Pietro Grasso  -  Grasso ha ragione sulle disuguaglianze economiche

 
«Su 28 Paesi dell'Unione europea, l’Italia è al ventesimo posto per livello di disuguaglianza. A metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale»
  economia | Pubblicato:29.01.2018 | Origine:22.01.2018 | Fonte dichiarazione

In un post su Facebook, il leader di Liberi e Uguali ha citato un tema caro alla sinistra degli ultimi tempi: le disuguaglianze economiche. Pietro Grasso ha commentato il rapporto sulla ricchezza in Italia dell’ONG Oxfam, sulla base del quale afferma due cose: che l’Italia è al ventesimo posto in Europa per livello di diseguaglianze e che il 20 per cento più ricco degli italiani detiene il 66 per cento della ricchezza nazionale.

Il rapporto di Oxfam

Diciamo subito che nel suo post Grasso ammette di aver ripreso i dati dall’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam Italia e che li riprende in maniera corretta.

Nel rapporto, chiamato “Diseguitalia” e di cui online si possono leggere soltanto le anticipazioni fornite alla stampa e pubblicate il 22 gennaio (il testo completo, al 29 gennaio, non è disponibile nemmeno sul sito della ONG), è scritto chiaramente che, come dice Grasso, l’Italia è al ventesimo posto per la diseguaglianza in Europa e che il 20 per cento più ricco della popolazione possiede il 66 per cento della ricchezza.

Ci sarebbe poco da verificare, insomma: Grasso ha specificato la sua fonte e ha citato correttamente i dati. Il problema però è: si tratta di dati affidabili? I rapporti su ricchezza e diseguaglianze pubblicata da Oxfam fanno sempre molto discutere, in parte proprio perché l’ONG è molto abile nel suo mestiere.

I suoi rapporti hanno titoli accattivanti, i dati più interessanti sono messi in evidenza e collegati a parole chiave facili da memorizzare. Il risultato è che decine di quotidiani in tutto il mondo riprendono e ripubblicano regolarmente i lavori di Oxfam. E come è frequente quando si riesce a raccogliere molta attenzione, si finisce anche con l’attirare molte critiche.

Cerchiamo di capire se in questo caso ci sono critiche da fare e quindi se le affermazioni di Grasso sono corrette oppure no.

Come si misura la ricchezza?

La prima affermazione di Grasso è facile da verificare: l’Italia è il ventesimo Paese per livello di diseguaglianza economica in Europa. La misura più utilizzata per verificare il livello di diseguaglianze è l’indice Gini, una misura che va da 0, perfetta eguaglianza, a 1, massima diseguaglianza.

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l’Italia nel 2016 era effettivamente il ventesimo Paese nella classifica dell’indice Gini tra i 28 dell’UE, quindi Grasso ha ragione. Pochi Paesi fanno peggio di noi, e nessuno tra le più grandi economie del continente.

graph

Fino a qui abbiamo parlato di reddito, cioè di quanto una persona guadagna. Quando invece parliamo di quello che le famiglie possiedono - la “ricchezza” appunto - le cose si fanno più difficili. Misurare la ricchezza, la sua concentrazione e il suo andamento nel tempo, è molto complicato.

Con i redditi è molto più semplice: lo Stato, ad esempio, tramite le dichiarazioni fiscali, possiede ogni anno una mappa molto precisa (salvo l’evasione) di chi guadagna quanto ed è facile risalire indietro nel tempo per vedere come la distribuzione dei redditi si modifica.

Non esiste nulla di altrettanto semplice e immediato per la ricchezza. Se anche volessimo contare soltanto la ricchezza immobiliare, cioè le case di proprietà, avremmo bisogno di un registro di tutte le proprietà, aggiornato con i valori di mercato che, spesso, sono sconosciuti fino al momento in cui qualcuno prova a vendere il bene.

Ma misurare la ricchezza non è impossibile. L’economista Thomas Piketty, diventato famoso con il suo libro “Il capitale nel XXI secolo” pubblicato nel 2013, è celebre tra gli accademici perché, insieme ad alcuni suoi colleghi, è riuscito a ricostruire lunghe serie storiche sull’andamento della ricchezza in diversi Paesi europei.

La Banca d’Italia realizza periodiche indagini a campione (cioè dei sondaggi) sulla ricchezza delle famiglie italiane, ma i suoi dati non sono facilmente paragonabili a quelli raccolti in altri Paesi da altre banche centrali con metodologie differenti.

Da parte sua l’OCSE, l’organizzazione con sede a Parigi che raggruppa i paesi più industrializzati del mondo, ha un database sulla ricchezza ritenuto tra i più affidabili per fare questo tipo di comparazioni. Oxfam usa un altro database ancora, quello compilato dalla divisione ricerca di Credit Suisse, una banca svizzera (trovate qui l’edizione più recente, pubblicata nel novembre 2016).

Quali sono i numeri corretti?

Come sono, quindi, i numeri di Oxfam se li paragoniamo a quelli delle altre fonti che abbiamo a nostra disposizione? La risposta è che sembrano essere sostanzialmente compatibili. Sia secondo la Banca d’Italia che secondo l’OCSE, che utilizza i dati della Banca d’Italia con poche modifiche, la quota di ricchezza detenuta dal 10 per cento più ricco della popolazione italiana è intorno al 40 per cento del totale.

Citiamo dalla pubblicazione Ricchezza e disuguaglianza in Italia, curata da Giovanni D’Alessio per la Banca d’Italia, pubblicata nel 2012, che scrive riferendosi ai dati del 2008: «il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell'intero ammontare di ricchezza netta mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27 per cento del reddito complessivo».

Si tratta di una cifra che sembra essere paragonabile e in linea con il 66 per cento che, secondo i dati di Oxfam, è detenuto dal 20 per cento più ricco della popolazione italiana.

Il verdetto

Il presidente uscente del Senato e leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso ha scritto che l’Italia è al ventesimo posto in Europa per la disuguaglianza economica, e che il 20 per cento più ricco della popolazione deteneva più di due terzi della ricchezza nazionale. Stimare la ricchezza presenta diversi problemi, ma Grasso ha ripreso correttamente i dati di Oxfam e ha fatto bene ad utilizzarli perché, in questo caso, sembrano corrispondere con le altre fonti migliori che abbiamo a nostra disposizione. Il verdetto quindi è “Vero”.


comments powered by Disqus