioni di Teu), Anversa (10,8 milioni) e Amburgo (8,7 milioni).

La classifica sui passeggeri

Analizziamo ora un’altro dato che dà un’idea della portata dei sistemi portuali dei vari Paesi in Europa.

Tra croceristi e passeggeri di traghetti, nel 2018 il porto di Genova ha imbarcato e sbarcato quasi 3,1 milioni di persone, Savona 1,2 milioni e La Spezia 472 mila (dato che tiene solo conto delle crociere, quello sui traghetti non è disponibile nemmeno consultando altre fonti). Stiamo parlando nel complesso di circa 4,7 milioni di persone.

A marzo scorso Eurostat ha aggiornato le statistiche relative al movimento di passeggeri nei porti europei, che ci permettono di fare un confronto con i dati liguri.

Due anni fa Genova, Savona e La Spezia insieme si piazzavano al decimo posto nel Mar Mediterraneo. Qui al primo posto c’era Messina, con 10,6 milioni di passeggeri, seguita da Reggio Calabria (9,3 milioni) e dal Pireo di Atene (8,9 milioni).

Questi dati sono evidentemente molto influenzati dalla presenza di passeggeri dei traghetti (molto più frequenti sulle brevi distanze, come quella nello Stretto di Messina). Vediamo quindi come cambiano le posizioni in classifica se si prendono in considerazione solo le crociere.

I passeggeri delle crociere

Nel 2018 i porti liguri hanno movimentato complessivamente oltre 2,3 milioni di passeggeri crocieristici (circa un milione a Genova, circa 850 mila a Savona e 472 mila a La Spezia).

In base alle elaborazioni di Medcruise (l’associazione dei porti crocieristici del Mediterraneo) due anni fa questi dati collocavano l’intera Liguria al quarto posto nel Mediterraneo, dietro a Barcellona (oltre 3 milioni di passeggeri dalle crociere) e le isole Baleari in Spagna (oltre 2,4 milioni), e Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta nel Lazio (oltre 2,4 milioni) (Grafico 3).

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Grafico 3. Porti nel Mediterraneo con più passeggeri crocieristi movimentati – Fonte: Medcruise

Ricapitolando: se mettiamo insieme i porti di Genova, Savona e La Spezia, nel 2018 la Liguria era seconda per tonnellate merci movimentati e quarta per Teu, così come per passeggeri crocieristici. La regione era invece più indietro nella classifica che tiene conto anche dei passeggeri dei traghetti.

Come abbiamo visto, considerare la Liguria un porto unico è un vantaggio non da poco. Genova da sola – il porto più grande della Liguria – sarebbe infatti decima per tonnellate movimentate, settima per Teu e quarta come passeggeri di crociere.

L’impatto economico dei porti

In tutto questo resta però un problema di fondo: «I numeri relativi ai volumi di traffico possono facilmente prestarsi a manipolazioni e diverse interpretazioni», ha spiegato a Pagella Politica Francesco Parola, professore di Economia e management marittimo e portuale all’Università degli Studi di Genova. Di parere simile è anche Panaro di Srm: tonnellate, Teu e passeggeri non bastano per fare classifiche.

«I dati su merci e container ci dicono qualcosa, ma bisogna ricordare che ogni porto ha una storia a sé», ha sottolineato Panaro a Pagella Politica. «Nel Mediterraneo, per esempio, ci sono porti dove magari semplicemente si spostano i container da una nave all’altra (pratica chiamata in gergo tecnico transhipment, o “trasbordo”, ndr) e questo richiede un certo tipo di analisi. Altra cosa sono invece i porti che fanno export di merci prese da un sistema produttivo e le portano nei Paesi di destinazione, oppure importano merci e le lavorano. Qui il valore aggiunto dato dal porto cambia».

Nel 2018 il 12,5 per cento dei container movimentati dal porto di Genova era legato ad attività di transhipment – ossia trasbordo di merci da nave a nave – mentre il restante 87,5 per cento era traffico gateway, ossia origine o destinazione di carichi destinati ad aree economiche di rilievo. Porti come Valencia, Algeciras e Gioia Tauro, invece, sono impegnati soprattutto in traffico transhipment, con un diverso impatto economico sull’economie regionali.

«Se si escludono il traffico transhipment e le merci che viaggiano per le attività industriali legate al porto, i porti di Genova e Savona sono ai vertici del Mediterraneo per le attività commerciali», ha detto Parola dell’Università di Genova a Pagella Politica. «Se invece includessimo anche le attività industriali, Marsiglia salirebbe al primo posto».

C’è poi il discorso su come calcolare il contributo all’economia che hanno i porti nelle varie regioni del Mediterraneo.

Secondo uno studio pubblicato a maggio 2016 dalle società di consulenza Nomisma, Prometeia e Tema, il porto di Genova garantisce in totale – tra posti diretti, indiretti e indotto – 54 mila occupati, un fatturato di 10,8 miliardi di euro e 4,6 miliardi di euro di valore aggiunto. Questi sono numeri più alti, per esempio, di quelli che dà uno studio condotto nel 2015 sul porto di Valencia in Spagna o uno studio del 2016 sul porto di Algeciras.

«Possiamo dire che il sistema portuale ligure è nel complesso tra le prime posizioni nel Mediterraneo, ma è oggettivamente impossibile fare una classifica che tenga conto di tutti i fattori economici e produttivi in gioco», ha chiarito Panaro. «Ogni sistema portuale va analizzato come un oggetto a sé stante. Ogni volta che si cerca di capire se un porto è meglio di un altro bisogna chiedersi: “In che senso?” e “Perché?”».

Rimane comunque molto complicato fare confronti puntuali da un punto di vista economico sulla base delle ricerche a disposizione.

«Gli studi sono sempre diversi e usano dati di input in forma diversa», ha sottolineato Parola. «Le metodologie sono diverse e anche gli obiettivi dettati dai committenti pubblici. Si possono fare ragionamenti sulla creazione di occupazione dirette e indotto, per esempio, o sull’attrazione di investimenti privati. Ma è molto difficile confrontare gli effettivi effetti moltiplicatori sull’economia a livello regionale e spaziale».

Il verdetto

Secondo Giovanni Toti, la Liguria – regione di cui è presidente – è «il primo porto del Mediterraneo».

Abbiamo verificato e anche se è molto difficile confrontare tutti i sistemi portuali mediterranei in una classifica generale – mettendo per esempio insieme tutti i porti delle varie regioni che si affacciano sul Mediterraneo – possiamo dire che Toti esagera. Ma è vero che i porti della Liguria ricoprono un ruolo di primo piano nel Mediterraneo.

Per quanto riguarda le tonnellate di merci movimentate, nel 2018 i porti di Genova, Savona e La Spezia messi insieme erano al secondo posto nel Mediterraneo, mentre per quanto riguarda i container – una delle unità di misura più utilizzate – si piazzavano quarti.

Stessa posizione valeva per il traffico di passeggeri da crociere, mentre la Liguria era decima per il traffico generale dei passeggeri, compresi quelli dei traghetti.

Questi dati fotografano però solo un aspetto della questione: dicono qualcosa sul ruolo dei porti liguri nel Mediterraneo – e di quello dei porti in altri Paesi – ma tralasciano l’impatto economico e produttivo (o quello della competitività) che alcuni studi cercano di quantificare per le singole realtà portuali ma non per tutto il Mediterraneo. In conclusione, Toti si merita un “Nì”.

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