Barbara Lezzi

Sì, il 12 per cento dei lavoratori italiani è sottopagato

«Oltre il 12 per cento dei lavoratori è sottopagato». (min. 17:00)

Pubblicato: 08 lug 2019
Data origine: 19 giu 2019
Macroarea questioni sociali

Il 19 giugno, nel corso di un'intervista su Radio 24, la ministra per il Sud Barbara Lezzi ha sostenuto che «oltre il 12 per cento dei lavoratori è sottopagato».

È vero? Lo abbiamo verificato.

La proposta del M5s sul salario minimo

L'affermazione di Barbara Lezzi è stata fatta nel contesto di una discussione sul salario minimo.

Nelle scorse settimane la commissione Lavoro del Senato ha esaminato alcuni disegni di legge sul tema. Il salario minimo è una delle misure bandiera del M5s, che ha depositato in Senato la sua proposta (ddl 658) il 12 luglio 2018, prima firma Nunzia Catalfo.

Il disegno di legge si compone di cinque articoli e mira a introdurre «una retribuzione complessiva proporzionata e sufficiente alla quantità e qualità del lavoro prestato, non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale in vigore per il settore […] e comunque non inferiore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali».

L'audizione alla Camera

Mentre al Senato sono stati effettivamente depositati i disegni di legge, tra cui quello a prima firma Catalfo, alla Camera la discussione sulla «retribuzione minima garantita» è stata incardinata su quattro risoluzioni presentate da Lega, M5s, Pd e FdI. Le risoluzioni, lo ricordiamo, sono atti di indirizzo con cui il Parlamento chiede al Governo di occuparsi in un certo modo di una certa materia.

Nel corso della discussione parlamentare su queste risoluzioni, a Montecitorio sono state fatte diverse audizioni. La ministra del Sud, parlando di un 12 per cento di lavoratori sottopagati, ha ripreso un dato citato da Andrea Garnero – economista del Dipartimento lavoro e affari sociali dell'Ocse – nel corso dell'audizione alla Camera del 17 giugno 2019.

I lavoratori sottopagati

Come anticipato, Lezzi ha ripreso un dato citato da Garnero. L'economista ha spiegato di aver stimato (min. 4:06) che in Italia «il 12 per cento dei lavoratori sono sottopagati, più nelle regioni del Sud che nel Nord del Paese».

Nello studio “The Dog That Barks Doesn't Bite: Coverage and Compliance of Sectoral Minimum Wages in Italy” realizzato dall'economista nel 2018, troviamo una tabella che riporta le percentuali di lavoratori il cui stipendio era al di sotto del salario minimo stabilito dai contratti collettivi nazionali di settore, citate poi in audizione da Garnero.

Il dato, come mostra la tabella, è cresciuto dal 10 per cento del 2008 al 12 per cento del 2015[1].

Tabella: Violazione delle retribuzioni minime settoriali orarie tra il 2008 e il 2015 - Fonte: “The Dog That Barks Doesn't Bite: Coverage and Compliance of Sectoral Minimum Wages in Italy”

Garnero ha anche spiegato (min. 4:25) quali sono, secondo lui, le dinamiche che permettono ai datori di lavoro di sottopagare i dipendenti. Secondo l'economista siamo di fronte a «un misto di forme irregolari – lavoro nero, straordinario non pagato, sotto-inquadramento o anche un semplice errore – e forme regolari o pararegolari, come [la scelta] di applicare il contratto più conveniente». A questo si aggiunge «un uso di forme di lavoro non dipendente - tipo finte partite iva - per aggirare le norme sul lavoro dipendente, fra cui quelle dei contratti collettivi».

Lezzi, dunque, cita correttamente un dato calcolato da un esperto, riferito al mercato del lavoro italiano nel 2015.

Curiosità sul salario minimo in Europa

Eurofond – l’agenzia europea per il miglioramento degli standard lavorativi nell’Ue – mostra come in 22 Paesi sui 28 Stati membri Ue sia in vigore un salario minimo orario. Secondo i dati relativi al 2019, il valore varia da un minimo di 1,62 euro in Bulgaria ad un massimo di 11,97 euro in Lussemburgo; ricordiamo come il valore debba essere messo in relazione al costo della vita di ciascun Paese.

Oltre all'Italia ci sono altri cinque Stati Ue senza un salario minimo. Sono l’Austria, Cipro, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia. Tra questi, però, ci sono almeno due casi particolari: la Danimarca e l'Italia.

Come abbiamo scritto in una precedente analisi, in entrambi i Paesi – pur non esistendo una specifica legge sul salario minimo – sono in vigore dei contratti collettivi dove sindacati e datori di lavoro stabiliscono quale sia il compenso minimo orario per i lavoratori di un determinato settore.

In Italia poi, per giurisprudenza costituzionale, il minimo stabilito dai contratto collettivi può essere richiesto da qualsiasi lavoratore del medesimo settore. Il problema è che in questo modo il lavoratore sottopagato si trova di fronte alla scelta, spesso difficile e controproducente, di dover ricorrere a un giudice per vedersi riconoscere il proprio diritto.

Il verdetto

Barbara Lezzi ha sostenuto che il 12 per cento dei lavoratori è sottopagato.

La ministra del Sud riporta correttamente un dato ricavato, e citato, da Andrea Garnero, economista dell'Ocse. Secondo quanto dichiarato da Garnero nel corso di un'audizione parlamentare, infatti, in Italia circa il 12 per cento dei lavoratori è (o era, nel 2015) sottopagato.

Barbara Lezzi merita un “Vero”.


[1] La stima è stata ottenuta elaborando dati Istat e del Labour Force Survey dell'Ue.

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