Filippo Scerra

È vero: Giorgetti è stato un sostenitore del pareggio di bilancio in Costituzione

«Voglio ricordare in questa sede che fu proprio Giancarlo Giorgetti il relatore e uno dei maggiori sostenitori della legge con la quale l’Italia inserì il pareggio di bilancio in Costituzione, che è stata una vera sciagura per il nostro Paese».

Pubblicato: 12 dic 2019
Data origine: 11 nov 2019
Macroarea istituzioni

Il 12 dicembre, l’account Twitter ufficiale del Movimento 5 stelle ha pubblicato un estratto video dell’intervento alla Camera del deputato Filippo Scerra, che ha accusato la Lega e le sue scelte quando era al governo con Berlusconi, tra il 2008 e il 2011.

«Voglio ricordare in questa sede – ha detto Scerra l’11 dicembre – che fu proprio Giancarlo Giorgetti il relatore e uno dei maggiori sostenitori della legge con la quale l’Italia inserì il pareggio di bilancio in Costituzione, che è stata una vera sciagura per il nostro Paese».

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Senza entrare nel merito del giudizio politico espresso dal deputato del M5s, è vero che in passato Giorgetti, uno degli esponenti di primo piano nella Lega di Matteo Salvini, ha partecipato attivamente all’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione?

Abbiamo verificato e il deputato del M5s ha ragione.

Di che cosa stiamo parlando

Con la legge costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012, il Parlamento approvò l’introduzione in Costituzione (in particolare negli articoli 81 co.6 e 97, ma non solo) del principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio.

Come spiega il sito ufficiale della Camera, questa novità normativa arrivò «in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni sui debiti sovrani dell’area dell’Euro», quando emerse «a livello comunitario l’esigenza di prevedere negli ordinamenti nazionali ulteriori e più stringenti regole per il consolidamento fiscale».

All’epoca, la legge era stata esaminata e approvata molto velocemente.

Il primo esame nelle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio e Tesoro della Camera era iniziato il 5 ottobre 2011 (quando a capo del governo c’era ancora Silvio Berlusconi e il centrodestra, con la Lega). Nelle settimane successive, il testo era stato trattato da Montecitorio, dalle Commissioni e dal Senato ed era poi tornato alla Camera a dicembre 2011 per una seconda lettura (sia in commissione che in Aula, quando era stato già nominato il nuovo governo tecnico di Mario Monti).

La proposta di legge costituzionale aveva concluso il suo iter in Parlamento con l’approvazione definitiva da parte del Senato – in seconda lettura, dopo l’esame delle commissioni e dell’aula – il 17 aprile 2012 (sempre con Monti presidente del Consiglio).

Il ruolo di Giorgetti

Nella Commissione V Bilancio della Camera, il relatore per la proposta di legge costituzionale era proprio Giancarlo Giorgetti, della Lega Nord, come afferma correttamente Scerra nella sua dichiarazione.

Durante la trattazione in Commissione Bilancio della Camera e in Aula – come risulta dai resoconti stenografici di Montecitorio – l’allora deputato della Lega si era speso in prima persona per l’approvazione della proposta di legge, rispondendo ai dubbi dei colleghi sulla riforma e sostenendo la bontà dell’intervento normativo.

Il 23 novembre 2011, per esempio, nel corso della prima lettura alla Camera, Giorgetti aveva dichiarato che «il pareggio di bilancio è funzionale, in una prospettiva di medio periodo valida per tutti i Paesi dell’euro, ad assicurare il rispetto dei parametri europei in termini di deficit e di debito pubblico».

Secondo Giorgetti, all’epoca occorreva «dare un segnale politico forte ai mercati, chiarendo che l'Italia e l’Europa hanno imboccato in modo duraturo la strada del rigore».

Inoltre, il deputato della Lega era consapevole delle conseguenze che avrebbe avuto l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione: «La costituzionalizzazione del principio dell’equilibrio di bilancio ed il sostanziale divieto di indebitamento […] è di per sé destinata a condizionare l’operato degli organi di Governo di ogni livello territoriale. La violazione di tale principio avrebbe senz’altro conseguenze a livello politico e di opinione pubblica, facilitando anche una pronta e ferma reazione delle istituzioni europee».

Nella seduta in Senato del 29 novembre, Giorgetti aveva anche evidenziato una generale condivisione del Parlamento sulla proposta di legge: «Anche la discussione sulle linee generali – dichiarò il deputato leghista –ha confermato l’ampia convergenza tra le diverse forze politiche in ordine all'inserimento del principio del pareggio di bilancio nella nostra Carta costituzionale».

Le dichiarazioni di Giorgetti alla Camera

Il 5 marzo 2012, quando in seconda lettura la Camera ha dato definitivamente il suo via libera alla proposta di legge costituzionale che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, Giorgetti si era espresso in Aula in modo nettamente favorevole al provvedimento.

Le sue dichiarazioni di voto iniziavano così: «Signor Presidente, il risanamento e la stabilizzazione della finanza pubblica rappresentano la pre-condizione per consentire all'Italia di affrontare con successo gli scenari competitivi determinati dalla globalizzazione e di registrare tassi di crescita economica adeguati».

Il deputato leghista sottolineava poi come il testo uscito dai lavori della Camera fosse coerente anche con il Fiscal Compact, il trattato europeo che era stato approvato dopo l’inizio della trattazione alla Camera dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

A tal proposito, Giorgetti disse: «Abbiamo anche la soddisfazione di sottolineare che ciò che abbiamo in qualche modo scritto noi in Commissione è coerente con quello che poi è stato definito in sede europea. Allo stesso tempo il provvedimento, per come è congegnato, è tale da lasciare al livello nazionale quel margine di discrezionalità necessario ad affrontare contingenze future ed eventi imprevisti».

Insomma, per Giorgetti l’introduzione del pareggio di Bilancio in Costituzione era un buon provvedimento, che non avrebbe legato eccessivamente le mani ai futuri esecutivi.

Alle critiche secondo cui il rigore avrebbe limitato le possibilità di crescita per l’economia del Paese, Giorgetti aveva risposto così: «Il provvedimento […] presenta margini di elasticità e di flessibilità non trascurabili e […] agevola […] il perseguimento in ambito europeo di strategie che si pongano come obiettivi la crescita, l’occupazione e la competitività».

Nelle due votazioni che si sono tenute alla Camera, Giorgetti ha sempre votato a favore del provvedimento: sia in prima lettura (30 novembre 2011) che in seconda (6 marzo 2012).

La posizione di Giorgetti non era di certo isolata. Il 30 novembre 2011, con l’approvazione alla Camera in prima lettura, non ci fu nemmeno un voto contrario, e il 6 marzo 2012 appena tre (Belcastro e Iannaccone del Gruppo misto, e Scilipoti di Popolo e territorio).

Il verdetto

Alla Camera, il deputato del M5s Filippo Scerra ha dichiarato che Giancarlo Giorgetti, esponente di primo piano della Lega, a Montecitorio fu «il relatore e uno dei maggiori sostenitori della legge con la quale l’Italia inserì il pareggio di bilancio in Costituzione, che è stata una vera sciagura per il nostro Paese».

Al di là del giudizio politico di Scerra sulla legge in questione – ripreso anche dall’account Twitter ufficiale del M5s – abbiamo verificato ed è vero che tra il 2011 e il 2o12 Giorgetti ricoprì un ruolo di primo piano nell’introduzione del pareggio di Bilancio in Costituzione.

L’allora deputato della Lega fu relatore in Commissione Bilancio della Camera per il testo di legge, e quando chiamato a rilasciare dichiarazioni a Montecitorio si espresse con parole di forte sostegno per la proposta di legge costituzionale.

In conclusione, Scerra si merita un “Vero”.

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