Pubblicato: lunedì 27 gennaio 2020
Photo: Ansa
10 fact-checking sui risultati in Emilia-Romagna e Calabria

Il 26 gennaio 2020 si sono tenute le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, dove sono stati eletti presidenti delle rispettive Giunte regionali Stefano Bonaccini (centro-sinistra) e Jole Santelli (centro-destra).

Abbiamo raccolto 10 dichiarazioni tra i politici dei vari schieramenti, per verificare se corrispondono al vero o meno.

Le elezioni in Emilia-Romagna

Il distacco in passato tra centro-sinistra e centro-destra

«Per la prima volta nella storia dopo 50 anni questa regione era contendibile» – Lucia Borgonzoni, Lega (min. -0:27)

A poche ore dalla chiusura delle urne, la candidata del centro-destra Lucia Borgonzoni (Lega) ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni alla stampa, sottolineando che «per la prima volta nella storia» il centro-destra ha conteso la guida della Regione al centro-sinistra.

A scrutinio concluso, il distacco tra Borgonzoni e il candidato del centro-sinistra Stefano Bonaccini è di 7,8 punti percentuali (poco più di un milione di voti contro quasi un milione e 196 mila). Una distanza comunque considerevole, ma quali erano stati i distacchi del passato?

Dal 1970 – anno delle prime elezioni regionali in Emilia-Romagna – ad oggi, si sono tenute undici tornate elettorali per rinnovare la Giunta regionale, compresa quella del 26 gennaio 2020.

Il 7 giugno 1970, il partito più votato fu il Partito comunista italiano (Pci) davanti alla Democrazia cristiana (Dc). Discorso identico vale per le elezioni regionali del 15 giugno 1975, dell’8 giugno 1980, del 12 maggio 1985 e del 6 maggio 1990, dove il distacco tra Pci e Dc è sempre stato superiore (o intorno) al 20 per cento dei voti.

Nelle elezioni del 23 aprile 1995, il centro-sinistra di Pierluigi Bersani vinse con il 53,8 per cento dei voti, contro il 32 per cento del centro-destra, mentre il 16 aprile 2000 la distanza si ridusse a circa 16 punti percentuali (56,5 per cento del centro-sinistra contro il 40,3 per cento del centro-destra).

Il margine a vantaggio del centrosinistra tornò a crescere nelle elezioni regionali del 3 aprile 2005 (62,7 per cento contro il 35,2 per cento), e si ridusse in quelle del 28 marzo 2010 (52,1 per cento contro il 36,7 per cento). Alle ultime elezioni regionali del 23 novembre 2014, il centro-destra non riuscì a superare il 30 per cento (fermandosi intorno al 29,9 per cento), così come il centro-sinistra di Bonaccini non riuscì ad andare oltre il 50 per cento (attestandosi intorno al 49 per cento).

È dunque vero che seppure la distanza tra Bonaccini e Borgonzoni sia considerevole (intorno all’8 per cento dei voti), si tratta del miglior risultato di sempre del centro-destra in questa regione e anche del distacco minore mai registrato tra i primi due arrivati.

Come era andata alle europee

«Partivamo poco mesi fa da un -7 per cento alle elezioni europee» – Stefano Bonaccini, Partito democratico (min. -10:01)

Nel suo discorso di vittoria, il presidente riconfermato Stefano Bonaccini (centro-sinistra) ha sottolineato come alle elezioni europee del 26 maggio 2019 il suo schieramento avesse preso il 7 per cento dei voti in meno rispetto agli avversari.

Abbiamo verificato e la percentuale citata da Bonaccini è corretta. Alle ultime europee di maggio 2019, il Partito democratico aveva preso il 31,2 per cento dei voti, a cui vanno sommati – viste le alleanze delle regionali del 26 gennaio 2020 – anche il 3,6 per cento di +Europa e il quasi 3 per cento di Europa Verde. Un complessivo 37,8 per cento per lo schieramento di centro-sinistra, mentre il centro-destra, se si sommano le percentuali di Lega (33,8 per cento), Fratelli d’Italia (4,7 per cento), Forza Italia (5,9 per cento) e Popolo della Famiglia (0,4 per cento), era arrivata alle europee al 44,8 per cento: 7 punti percentuali in più dello schieramento che ha supportato Bonaccini alle ultime elezioni regionali.

I partiti più votati

«Centro-sinistra coalizione con più voti, PD primo partito» – Piero Fassino, Partito democratico

Su Twitter, l’ex sindaco di Torino Piero Fassino ha festeggiato la vittoria del centro-sinistra, rivendicando un doppio primato.

È vero: con 1.040.482 voti, le sei liste della coalizione di centro-sinistra hanno superato i 981.787 voti delle sei liste della coalizione di centro-destra. Il Pd poi è stato in effetti il partito più votato, con 749.976 voti, davanti alla Lega (690.864 voti) e Fratelli d’Italia (185.796 voti).

In termini di voti assoluti, il Pd ha preso più preferenze rispetto alle scorse regionali del 2014 (534.109 voti), quando l’affluenza era stata molto inferiore. In termini percentuali il Pd è però calato, passando dal 44,5 per cento al 34,7 per cento (da 29 consiglieri regionali ora è passato ad averne 22).

In quante province ha vinto la Lega

«I numeri ci dicono che Lucia ha vinto in diversi collegi, in provincia di Rimini, di Ferrara, di Parma, di Piacenza» – Matteo Salvini, Lega (min. -58:04)

Il 27 gennaio, all’indomani del voto, il leader della Lega Matteo Salvini ha tenuto una conferenza stampa congiunta con la candidata del centro-destra Lucia Borgonzoni, in cui ha rivendicato, tra le altre cose, i risultati del suo partito in Emilia-Romagna.

Salvini ha ragione: su nove circoscrizioni (che corrispondono alle nove province in cui è suddivisa la regione) Borgonzoni è arrivata prima in quattro. Nella circoscrizione di Ferrara (su 407 sezioni), la sua candidatura ha raccolto il 54,9 per cento dei voti (100.524 su 183.181 preferenze espresse per i presidenti); nella circoscrizione di Parma (468 sezioni) il 49,7 per cento (110.512 su 222.479); nella circoscrizione di Piacenza (303 sezioni) il 59,9 per cento (83.832 su 140.468); nella circoscrizione di Rimini (324 sezioni) il 47,6 per cento (81.789 su 171.852).

Nelle altre cinque circoscrizioni di Bologna (1.051 sezioni), Forlì-Cesena (387 sezioni), Modena (704 sezioni), Ravenna (399 sezioni) e Reggio Emilia (477 sezioni), il candidato presidente più votato è stato Stefano Bonaccini, del centro-sinistra.

I dati sull’affluenza

«Ha votato tanta gente in più» – Andrea Marcucci, Partito democratico

Uno dei dati più commentati durante la domenica del voto è stato quello relativo all’affluenza alle urne. In un’intervista a Il Messaggero del 27 gennaio, il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ha sottolineato un aumento del numero dei votanti. È andata davvero così?

In base ai dati definitivi del Ministero dell’Interno, in Emilia-Romagna ha votato quasi il 67,8 per cento degli aventi diritto di voto, trenta punti in più rispetto al quasi 37,8 per cento delle precedenti elezioni regionali del 2014 e circa lo stesso dato del 2010.

Alle europee di maggio 2019, l’affluenza era stata però del 67,3 per cento, in linea dunque con quella delle regionali, mentre alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 la percentuale era stata più alta, intorno al 78,3 per cento.

Dunque è vero che nel confronto con le scorse regionali, l’affluenza del voto di domenica 26 gennaio rappresenta un grande balzo in avanti. Se però guardiamo altre elezioni (regionali 2010 o le ultime europee e politiche) il dato recente è in linea con quelli precedenti.

Il record negativo del Movimento 5 stelle

«Il M5stelle, né di destra né di sinistra, crolla a livelli minimi» – Enrico Rossi, Partito democratico

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, in un post su Facebook del 27 gennaio, ha evidenziato i brutti risultati ottenuti dal Movimento 5 stelle in Emilia-Romagna. Ma davvero stiamo parlando di «livelli minimi»?

Il candidato del M5s alla presidenza della regione Stefano Benini ha preso 80.823 preferenze (il 3,5 per cento dei voti totali), mentre la lista del Movimento 102.595 preferenze (il 4,74 per cento, con due seggi). Nelle precedenti elezioni regionali del 2014, il M5s aveva preso 159.456 voti (quasi il 13,3 per cento), mentre l’allora sua candidata alla presidenza Giulia Gibertoni aveva raccolto 167.022 preferenze, il doppio di quelle di Benini. Meglio era stato fatto anche nel 2010: all’epoca, il candidato del M5s Giovanni Favia prese 161.056 voti (il 7 per cento), mentre il M5s 126.619 (6 per cento).

Alle europee di maggio 2019, il M5s aveva ottenuto il 12,9 per cento dei voti; alle politiche del 2018 il 27,5 per cento; alle europee del 2014 il 19 per cento; alle politiche del 2013 il 24,7 per cento.

Rossi ha quindi ragione: negli ultimi anni, in Emilia-Romagna, il M5s non aveva mai toccato livelli così bassi.

Le elezioni in Calabria

La Lega e le elezioni al Sud

«Per la prima volta nella storia di un’elezione regionale al Sud ci siamo, siamo determinanti, entriamo con forza nel Consiglio regionale» – Matteo Salvini, Lega (min. -9:10)

Nella conferenza stampa tenuta a poco più di un’ora dalla chiusura delle urne, il leader della Lega Matteo Salvini ha voluto commentare il risultato della vittoria già praticamente certa della coalizione di centro-destra in Calabria. L’ex ministro dell’Interno ha però esagerato nel sottolineare il successo del suo partito in una elezione regionale al Sud.

Con 95.400 voti (il 12,3 per cento circa sul totale), la Lega è il secondo partito più votato del centro-destra in Calabria, dietro a Forza Italia, ma già in passato aveva ottenuto un ottimo risultato in un’altra tornata elettorale in una regione del Meridione.

Il 24 marzo 2019, infatti, la Lega è stata il primo partito nella coalizione di centro-destra nelle elezioni regionali in Basilicata, con 55.393 voti (il 19,1 per cento sul totale).

Il Pd è il partito più votato?

«Siamo felici dell’eccezionale risultato del Partito Democratico in Calabria, dove siamo di gran lunga il primo partito» – Nicola Zingaretti, Partito democratico

Il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti riporta un dato corretto: con 118.249 voti il Pd è stato il partito più votato in Calabria (15,2 per cento delle preferenze totali).

Rispetto alle scorse elezioni regionali calabresi, però, il Pd ha perso circa 67 mila voti. A novembre 2014, raccolse infatti 185.209 preferenze, il 23,7 per cento sul totale.

I risultati di Forza Italia

«Forza Italia in Calabria è saldamente il primo partito della coalizione» – Giorgio Mulè, Forza Italia

Il deputato di Forza Italia Giorgio Mulè, in un post su Facebook del 27 gennaio, ha ragione quando dice che Forza Italia è il partito più votato nella coalizione di centro-destra in Calabria, ma lo è di poco, non «saldamente».

Forza Italia ha infatti preso 667 voti in più della Lega (96.067 preferenze contro le 95.400 della Lega), prendendo soltanto un voto in più rispetto ai 96.066 voti delle scorse regionali del 2014.

L’ascesa di Fratelli d’Italia

«Le regionali in Calabria e in Emilia-Romagna confermano la crescita di Fratelli d'Italia, l'unico partito in ascesa in entrambe le regioni» – Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia

Il 27 gennaio, in un post su Facebook, Giorgia Meloni ha celebrato i risultati del suo partito alle elezioni regionali, ma davvero Fratelli d’Italia è l’unico a crescere, sia in Calabria che in Emilia-Romagna? Partiamo dalla regione del Sud Italia.

Alle regionali in Calabria, Fratelli d’Italia ha preso 84.507 voti (il 10,8 per cento sul totale), oltre 60 mila preferenze in più rispetto al 2014 (quando Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale prese il 2,5 per cento, con poco meno di 20 mila voti).

In questo caso è impreciso dire che FdI sia stato l’unico partito a crescere: nel 2014 la Lega non si era presentata alle regionali calabresi, prendendo ora, alla sua prima presenza, oltre 10 mila voti in più del partito di Meloni.

Rispetto ai dati delle europee del 2019 – quindi una tornata elettorale diversa rispetto alle regionali – il 26 gennaio FdI ha preso in Calabria quasi 7 mila voti in più, unico partito in effetti ad aumentare i propri consensi (la Lega prese quasi 165 mila voti).

Che cosa dicono invece le statistiche sull’Emilia-Romagna? Qui Fratelli d’Italia ha raccolto 185.796 preferenze (secondo partito nella coalizione di centro-destra), un numero oltre otto volte più grande dei voti presi alle regionali del 2014 (23.052 voti). Ma anche in questo caso c’è stato un altro partito che è cresciuto: si tratta della Lega, che il 26 gennaio ha quasi triplicato i suoi voti rispetto a cinque anni prima, passando da 233.439 voti (8 consiglieri) a 690.864 (14 consiglieri).

Le quasi 186 mila preferenze di FdI in Emilia-Romagna sono più alte anche di quelle registrate alle europee del 2018, mentre la Lega in quell’occasione ne aveva presi di più rispetto alle regionali (759.948).

Ricapitolando: Meloni ha ragione sul primato di FdI solo se si guarda alle elezioni europee del 2019, mentre se si considerano le regionali del 2014 anche la Lega è cresciuta, a differenza di altri partiti, come il Pd (che è cresciuto in Emilia-Romagna come numero di voti, ma non in Calabria), Forza Italia (calata in Emilia-Romagna) e M5s (in calo in entrambe le regioni).

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