Giorgia Meloni

L’immigrazione illegale in Italia e Germania

"Nella Germania di “santa” Angela Merkel dove l’immigrazione illegale è un reato punito con una pena detentiva da uno a 3 anni e con una sanzione pecuniaria. Oppure, se preferiscono, possono introdurre la legge in vigore nella Francia del pacatissimo Hollande: reclusione di un anno e ammenda pecuniaria".

Pubblicato: 23 gen 2016
Data origine: 09 gen 2016
Macroarea esteri

Nelle ultime settimane si è tornati a discutere dei provvedimenti legislativi con cui affrontare il forte afflusso di migranti in Europa a partire dal 2014. La destra, in particolare, ha accusato il governo Renzi di voler cancellare il reato di immigrazione clandestina, introdotto dall’ultimo governo Berlusconi nel 2009 e da allora oggetto di molte critiche. Al momento il reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato” non è stato ancora cancellato e prevede una multa da 5.000 a 10.000 euro.

In un post sul suo sito ufficiale, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni definisce l’Italia “lo Stato europeo con le leggi meno severe” in termini di immigrazione e fa gli esempi di due Paesi vicini, Germania e Francia, in cui l’immigrazione illegale è punita con pene detentive. Vediamo se le leggi tedesche e francesi prevedono in effetti quelle sanzioni.

La legge tedesca

Un quadro delle legislazioni degli Stati nazionali in materia di immigrazione clandestina si può trovare in questo report dell’European Migration Network della Commissione Europea. Risale al 2009: da allora però molti Stati hanno introdotto novità nelle loro legislazioni, di cui comunque si può tenere traccia grazie a questo aggiornamento del 2013.

In Germania, la legge che regola l’immigrazione e la permanenza dei cittadini non appartenenti all’Unione Europea è l’Aufenthaltsgesetz, cioè “legge sulla residenza”, del 30 luglio 2004. Il testo completo della legge in tedesco è qui e questa è una traduzione in lingua inglese a cura del Ministero dell’Interno locale.

Nella sezione 95 si legge che sono punibili, “con una pena detentiva fino a un anno o con una multa”, le persone extracomunitarie che, tra le altre cose, “entrano nel territorio federale” senza un passaporto valido. La stessa pena è prevista per chi si trova in Germania senza permesso di residenza e non lascia il Paese. Per i casi di recidiva - chi rientra nel Paese dopo essere stato espulso - la pena prevista è fino a tre anni di reclusione o, anche in questo caso, una multa.

La legge francese

Nel caso francese bisogna fare una distinzione tra l’ingresso irregolare nel Paese e la permanenza senza averne i requisiti legali. La legge principale sull’immigrazione è il Code de l'entrée et du séjour des étrangers et du droit d'asile (conosciuto anche con la sigla Ceseda), approvato nel 2004, durante la presidenza di Jacques Chirac. L’articolo L621-2 stabilisce che chi è entrato irregolarmente nel Paese sia punito con la pena detentiva di un anno e una multa di 3.750 euro.

La legislazione sull’immigrazione, tuttavia, è anche in Francia al centro di diverse polemiche (molto critica ad esempio l’associazione Gisti, che ha come scopo la difesa dei diritti degli stranieri) e di complesse battaglie legali. Nel 2012, ad esempio, la Corte di Cassazione francese ha negato la possibilità di ricorrere alla garde à vue, cioè la custodia cautelare in attesa di processo, nei confronti dei cittadini extracomunitari che si trovano già nel Paese ma sono trovati privi di documenti regolari. La Cassazione francese ha interpretato così un giudizio della Corte di Giustizia europea secondo cui gli stati Ue non possono imporre una pena detentiva “basandosi solo sul rifiuto di obbedire a un ordine di lasciare il territorio” nazionale, in quanto essa viola la direttiva 2008/115/EC sui rimpatri.

Poco dopo, una legge approvata il 31 dicembre 2012 ha modificato il Ceseda, specificando che non è più la condizione di soggiorno irregolare a costituire un reato, ma la permanenza in Francia una volta che sia stato emesso un decreto di espulsione nei confronti di un cittadino extracomunitario.

Due altri elementi utili

Sia in Francia che in Germania (come in Italia) valgono naturalmente le disposizioni della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, che afferma: “Gli Stati contraenti non prenderanno sanzioni penali, a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegali, contro i rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate”.

Un altro elemento utile per valutare l’affermazione di Giorgia Meloni sono poi le stime degli stranieri in condizione di irregolarità legale nei Paesi di cui stiamo parlando. Né la Francia né la Germania hanno condotto di recente una valutazione degli effetti delle loro leggi che criminalizzano l’immigrazione irregolare (vedi qui, nella risposta alla domanda 1), tuttavia il numero di irregolari stimato può dare un’idea dell’effettivo grado di applicazione della legge.

È una stima molto difficile da fare, ma la stessa varietà delle cifre dà un’idea dell’entità del fenomeno. Quelle più recenti, raccolte dal progetto Clandestino, parlano, per la Germania, di un numero di stranieri irregolari tra le 180 mila e le 520 mila persone nel 2014, mentre in Francia la stima risale al 2009 ed è di quasi 400 mila persone. Al di là della lettera della legge, è chiaro che vi sono moltissimi immigrati irregolari per i quali non viene applicata la pena detentiva.

Il verdetto

Giorgia Meloni cita correttamente due sanzioni previste dagli ordinamenti tedesco e francese. Tuttavia, il riferimento alla sola “immigrazione illegale” non aiuta a rendersi conto della complessità delle normative nazionali, in fase di cambiamento negli ultimi anni. In Francia, ad esempio, un immigrato trovato semplicemente senza documenti in regola non corre più - dal 2012 - il rischio immediato di una pena detentiva. Infine, le stime sul numero di immigrati irregolari nei Paesi che ci interessano gettano più di un dubbio sul fatto che la legge sia ampiamente applicata, come sembra suggerire l’esponente di Fratelli d’Italia, che quindi, a nostro giudizio, non va oltre un “Nì”.

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