Pubblicato: martedì 26 novembre 2019
Photo: Ansa
Davvero Salvini è «il capo degli assenteisti»?

Il 14 novembre, ospite a Piazza Pulita (La7) lo scrittore, ex magistrato ed ex deputato del Pd Gianrico Carofiglio ha parlato di Matteo Salvini e della sua presenza in Parlamento.

Secondo Carofiglio (min. 00:24), «il segretario della Lega è il capo degli assenteisti al Senato», presente in pochissime occasioni tra cui, ad esempio, quando c’è stato il «voto di fiducia».

Ma è davvero così? Le assenze di Salvini sono per un esponente politico un’eccezione? Quante volte non ha votato?

Quando i politici sono assenti

Per verificare le assenze al Senato di Matteo Salvini, utilizzeremo i dati raccolti da Openpolis, che da più di dieci anni cura il progetto OpenParlamento. Qui vengono monitorate le attività dei parlamentari e le partecipazioni alle votazioni elettroniche.

Il calcolo delle presenze si basa sulla partecipazione da parte del politico al voto elettronico, con però alcune precisazioni. Per prima cosa, i dati relativi alle presenze fanno riferimento alle sole votazioni che si svolgono nell’aula della Camera o del Senato, senza tenere in considerazione, ad esempio, i lavori preparatori delle Commissioni.

In secondo luogo, quando si parla dell'assenza di un deputato o di un senatore, si includono due casi differenti: l’assenza fisica del parlamentare o la mancata partecipazione al voto nonostante la sua presenza in Aula. Ad oggi, i sistemi di raccolta della documentazione dei resoconti della Camera e del Senato non permettono di distinguere i due casi.

Inoltre, come precisa ancora Openpolis, i regolamenti di Camera e Senato «non prevedono la registrazione del motivo dell'assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l'assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute».

Le presenze di Matteo Salvini

Guardiamo ora nel dettaglio che cosa ci dicono i numeri sulle presenze di Salvini.

Su 5.569 votazioni conteggiate da OpenParlamento da inizio legislatura al 21 novembre 2019, Salvini conta 390 presenze, una percentuale pari al 7 per cento del totale. Risulta invece essere stato assente per 48 votazioni che corrispondono allo 0,86 per cento del totale.

Alto è poi per Salvini il numero di missioni che in totale sono state 5.131, circa il 92 per cento delle votazioni. Ricordiamo, come già scritto in passato, che con questo termine si indicano «i senatori assenti per incarico avuto dal Senato» e che ci sono state delle polemiche sull’utilizzo da parte di Salvini delle “missioni”.

In base all’articolo 108 del regolamento del Senato, «i senatori che sono assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di ministro non sono computati per fissare il numero legale». Dunque, i senatori sono considerati “in missione” quando hanno ricevuto un incarico dal Senato e quando ricoprono impegni legati alla propria carica di ministro. L’assenza del ministro, da un’interpretazione letterale della norma, dovrebbe comunque essere collegata al ruolo che ricopre, aspetto che ci è stato confermato anche dall’ufficio stampa del Senato.

Si può insomma considerare in missione un ministro che incontra i suoi omologhi esteri o che visita un carcere, ma non dovrebbe essere considerato in missione un ministro che, come leader del partito, tiene un comizio in piazza. In materia, come evidenziato da Openpolis, c’è però poca trasparenza poiché quando si parla di “missioni” non viene precisata l’attività svolta, non viene giustificata l’assenza o esplicitata la durata dell’impegno.

Le “votazioni chiave”

Tornando ai numeri relativi alle presenze di Salvini, OpenParlamento riporta per ogni parlamentare anche il voto espresso nelle «votazioni chiave», cioè «le votazioni più importanti della legislatura sia per la rilevanza della materia trattata, sia per il valore politico del voto».

Nel caso di Salvini, sono state selezionate 50 votazioni chiave: rientrano tra queste, ad esempio, la fiducia al governo Conte II, il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari, l’autorizzazione a procedere contro l’allora ministro dell’Interno sul caso Diciotti.

Complessivamente, il leader della Lega ha partecipato a 11 votazioni chiave: il tasso di partecipazione è dunque pari al 22 per cento. È stato poi presente ma non non votante in 2 occasioni (4 per cento), assente in 6 occasioni (12 per cento) e 31 volte in missione (62 per cento).

Davvero Salvini fa peggio di tutti?

Per capire se le assenze di Salvini siano o meno eccezionali, guardiamo alla media dei suoi colleghi ed esaminiamo qualche caso specifico.

In media, i senatori sono presenti nell’84,12 per cento dei casi, assenti nel 6,43 per cento e in missione nel 9,45 per cento. In tutti e tre i casi si tratta di valori lontani rispetto a quelli visti per Salvini.

Figura 1: Presenze, assenze, missioni di Matteo Salvini e media dei senatori durante la XVIII legislatura e fino al 21/11/2019 - Fonte: OpenParlamento

Stando ai dati di OpenPolis, sono solamente quattro i senatori che hanno meno presenze di Salvini: i senatori a vita Renzo Piano e Giorgio Napolitano (0 per cento), rispettivamente di 82 e 94 anni, la senatrice del M5s Vittoria Bogo Deledda (3,61 per cento), malata da tempo, e il senatore eletto all’estero e ora del gruppo misto Ricardo Merlo (5,42 per cento).

Salvini è poi tra i senatori che in percentuale è stato per un numero maggiore di casi in missione al momento delle votazioni (92,14 per cento dei casi), secondo solamente a Ricardo Merlo (92,20 per cento).

Numerosi sono infine i senatori che sono sempre stati presenti (100 per cento delle votazioni): rientrano, ad esempio, tra questi la senatrice Rossella Accoto (M5s), il senatore Giorgio Bergesio (Lega) o, ancora, il senatore Antonio Iannone (FdI).

In conclusione

Matteo Salvini è sicuramente tra i senatori che ha partecipato meno alle votazioni, secondo solo a due senatori a vita e ai senatori Deledda e Merlo. Come riportato da Carofiglio, è poi vero che Salvini era presente in occasione del voto di fiducia al governo Conte II.

La grande maggioranza delle assenze di Salvini possono essere riconducibili al periodo trascorso in missione: questo aspetto è direttamente collegato all’aver ricoperto per più di un anno la carica di ministro dell’Interno, anche se non sono mancate le polemiche per l’utilizzo delle missioni da parte di Salvini in occasione di comizi e altre iniziative partitiche e non istituzionali.

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