Pubblicato: martedì 31 dicembre 2019
Photo: Ansa
Tutte le “Panzane” del 2019

Quando «il dato o fatto è assolutamente inventato o riportato in maniera totalmente distorta, per sostenere una tesi sostanzialmente falsa», i politici italiani si meritano una “Panzana pazzesca”. È questo il verdetto che Pagella Politica assegna a tutte quelle dichiarazioni politiche che sono totalmente errate e prive di fondamento fattuale.

Sebbene siano meno frequenti rispetto agli altri verdetti (circa il 6,4 per cento del totale), nel 2019 sono state assegnate 20 “Panzane pazzesche” ad altrettante dichiarazioni.

Ma quali sono state, nel dettaglio, le dichiarazioni meno veritiere dell’anno che sta per chiudersi? Andiamo a vedere.

L’immigrazione la fa da padrone

Con 8 dichiarazioni su 20, quest’anno l’“Immigrazione” è stata oggetto del maggior numero di “Panzane pazzesche”.

Per esempio, il 6 gennaio l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto che «i porti italiani, finché sono ministro, erano, sono e rimarranno chiusi». I numeri del ministero da lui presieduto però lo avevano subito smentito: sebbene fossero in calo, da giugno 2018 (mese del suo insediamento) al momento della dichiarazione (inizio gennaio 2019) i migranti sbarcati erano circa 9.940.

Nel corso dell’anno abbiamo poi analizzato altre tre dichiarazione di Salvini sull’immigrazione che si sono rivelate essere completamente inesatte. Due di queste riguardavano i migranti morti in mare, con il leader della Lega che riportava un numero di vittime del Mediterraneo pressoché nullo durante la sua guida al ministero dell’Interno (nello specifico, un solo cadavere recuperato fino a marzo e due a maggio). In realtà, i numeri dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) mostravano un quadro diverso: sebbene non recuperati direttamente sulle coste italiane, dall’insediamento di Salvini (avvenuto nel giugno del 2018) a maggio 2019 i migranti morti per raggiungere il nostro Paese sono stimati essere 1.225.

Nel 2019 anche alcuni colleghi leghisti di Salvini hanno rilasciato dichiarazioni totalmente errate sul tema “Immigrazione”.

Tra questi troviamo Dario Galli – al tempo viceministro per lo Sviluppo economico – che il 2 settembre ha detto che «paghiamo la residenza in albergo a 3-4 milioni di persone che arrivano da altri Paesi». Il dato è però del tutto irrealistico. Da una parte, i posti letto totali negli alberghi italiani sono circa 2,3 milioni. Dall’altra, il numero di migranti collocati in strutture per l’accoglienza a quella data erano circa 102 mila, ossia 40 volte in meno rispetto a quanto riportato da Galli.

A chiudere la carrellata sulle dichiarazioni inesatte in tema “Immigrazione” troviamo poi Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia ha prima erroneamente affermato che la protezione umanitaria esiste solo in Italia, quando in realtà una qualche forma di questa misura esiste in altri 25 Paesi europei.

Successivamente, Meloni ha detto che il Global Compact (l’accordo intergovernativo per le migrazioni patrocinato nel 2018 dall’Onu) avrebbe obbligato l’Italia a far sbarcare i migranti (in quel caso della nave SeaWatch), anche se, in realtà, questo accordo non introduce alcuna misura vincolante per i Paesi firmatari.

Europa, economia e tutte le altre panzane

Se la prima posizione in termini di “Panzane” è detenuta saldamente dalle dichiarazioni sull’“Immigrazione”, la lotta per il secondo posto è più serrata.

Una di queste tematiche è l’Unione Europea, che è stata al centro di 17 delle 312 dichiarazioni politiche da noi analizzate quest’anno, con tre “Panzane pazzesche”.

Tra le dichiarazioni su questo argomento ricordiamo quella del deputato del M5s Michele Gubitosa, che il 19 novembre si è lamentato sulla sua pagina Facebook di come l’Europa non avesse aiutato l’Italia per l’allagamento di Venezia e di come, in generale, l’Ue fosse assente quando il nostro Paese è colpito dal maltempo. Una critica che però non aveva senso, dato che l’Italia è lo Stato membro Ue ad aver ricevuto più fondi comunitari per questo tipo di eventi (2,8 miliardi, pari a più della metà delle risorse totali stanziate) e che queste risorse possono essere attivate per un evento naturale solo su richiesta del Paese colpito.

Un altro tema sul quale i politici sono soliti compiere non pochi scivoloni è l’economia. Tra i politici più noti ad aver detto almeno una “Panzana pazzesca” nel 2019 su questo tema troviamo anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi. A febbraio l’ex presidente del Consiglio aveva rivendicato un calo della povertà nei 14 trimestri consecutivi di crescita avvenuti tra il 2015 e il 2017, sotto la guida dei governi Pd. Dati alla mano, però, nel periodo di crescita menzionato da Renzi la povertà è aumentata. Infatti, tra il 2015 e il 2017 sono cresciute sia la povertà assoluta che quella relativa.

A fare compagnia a Renzi sui temi economici, troviamo anche il capo politico del M5s Luigi Di Maio, che a luglio 2019 aveva fatto confusione sulla situazione del salario minimo in Europa. Secondo il leader del M5s, i Paesi dell’Est Europa sarebbero gli unici, insieme al nostro, a non prevedere una forma di salario minimo. In realtà, tutti e 6 i Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia) dell’Est Europa che sono membri dell’Ue sono provvisti di questa misura.

Sebbene su temi diversi dall’economia, anche altri due colleghi di partito di Di Maio hanno rilasciato nel corso del 2019 dichiarazioni parecchio inesatte.

Il primo di questi è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che l’11 dicembre ha dichiarato erroneamente che quando per un reato «non si riesce a dimostrare il dolo, e quindi diventa un reato colposo, ha termini di prescrizione molto più bassi». Come abbiamo spiegato, non esiste però nessun automatismo tra il mancato riconoscimento del dolo (ossia la precisa volontà di commettere un reato) e la colpa (quando un reato viene commesso per negligenza, imperizia o imprudenza).

Il secondo è, invece, Alessandro Di Battista, che il 12 febbraio aveva rivendicato come il Movimento 5 Stelle fosse responsabile del 90 per cento delle proposte di legge presentate in Parlamento. In realtà, al momento della dichiarazione di Di Battista l’M5s aveva un tasso di proposte presentate pari al 22,7 per cento al Senato e al 18,6 per cento alla Camera. Percentuali ben lontane rispetto a quanto affermato da Di Battista.

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