Matteo Salvini  -  Fiducia sulla legge elettorale: una pratica fascista?

 
(Sulla fiducia all'Italicum) "I precedenti ritornano al ventennio e alla Legge Acerbo per una legge elettorale imposta a colpi di bastone".
  istituzioni | Pubblicato:05.05.2015 | Origine:29.04.2015 | Fonte dichiarazione

La scelta del governo di imporre il voto di fiducia sull'Italicum ha sollevato non poche proteste. Una reazione comune tra colori politici diversi è stata proprio quella di Salvini, che disegna un collegamento tra l'approccio renziano (definito da Renato Brunetta una "bulimia di potere") e il ventennio fascista. Al di là dei toni volutamente eccessivi, ci rifacciamo ad una nostra analisi di alcuni giorni fa (Luigi Di Maio aveva affermato la stessa cosa) per vedere se i fatti citati sono corretti.

Il precedente fascista

Il riferimento è alla controversa Legge Acerbo del 1923 che aprì l'era fascista e sulla quale Mussolini pose la fiducia. La legge attribuiva due terzi dei seggi parlamentari alla lista che avrebbe ottenuto la maggioranza relativa, purché essa fosse superiore al 25%. E' il caso di sottolineare che quel periodo fu teatro di azioni intimidatorie come la Marcia su Roma e caratterizzato da un contesto costituzionale più "debole", ovvero definito da uno Statuto Albertino modificabile tramite legge ordinaria e senza una Corte Costituzionale indipendente (come spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti).

E' successo altre volte?

Oltre all'episodio del 1923, nel 1953 De Gasperi mise la fiducia sulla cosiddetta "legge truffa". La legge introduceva un premio di maggioranza al partito o coalizione che otteneva il 50% + uno dei voti. Tale partito/coalizione avrebbe ottenuto il 65% dei seggi parlamentari. In questo caso De Gasperi ottenne la fiducia sia alla Camera che al Senato, non senza l'insorgere dell'opposizione che lasciò l'aula in segno di protesta. I risultati elettorali però non videro nessuna coalizione ottenere il premio (la coalizione di maggioranza (Dc-Pli-Pri-Psdi) sfiorò ma non raggiunse il 50%) e la legge fu abrogata prima delle successive elezioni con la legge 615 del 31/7/54.

Un altro precedente minore risale al 1990. Mariotto Segni ed altri provarono ad inserire un emendamento per permettere l'elezione diretta dei sindaci al disegno di legge sull'ordinamento delle autonomie locali. Andreotti decise di porre la fiducia (si veda anche qui), e fu contestato per questo da diversi deputati dell'opposizione (si veda pagg. 3-14).

Il verdetto

Senza tornare indietro fino al fascismo, troviamo i precedenti degli avvenimenti di questi giorni anche nel periodo repubblicano: "Pinocchio andante".


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