Pubblicato: venerdì 19 giugno 2020
Photo: Ansa
Il ministro austriaco ha ragione: in Italia si lavora meno anni di tutti nell’Ue

Il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel, intervistato da la Stampa il 19 giugno, ha sostenuto che in Italia la vita lavorativa media sia di appena 32 anni, contro i 38 dell’Austria e i 42 della Svezia (due dei quattro cosiddetti “Paesi frugali”, insieme a Paesi Bassi e Danimarca, che hanno una posizione critica circa il piano della Commissione europea da 750 miliardi di euro di aiuti).

L’affermazione è corretta. Andiamo a vedere i dettagli.

Di che cosa stiamo parlando

Blümel sta citando un rapporto pubblicato a maggio 2020 da Eurostat, il servizio statistico della Commissione europea, in cui viene calcolata la vita lavorativa media nei Paesi Ue e in alcuni altri Paesi europei. La metodologia di calcolo è stata sviluppata dal Ministero del Lavoro della Finlandia e tiene in considerazione da un lato l’aspettativa di vita, dall’altro che percentuale della popolazione adulta fa parte della forza lavoro (occupati e disoccupati) ogni anno.

Quindi questo indicatore è fortemente influenzato dalla partecipazione delle persone al mercato del lavoro: se ci sono tanti inattivi, cioè né occupati né in cerca di occupazione, il dato medio della popolazione scende.

Per l’Italia il problema è principalmente, ma non solo, la partecipazione femminile. L'aspettativa di vita non è invece una variabile così determinante in un confronto limitato a Paesi dell’Unione europea, che hanno differenze minime tra loro.

Ma andiamo a vedere i numeri.

Ultimi nella Ue

In Italia la vita lavorativa media è nel complesso pari a 32 anni, il dato più basso di tutta l’Unione europea. Davanti a noi troviamo la Croazia, con 32,5 anni, e la Grecia, con 33,2 anni.

Al capo opposto della classifica c’è la Svezia, con 42 anni, e nel mezzo l’Austria, con 37,6 anni. Gli altri due Paesi “frugali”, Paesi bassi e Danimarca, hanno una vita lavorativa media rispettivamente di 41 anni e 40 anni.

Figura 1: la mappa della durata media della vita lavorativa in Europa, fonte Eurostat

Il dato femminile e maschile

L’ultima posizione dell’Italia nell’Ue dipende soprattutto dal dato riguardo le donne. Con 27,3 anni di vita lavorativa media il nostro Paese si posiziona ampiamente ultimo, unico tra gli Stati membri insieme alla Grecia (29,6 anni) con un dato inferiore ai 30 anni.

Di nuovo Svezia (41 anni), Paesi Bassi (38,6 anni), Danimarca (38,2 anni) e Austria (35,3 anni) sono parecchio davanti a noi.

Se invece guardiamo al dato relativo ai soli uomini, l’Italia è sì in basso nella classifica ma non più in ultima posizione. Con 36,4 anni di vita lavorativa media facciamo meglio di Croazia (34,5 anni), Belgio (35,4 anni), Bulgaria (35,6 anni), Lussemburgo (36 anni) e Polonia (36,3 anni).

Siamo comunque lontani dai “frugali” Svezia (42,9 anni), Paesi Bassi (43,3 anni), Danimarca (41,7 anni) e Austria (39,8 anni).

Questi Paesi, inoltre, hanno un divario tra la vita lavorativa media degli uomini e quella delle donne nettamente inferiore a quello italiano: in Svezia la distanza è di 1,9 anni, in Danimarca di 3,5 anni, in Austria di 4,5 anni e nei Paesi Bassi di 4,7 anni. In Italia invece è di ben 9,1 anni, quasi il doppio del dato peggiore dei Paesi “frugali”.

In conclusione

Il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel ha sostenuto il 19 giugno che in Italia la vita lavorativa media sia di 32 anni, contro i 38 dell’Austria e i 42 della Svezia.

L’affermazione è corretta e i dati, a parte un leggero arrotondamento per Vienna, sono precisi. Questo non significa, come abbiamo visto, che in Italia le persone lavorino meno, ma che ci siano meno persone – soprattutto donne – coinvolte nel mercato del lavoro.

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