Carlo Sibilia

No, in Spagna le multe alle Ong non ci sono (e neppure in Grecia)

«“Cancellare le multe alle Ong”. La Spagna continua ad averle quindi ancora una volta si rischia una pericolosa disomogeneità in Europa»

Pubblicato: 19 feb 2020
Data origine: 18 feb 2020
Macroarea questioni sociali

Il 18 febbraio il sottosegretario al Ministero dell’Interno Carlo Sibilia (M5s) ha commentato su Facebook la possibilità di «cancellare le multe alle Ong», previste dai cosiddetti “decreti Sicurezza” voluti a suo tempo da Matteo Salvini.

Secondo Sibilia, con la loro eliminazione «si rischia una pericolosa disomogeneità in Europa», dal momento che «la Spagna continua ad averle».

Ma è davvero così? Anche il governo spagnolo ha introdotto multe per le navi Ong come ha fatto Salvini? E qual è la situazione in Grecia, l’altro Paese che affaccia sul Mediterraneo in cui maggiormente arrivano i migranti via mare?

Abbiamo verificato con l’aiuto dei nostri colleghi fact-checker spagnoli e greci e le cose non stanno come dice Sibilia.

Che cosa sono le multe alle Ong

L’articolo 1 del cosiddetto “decreto Sicurezza bis” – convertito in legge dal Senato il 5 agosto 2019 – stabilisce che il ministro dell’Interno «può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» italiano (eccetto quelle militari italiane e in servizio governativo) in due casi: o genericamente per motivi di ordine e sicurezza pubblica, oppure quando si verifica una specifica condizione regolata dalla Convenzione di Montego Bay del 1982 (una delle principali fonti del diritto internazionale del mare). Vediamo meglio questa seconda ipotesi.

L’articolo 19 (comma 2, lettera g) della convenzione di Montego Bay, spiega un dossier del Senato, considera come «pregiudizievole per la pace, il buon ordine e la sicurezza dello Stato» il passaggio di una nave straniera se quest’ultima è impegnata, tra le altre cose, in un’attività di carico o scarico di persone in violazione delle leggi di immigrazione vigenti nello Stato costiero.

Chiarito questo, le navi che non rispettano un divieto emesso dal ministro dell’Interno in base all’articolo 1 del “decreto Sicurezza bis” possono essere punite (art. 2 dello stesso decreto, come convertito in legge) con una multa che va da 150 mila a un milione di euro. All’inizio il testo del decreto approvato dal Consiglio dei ministri a giugno 2019 prevedeva sanzioni nettamente più ridotte: da 10 mila a 50 mila euro. Le cifre sono state aumentate poi durante l’esame del Parlamento.

Questa disposizione è particolarmente innovativa? E che problemi presenta?

«Secondo il punto di vista del diritto internazionale del mare, da un lato il decreto dice delle cose abbastanze scontate: già prima era stabilito che uno Stato costiero potesse impedire il passaggio offensivo di una nave», aveva spiegato ad agosto 2019 a Pagella Politica Irini Papanicolopulu, professoressa di diritto internazionale all’Università Bicocca di Milano ed esperta in diritto del mare. Il “decreto Sicurezza bis” non ha quindi introdotto possibilità inedite.

«Dall’altro lato, a partire dalle dichiarazioni di Salvini e di altri esponenti del governo, sembra che l’intento sia quello di rendere ancora più esplicita la volontà di impedire alle navi che hanno soccorso persone di entrare nei porti italiani», aveva spiegato ancora Papanicolopulu. «Questo potrebbe essere illegale sulla base di altre convenzioni internazionali». Quest’ultime, che impongono tra le altre cose di sbarcare i naufraghi nel porto sicuro più vicino e vietano il respingimento verso i Paesi di partenza per i richiedenti asilo, sono quelle sul soccorso in mare (Convenzione di Amburgo del 1979) e sui richiedenti asilo (Convenzione di Ginevra del 1951). Quindi il “decreto Sicurezza bis”, che come detto non fa che ribadire una possibilità già prevista per lo Stato di impedire il passaggio offensivo di una nave, sarebbe nato (come si evince anche dalla Relazione illustrativa del decreto) per uno scopo che non è legittimo in base al diritto internazionale del mare: quello di impedire lo sbarco dei migranti salvati nel Mediterraneo. Le multe esorbitanti sarebbero funzionali a questo scopo.

Un riferimento all’aumento delle multe era contenuto tra le «perplessità» espresse dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel promulgare la nuova legge. Ed è sulla base delle osservazioni fatte da Mattarella che Pd, M5s e LeU hanno promesso, nel loro Programma di governo, di rivisitare il contenuto dei “decreti Sicurezza”. Di recente la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha di nuovo ipotizzato di accogliere i rilievi di Quirinale, abbassando le sanzioni economiche previste.

Ma davvero cancellare le multe ci renderebbe diversi dalla Spagna?

La situazione in Spagna

Con l’aiuto dei nostri colleghi fact-checker spagnoli di Maldita, abbiamo verificato il contesto normativo in Spagna per trovare una risposta a questa domanda, partendo da un caso specifico, avvenuto nel 2019.

Nell’estate dello scorso anno alcuni siti di notizie italiani avevano riportato la denuncia fatta dal fondatore della Ong spagnola Open Arms, Oscar Camps, che il 1° luglio 2019 su Twitter aveva paragonato a Matteo Salvini l’allora presidente socialista del governo spagnolo Pedro Sánchez. All’epoca, secondo Camps, Sánchez aveva minacciato Open Arms con una multa tra i 200 mila e i 900 mila euro, se avesse condotto delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale.

Un articolo pubblicato il 2 luglio 2019 dal quotidiano spagnolo El Diario spiega nel dettaglio come andarono le cose, aiutandoci a capire meglio la questione delle presunte multe alle Ong in Spagna.

Il 27 giugno 2019 – il giorno dopo che la nave Open Arms era tornata operativa nel Mediterraneo dal porto di Napoli – il direttore generale della Marina mercantile spagnola Benito Núñez Quintanilla aveva inviato una lettera alla Ong (qui il testo completo) in cui, riassumendo, si ricordava all’organizzazione che non poteva dirigersi appositamente in una zona di mare con lo scopo specifico di condurre operazioni di salvataggio, senza l’autorizzazione e il coordinamento delle autorità nazionali competenti (italiane o maltesi, nel caso). In sintesi, secondo il governo spagnolo è cioè lecito (anzi, dovuto) salvare i naufraghi che si incontrano occasionalmente in mare, non lo è andare a posizionarsi su una rotta migratoria allo specifico scopo di traghettare i migranti dai barconi alle coste europee.

Secondo la lettera del governo spagnolo, se la Open Arms avesse violato queste indicazioni, avrebbe rischiato di commettere delle infrazioni «contro la sicurezza marittima» e «contro la gestione del traffico marittimo». In base all’articolo 312 del decreto reale spagnolo n. 2 del 2011 (“Testo consolidato della legge sui porti dello Stato e sulla Marina mercantile”), le prime possono essere punite con una multa fino a 901 mila euro, le seconde con una multa fino a 300 mila euro.

Come sottolinea la lettera, la nave della Open Arms – che batte bandiera della Spagna – «indipendentemente da dove si trova» è soggetta alle leggi spagnole sulla navigazione, in base a quanto stabilito dall’articolo 5 della legge n. 14 del 2014 sulla “Navigazione marittima”.

«Alla nave può essere ordinato di rientrare in un porto spagnolo per rendere effettiva l'interruzione della navigazione se dovesse persistere nello svolgimento delle operazioni di ricerca e salvataggio senza rispettare le norme richieste», si legge nella lettera inviata dalla Marina mercantile alla Open Arms.

Ricapitolando: è insomma sbagliato dire che in Spagna esistono multe per le Ong identiche a quelle introdotte dall’Italia con il “decreto Sicurezza bis”, che fanno esplicitamente riferimento all’immigrazione e all’ingresso in acque territoriali italiane di navi di qualsiasi nazionalità.

Le norme spagnole, con cui è stata supportata la “minaccia” di una sanzione a Open Arms nel 2019, sono state introdotte nel 2011, ma fanno riferimento a contesti più generici rispetto a quelli disciplinati dall’Italia. La legge iberica infatti fa riferimento a possibili violazioni, per esempio, sulla sicurezza marittima, e riguarda solo le navi che sottostanno alle leggi spagnole. Nel caso specifico, alle navi che battono bandiera spagnola che conducono operazioni di salvataggio nel Mediterraneo.

Vediamo adesso qual è il quadro nell’altro Paese di maggiori sbarchi in Europa, ossia la Grecia.

La situazione in Grecia

Con l’aiuto dei nostri colleghi fact-checker greci di Ellinika Hoaxes abbiamo verificato che cosa rischia secondo le leggi in Grecia una Ong che volesse portare in territorio ellenico dei migranti salvati in mare.

L’articolo 30 (Άρθρο 30) del “Codice in materia di immigrazione” – come modifica dall’articolo 12 (Άρθρο 12) della legge n. 4637 del 2019 – elenca una serie di sanzioni per «capitani o comandanti di navi, imbarcazioni o conducenti di qualsiasi mezzo di trasporto che introducono in Grecia persone senza il permesso d’ingresso o a cui è stato negato l’ingresso».

Chi commette questo reato rischia in Grecia fino a 10 anni di carcere e una multa da 30 mila a 60 mila euro per ogni persona trasportata, cifre che salgono a 60-100 mila se chi commette il reato lo fa per guadagnare soldi.

Queste leggi si applicano ovviamente anche alle navi Ong e ai membri del loro equipaggio, ma non c’entrano con le multe italiane, ma semmai con il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che anche in Italia è punito con multe e reclusione, a meno che non sia giustificato dal cosiddetto «stato di necessità» (per esempio, nel caso del salvataggio di persone in mare).

Come ci hanno spiegato i nostri colleghi di Ellinika Hoaxes, ad oggi non risulta comunque che navi Ong abbiano direttamente trasferito migranti dalla Turchia alla Grecia, sebbene ci siano stati casi di arresti di membri di organizzazione umanitarie accusati di aver trainato verso le isole greche imbarcazioni con a bordo migranti, non in immediato pericolo di vita.

Il verdetto

Secondo Carlo Sibilia (M5s), «cancellare le multe alle Ong» rischierebbe di creare «una pericolosa disomogeneità in Europa», dal momento che «la Spagna continua ad averle». Abbiamo verificato e da un punto di vista delle leggi vigenti le cose non stanno proprio così.

A luglio 2019 la Marina mercantile spagnola aveva avvertito la nave Ong Open Arms che avrebbe rischiato multe tra i 300 mila e i 900 mila euro se avesse condotto operazioni di salvataggio in violazione delle leggi spagnole (che valgono, appunto, per navi battenti bandiera della Spagna) sulla sicurezza marittima e senza il permesso e il coordinamento delle autorità italiane o maltesi. Insomma, non per il semplice ingresso nelle acque territoriali spagnole.

Se si allarga lo sguardo all’altro Paese europeo di sbarco dei migranti, ossia la Grecia, si scopre che anche qui non esistono multe specifiche per le navi che entrano in acque territoriali greche con a bordo migranti. Esistono invece sanzioni per chi commette il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, cosa che avviene in Italia indipendentemente da quanto stabilito dal “decreto Sicurezza bis”.

Possiamo insomma dire che senza questo decreto e le sanzioni alle Ong lì previste, ma con le altre normative vigenti – internazionali, come la Convenzione di Montego Bay, e nazionali, come la norma sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina –, l’Italia non sarebbe in una posizione significativamente diversa dagli altri Paesi maggiormente interessati dal fenomeno degli sbarchi. Eliminare le sanzioni, quindi, non creerebbe nessuna particolare disomogeneità a livello europeo.

In conclusione, “Pinocchio andante” per Sibilia.

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