Stefano Bonaccini

Bonaccini ha (quasi) ragione sulla dispersione scolastica in Emilia Romagna

«[Nella dispersione scolastica, n.d.r] Il nostro sistema formativo […] ci ha permesso di raggiungere risultati migliori rispetto al resto del Paese, in linea con gli obiettivi fissati dalla Ue».

Pubblicato: 14 gen 2020
Data origine: 01 gen 2020
Macroarea questioni sociali

Il 1° gennaio 2020, l'attuale presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha scritto su Facebook che, per quanto riguarda la dispersione scolastica, il sistema formativo della regione ha permesso di raggiungere risultati «migliori rispetto al resto del Paese, in linea con gli obiettivi fissati dall'Ue».

Ma è davvero così? Abbiamo verificato.

Di che cosa stiamo parlando

Secondo la definizione dell’Istat, per abbandono scolastico precoce si intende la percentuale di «giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media), che non sono in possesso di qualifiche professionali regionali ottenute in corsi con durata di almeno 2 anni e che non frequentano corsi scolastici né svolgono attività formative».

La raccolta di questo dato avviene secondo i criteri stabiliti da Eurostat, che a sua volta pubblica il tasso di abbandono scolastico per i 28 Paesi dell’Ue (oltre che per 7 Paesi extra-Ue). In questo modo è possibile verificare quali nazioni europee presentino una percentuale di abbandono scolastico in linea con l’obiettivo stabilito a livello europeo.

Ma qual è questo obiettivo?

L’Europa ha rispettato le sue promesse?

La lotta alla dispersione scolastica è uno dei 5 obiettivi [1] decennali della “Strategia Europa 2020”, il documento per una crescita «intelligente, sostenibile e inclusiva» dell’Unione, adottato nel 2010 dal Consiglio dell’Ue su proposta della Commissione. Con questo testo l’Ue si è impegnata – tra le altre cose – ad «affrontare il problema dell’abbandono scolastico precoce, portando il tasso di abbandono scolastico al 10 per cento dall’attuale 15 per cento».

Dal 2009, quando il tasso medio della Ue di abbandono scolastico era pari al 14,2 per cento, questo dato è diminuito di anno in anno, arrivando a toccare nel 2018 un valore del 10,6 per cento. Una percentuale vicina dunque all’obiettivo fissato nel 2010.

Nel corso degli anni il divario tra gli Stati membri si è ridotto: da più di 25 punti percentuali nel 2009 (la differenza tra il dato peggiore, di Spagna e Portogallo, pari al 30,9 per cento, e il dato migliore, della Slovacchia, pari al 4,9 per cento) a meno di 15 punti nel 2018 (la differenza tra il dato peggiore, della Spagna, pari al 17,9 per cento, e il dato migliore, della Croazia, pari al 3,3 per cento).

Resta tuttavia una grande varietà di situazioni, con alcuni Paesi che si trovano ancora lontani dalla soglia del 10 per cento (oltre alla Spagna possiamo citare per esempio Malta, al 17,4 per cento, e la Romania, al 16,4 per cento) e con altri per cui il tasso di abbandono scolastico è cresciuto rispetto al 2010 invece che diminuire (è il caso di Slovacchia e Svezia, che restano comunque al di sotto della soglia del 10 per cento, e dell’Ungheria, che invece rimane al di sopra).

Regione che vai, abbandono che trovi

Il tasso medio europeo di abbandono scolastico è quindi generalmente calato rispetto al 2010.

Questa diminuzione ha riguardato anche il nostro Paese che, sebbene lontano dall’obiettivo europeo del 10 per cento, ha visto una riduzione di 4,6 punti percentuali in 10 anni: dal 19,1 per cento del 2009 al 14,5 del 2018.

In maniera simile a quanto registrato a livello europeo, anche l’Italia presenta grandi differenze territoriali. Secondo i dati Istat, nel 2018 alcune regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria e Campania) presentavano un tasso di abbandono scolastico superiore al 17 per cento, mentre, allo stesso tempo, altre regioni si trovavano già al di sotto del 10 per cento fissato dall’Ue (è il caso dell’Umbria, del Trentino Alto Adige, del Friuli–Venezia Giulia e dell’Abruzzo).

Meglio «rispetto al resto del Paese»?

Il presidente Bonaccini sostiene che il sistema formativo dell’Emilia–Romagna abbia ottenuto, nell'ambito della dispersione scolastica, «risultati migliori rispetto al resto del Paese».

Con un tasso dell’11 per cento, l’abbandono scolastico in Emilia-Romagna è effettivamente inferiore a quello medio italiano, e si trova a un solo punto percentuale di distanza dall’obiettivo europeo per il 2020.

Dunque la dichiarazione di Bonaccini è sostanzialmente corretta. Ma approfondiamo meglio qual è la situazione.

Ci sono cinque regioni che presentano risultati simili a quello dell’Emilia Romagna: il Lazio (l’11,3 per cento), la Basilicata (l’11,1 per cento), il Molise (11 per cento), il Veneto (11 per cento) e la provincia autonoma di Bolzano (11 per cento). Fanno invece meglio Toscana (10,6 per cento), Marche (10 per cento), Friuli–Venezia Giulia (8,9 per cento), Abruzzo (8,8 per cento), Umbria (6,7 per cento) e la provincia autonoma di Trento (6,7 per cento). Quindi, l’Emilia-Romagna si trova nella metà alta della classifica, davanti a 11 Regioni, alla pari con altre tre.

In termini di riduzione del tasso di abbandono scolastico, l’Emilia-Romagna presenta comunque [2] risultati leggermente inferiori rispetto alla media nazionale. Infatti, dal 2009 a oggi la regione guidata da Bonaccini ha visto un calo del 3,5 per cento del tasso di abbandono (dal 14,5 per cento all’11 per cento), contro una riduzione media in Italia del 4,6 per cento.

Inoltre, il dato sull’abbandono scolastico in Emilia-Romagna del 2018 (11 per cento) è peggiorato rispetto a quello del 2017 (9,9 per cento).

Il verdetto

Il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, parlando di dispersione scolastica, ha affermato che il sistema formativo della sua regione ha conseguito «risultati migliori rispetto al resto del Paese, in linea con gli obiettivi fissati dall'Ue».

Nel 2018 la quota di giovani di età compresa fra i 18 e 24 anni che hanno abbandonato prematuramente la scuola in Emilia-Romagna è stata dell'11 per cento. Questo dato è migliore rispetto alla media nazionale italiana (14,5 per cento) ed è vicino all’obiettivo europeo per il 2020, fissato nel nel 2010 al 10 per cento della popolazione. Bonaccini ha quindi sostanzialmente ragione.

Bisogna però aggiungere che la regione guidata dal governatore del Pd non è comunque tra le migliori in Italia (è settima in questa classifica, alla pari con altre tre regioni), che la riduzione della dispersione scolastica è stata leggermente meno marcata in Emilia Romanga rispetto alla media nazionale, e che nel 2018 il dato di questa regione è peggiorato di un punto percentuale rispetto al 2017.

Bonaccini si merita comunque nel complesso un “C'eri quasi”.


[1] Gli altri obiettivi sono: portare almeno al 75% il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni; investire il 3% del prodotto interno lordo in ricerca e sviluppo; ridurre le emissioni di gas serra almeno al 20%, portare al 20% la quota di energie rinnovabili e aumentare l'efficienza energetica del 20%; ridurre di 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale.

[2] Personalizza > Seleziona > Seleziona periodo.

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