Pubblicato: lunedì 28 dicembre 2020
Photo: Ansa
No, l’Italia non ha meno vaccini rispetto agli altri Paesi Ue

Il 27 dicembre è iniziata in Italia, in parallelo con gli altri Paesi dell’Unione europea, la campagna vaccinale contro il coronavirus, con la somministrazione delle prime 9.750 dosi del vaccino prodotto da Pfizer-BioNTech.

Durante il lancio della campagna vaccinale in Italia, si sono subito diffuse alcune voci, in base alle quali il nostro Paese avrebbe ricevuto molte dosi in meno rispetto ad altri Stati membri. «Noi abbiamo solo 10 mila dosi, contro le 150 mila della Germania e le 350 mila della Spagna», si legge sulla prima pagina del quotidiano Libero del 27 dicembre. Lo stesso giorno, l’espressione “Spagna 350 mila” è finita in tendenza su Twitter, tra le più ricercate sul social network da chi si chiedeva se fosse vero che il Paese iberico avesse ricevuto oltre 35 volte le dosi arrivate in Italia.

Anche alcuni politici italiani si sono inseriti in questo dibattito. Il deputato della Lega Guglielmo Picchi ha per esempio elencato su Facebook alcuni degli ipotetici quantitativi di dosi riservati ai singoli Paesi (tra cui «Spagna 350 mila» e «Germania 150 mila»), confrontandoli con le 9.750 dosi destinate all’Italia. «Governo Conte ha fallito anche in questo?», si è chiesto il deputato leghista sui social.

Ma che cosa c’è di vero in questi numeri? Abbiamo verificato e queste cifre sono frutto di un fraintendimento: non è vero che l’Italia è l’ultima della lista per le dosi del vaccino Pfizer-BioNTech e che altri Paesi, come la Spagna, hanno ricevuto già centinaia di migliaia di dosi in più di noi. Vediamo nel dettaglio il perché.

Gli accordi raggiunti dall’Ue

Innanzitutto, è fondamentale capire come funziona l’approvvigionamento dei vaccini. Come abbiamo spiegato in un precedente fact-checking, a giugno scorso la Commissione Ue ha annunciato la decisione di attuare un’azione congiunta, a livello comunitario, per quanto riguarda i vaccini per la Covid-19. In pratica, si è optato per un approccio centralizzato, in cui l’Ue ha agito per conto degli Stati membri per garantire l’approvvigionamento delle dosi di vaccino necessarie per proteggere tutta la popolazione europea.

Ad oggi la Commissione Ue ha sottoscritto sei contratti – i cui dettagli non sono pubblici, per ragioni di mercato – con altrettante case farmaceutiche. In totale stiamo parlando di oltre 1,3 miliardi di dosi garantite, che salgono a quasi 2 miliardi se si contano gli acquisti opzionali (Grafico 1). Al 27 dicembre la Commissione Ue è poi in trattativa con Novavax per l’acquisto di 200 milioni di dosi.

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Grafico 1. Dosi di vaccino contrattualizzate dall'Ue – Fonte: Commissione Ue

Al momento l’unico vaccino autorizzato dall’Ema resta comunque solo quello di Pfizer-BioNTech, con 300 milioni di dosi che a scaglioni saranno messe a disposizione degli Stati membri nei prossimi mesi. A giorni dovrebbe arrivare l’autorizzazione per Moderna, mentre l’Ema ha già iniziato ad analizzare i dati di AstraZeneca – che a breve potrebbe ricevere l’autorizzazione nel Regno Unito – e Johnson and Johnson.

– Leggi anche: Che cosa si rischia con i vaccini (e perché sono comunque sicuri)

Le condizioni sulla distribuzione

Quali sono i criteri con cui sono distribuiti i vaccini? Come spiega la Commissione Ue, «una volta autorizzato e prodotto, ogni vaccino sarà disponibile agli Stati membri con le stesse tempistiche e alle stesse condizioni». Insomma, non ci dovranno essere favoritismi di sorta tra i diversi Paesi Ue.

All’inizio, nei singoli Stati dovranno comunque essere privilegiate le fasce della popolazione più a rischio (per esempio, gli operatori sanitari e i cittadini più anziani) e la distribuzione delle dosi – che è di responsabilità dei singoli produttori – dovrà avvenire «sulla base della grandezza della popolazione» degli Stati membri, sottolinea la Commissione.

Ricordiamo che con oltre 83 milioni di abitanti, la Germania è il Paese Ue più popoloso – quindi riceverà il maggior numero di dosi dagli accordi contrattualizzati dall’Ue – seguito dalla Francia (oltre 67 milioni) e dall’Italia (circa 60,4 milioni).

In base alle stime del Ministero della Salute, aggiornate al 12 dicembre, nel primo trimestre del 2021 il nostro Paese dovrà ricevere circa 8 milioni e 749 mila dosi del vaccino Pfizer-BioNTech. Previa autorizzazioni, circa 1,3 milioni di dosi si prevede arriveranno da Moderna e ben 16,1 milioni da AstraZeneca. Contando solo questi tre fornitori – quelli messi meglio con le tempistiche – entro la fine dell’anno il nostro Paese si aspetta di ricevere circa 77 milioni di dosi (Tabella 1).

Tabella 1. Stima delle dosi (in milioni) disponibili per l’Italia – Fonte: Ministero della Salute

Va sottolineato che si tratta di stime provvisorie, che dipendono non solo dalle future autorizzazioni e dai ritardi dei fornitori, ma anche dalla capacità dell’Italia di mettere in campo un piano nazionale di vaccinazione efficace ed efficiente. Questo piano è di responsabilità, tra gli altri, anche del commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri.

Alcuni partiti, come +Europa, hanno messo in dubbio che le risorse e il personale finanziati dalle autorità italiane siano sufficienti per erogare tutte le dosi che spettano all’Italia in base ai contratti siglati dall’Ue. Questo è un aspetto di primo piano nella buona riuscita della campagna vaccinale, ma che esula dall’obiettivo della nostra analisi, che si concentra invece sulla questione delle dosi arrivate nei primi giorni della distribuzione.

– Leggi anche: Gli errori del commissario Arcuri a Che tempo che fa

Le prime dosi simboliche e i numeri di Spagna e Germania

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, il 27 dicembre l’Italia ha iniziato la campagna vaccinale con le 9.750 dosi del vaccino Pfizer-BioNTech arrivate il giorno precedente. Questa giornata è stata definita «simbolica» da molti, tra cui il direttore generale dell’Agenzia del farmaco italiano Nicola Magrini. Lo stesso numero di 9.750 dosi – ha confermato Pfizer a Pagella Politica – è stato consegnato anche agli altri Paesi europei, oltre all’Italia, come il Portogallo, la Croazia, la Danimarca e la stessa Spagna, che quindi non si è vista recapitare «350 mila» dosi in un colpo solo.

Questo dato è circolato molto nelle ultime ore in Italia, forse per un fraintendimento di un articolo pubblicato da Reuters. Ma come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, le «350 mila» dosi fanno riferimento alle dosi che il governo spagnolo ha in programma di ricevere dai produttori a cadenza settimanale, per poi distribuirle tra le varie comunità autonome (l’equivalente delle nostre regioni). Secondo El Pais, la Spagna prevede di ricevere oltre 4 milioni e 591 mila dosi nelle prossime 12 settimane.

Dunque confrontare le 9.750 dosi arrivate in Italia il 26 dicembre con le 350 mila dosi spagnole previste a cadenza settimanale è come paragonare le mele con le pere: le prime fanno riferimento a una prima fornitura, per così dire, simbolica; le seconde sono le dosi complessive che fanno parte della fornitura vera e propria.

Secondo una nota di chiarimento diffusa dal Ministero della Salute, nella settimana del 28 dicembre l’Italia riceverà «470 mila dosi». In base a ricostruzioni stampa delle ultime ore, che citano come fonte la struttura commissariale responsabile della logistica dei vaccini, le dosi settimanali che arriveranno in Italia dovrebbero salire a quasi 500 mila nell'ultima settimana di febbraio, fino ad arrivare a quasi 600 mila in quella a fine marzo.

Vedremo se nei prossimi giorni il dato delle «470 mila» dosi sarà confermato dai fatti. Resta comunque il confronto “sballato” con le «150 mila» dosi della Germania. Questa cifra, spiega l’agenzia stampa Associated Press, fa molto probabilmente riferimento a una stima riportata prima di Natale dal ministro della Salute tedesco Jens Spahn sulle dosi che sarebbero arrivate in Germania il 26 dicembre. Fonti stampa tedesche hanno anche riportato che diversi Länder – gli Stati federati in cui è divisa la Germania – hanno ricevuto quel giorno ognuno 9.750 dosi simboliche.

La struttura commissariale italiana ha però chiarito che non si tratta di dosi in più rispetto a quelle che spettano alla Germania, ma di una sorta di anticipo rispetto alle dosi settimanali che la Germania riceverà a partire dai prossimi giorni.

Anche in questo caso, dunque, è fuorviante sostenere che la Germania abbia dosi in più rispetto a quelle pattuite (ricordiamo che per il numero di abitanti la Germania dovrebbe essere la prima beneficiaria dei vaccini contrattualizzati dall’Ue). Discorso analogo vale anche per la Francia, che ha ricevuto 19.500 dosi (due volte la cifra simbolica di 9.750.

In conclusione

Con l’avvio della campagna vaccinale contro il coronavirus in Italia, sono circolate voci sul numero delle prime dosi ricevute dal nostro Paese, 9.750, apparentemente molto più basse rispetto a quelle di Stati come Spagna (350 mila) e Germania (150 mila).

Queste cifre sono però frutto di un fraintendimento. Innanzitutto, va chiarito che l’approvvigionamento dei vaccini fa capo all’Ue, che ha firmato sei contratti con altrettanti produttori per assicurarsi circa 2 miliardi di dosi da distribuire ai Paesi membri, con le stesse tempistiche e con le stesse condizioni.

Per il momento, l’unico vaccino autorizzato in Ue è quello di Pfizer-BioNTech. Il 27 dicembre, i Paesi membri dell’Ue hanno iniziato la campagna vaccinale con 9.750 dosi, per così dire, simboliche. Le «350 mila» dosi della Spagna fanno invece riferimento alle dosi che il governo spagnolo prevede di ricevere ogni settimana (le previsioni per l’Italia, da parte della struttura commissariale, sono di circa 470 mila). È vero poi che singoli Länder tedeschi sembrano aver ricevuto le 9.750 dosi a testa, ma il numero complessivo di circa «150 mila» sarebbe un anticipo, anche qui, di quelle che saranno le dosi settimanali programmate per la Germania.

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