Pubblicato: giovedì 31 ottobre 2019
Photo: Ansa
​Quanto costa allo Stato un cervello in fuga?

Il tema della fuga dei cervelli – ossia l’emigrazione dei giovani italiani con un alto livello di istruzione – è un tema spesso al centro dibattito pubblico.

Ad esprimersi sulla questione è intervenuto recentemente anche il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti in occasione del “Patto per la ricerca”, un evento tenutosi presso la Camera dei Deputati il 23 ottobre scorso.

Secondo quanto affermato (min. 21:30) dal ministro, «ogni volta che un laureato se ne va dall’Italia, è un assegno di 250.000 euro che noi andiamo a versare sul conto di un Paese che poi ci farà la competizione sui mercati internazionali, spesso con le idee sviluppate da italiani che abbiamo formato con i nostri soldi».

Come vedremo tra poco, quantificare il costo per lo Stato della cosiddetta “fuga dei cervelli” è complicato. Il calcolo richiede infatti diverse considerazioni sulla spesa dello Stato per istruire “i cervelli” e sulle mancate entrate dovute alla loro fuga.

Abbiamo cercato di stimare il costo sulla base dei dati più recenti a nostra disposizione.

Vediamo che cosa ci dicono i numeri.

Il costo per istruire i cervelli

Per prima cosa, vediamo quanto lo Stato italiano spenda per istruire un laureato italiano, partendo dal primo anno di elementari e arrivando all’ultimo anno di università.

Per fare ciò, abbiamo utilizzato Education at a Glance 2019, il rapporto Ocse che analizza nel dettaglio i sistemi di istruzione dei Paesi sviluppati. Secondo i dati sull’istruzione riferiti al 2016, lo Stato italiano spende circa 5.700 euro [1] ogni anno per studente nell’ambito dell’istruzione primaria, cioè le elementari. Moltiplicando questa cifra per i cinque anni di durata delle scuole elementari, si ottiene un totale di 28.500 euro.

Per quanto riguarda invece l’istruzione secondaria, cioè scuole medie e superiori, l’Italia investe circa 6.600 euro [2] all’anno per studente. Moltiplicando la cifra per gli otto anni necessari a completare il ciclo dell’istruzione secondaria, si ottiene un totale di 52.500 euro.

Infine, è di circa 8.300 euro all’anno il costo che lo Stato sostiene per fornire l’istruzione ad uno studente universitario. A questa cifra vanno però sottratte le risorse destinate a ricerca e sviluppo, le quali non vengono investite direttamente nell’educazione dello studente quanto piuttosto nel miglioramento della ricerca universitaria. Se si tiene conto di questo elemento, l’Ocse riporta che l’Italia spende circa 5.400 euro all’anno per studente universitario.

Moltiplicando anche questa cifra per cinque anni (è possibile laurearsi in corsi triennali come è possibile che uno studente impieghi più di cinque anni per arrivare a ottenere il titolo, noi abbiamo usato un dato medio) si ottiene un totale di circa 27.000 euro.

Quindi, sommando la spesa per ciascuno dei 18 anni necessari minimi ad ottenere i diplomi necessari per conseguire la laurea, risulta che la spesa dello Stato per ogni laureato è di circa 108 mila euro.

Le mancate entrate (e spese) per lo Stato

Il costo per l’istruzione è però solo un lato della medaglia. Infatti, una volta entrato nel mondo del lavoro, il laureato contribuirà alla spesa sociale dello Stato tramite la tassazione del suo reddito. Trasferendosi all’estero queste imposte non finiranno però nelle casse dello Stato italiano ma di quelle del Paese ospitante.

Allo stesso tempo, spostando la sua residenza all’estero, lo Stato italiano non sarà più responsabile per il welfare dell’emigrante e di quello dei suoi (eventuali) figli.

Per questa ragione, alla spesa per istruzione bisogna aggiungere il totale delle mancate entrate per lo Stato in termini di imposte e contributi e sottrarre le spese per l’assistenza sanitaria del cervello in fuga e quelle per l’istruzione dei suoi figli.

Un buco di almeno a laureato

Per stimare il costo finanziario della fuga dei laureati utilizziamo la stessa metodologia impiegata in uno studio condotto da Francesco Gagliardi, Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto Ricerche per le Politiche Sociali, pubblicato nel 2017 su La rivista delle politiche Sociali.

Secondo questo studio, intitolato I’m leaving: Emigration Abroad of Young Italian Graduates, le mancate entrate vanno calcolate tenendo conto dell’Irpef (l’Imposta per le persone fisiche) e dell’Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive) che sarebbero pagate sullo stipendio medio di un laureato lungo una carriera lavorativa di circa 30 anni.

Dato che, secondo il rapporto 2019 sui salari dell’osservatorio Job Pricing, il reddito annuo lordo di un laureato italiano era in media di 39.697 euro nel 2018, che l’aliquota Irap ordinaria è del 3,9 per cento e che la tassazione Irpef su uno stipendio di quell’entità arriva fino al 38 per cento, si ottiene un totale di mancate entrate per lo Stato di circa 12.953 euro all’anno. Moltiplicando questa cifra per 30 anni si ottengono quindi circa 388.600 euro.

Per quanto riguarda invece le spese, Gagliardi tiene in considerazione sia la mancata spesa dello Stato per l’istruzione dei figli del cervello in fuga sia la mancata spesa sanitaria per quest’ultimo.

Se moltiplichiamo il numero medio di figli delle famiglie di italiani del 2017, pari a circa 1,32 figli per donna, per il costo dell’istruzione prima evidenziato (pari a 108 mila euro) e lo sommiamo ai 30 anni in cui lo Stato non dovrà pagare i circa 2.300 euro che ogni anno spende – secondo l’Ocse – per l’assistenza sanitaria di ogni cittadino, otteniamo una cifra pari a circa 212 mila euro.

Sottraendo questo valore (212 mila euro) al costo dello Stato per l’istruzione del cervello in fuga (108 mila euro) e alle mancate entrate fiscali per le casse pubbliche in seguito al suo trasferimento all’estero (388 mila euro circa), otteniamo una cifra di circa 284 mila euro.

Ovviamente questa è una stima approssimativa e che tiene conto solamente degli impatti finanziari della fuga dei cervelli. Il calcolo non prende in considerazione infatti le conseguenze economiche di questo fenomeno come, ad esempio, la diminuzione di produttività e innovazione per l’Italia.

Il calcolo effettuato dal ministero dell’Istruzione

La cifra che abbiamo ricavato si avvicina a quanto sostenuto da Fioramonti.

Abbiamo contattato l’ufficio stampa del Ministero dell’Istruzione, chiedendo delucidazioni sul calcolo effettuato, per sapere se fosse analogo al nostro.

Abbiamo così scoperto che il costo dei cervelli in fuga è stato calcolato tenendo in conto sia la spesa dello Stato per l’istruzione di ogni singolo individuo (dalle elementari alla laurea) sia la spesa delle famiglie.

Una metodologia diversa quindi da quella che abbiamo utilizzato finora nella nostra analisi, ma che darebbe comunque un risultato simile.

Abbiamo chiesto i dettagli dei calcoli ministeriali ma ad oggi non abbiamo avuto risposta su questo punto.

Quanti sono i cervelli italiani in fuga

Vediamo ora quanti sono i “cervelli in fuga” dall’Italia.

Secondo i dati pubblicati dall’Istat nel Rapporto annuale 2019, se guardiamo ai trasferimenti di residenza risulta che tra il 2008 e il 2017 sono emigrati 208 mila giovani italiani, di cui 139 mila con un livello di istruzione medio–alto (diploma di scuola superiore o di laurea).

Tra i principali Paesi di destinazione troviamo Regno Unito (31 mila giovani), Germania (21 mila giovani), Svizzera (15 mila giovani) e Francia (12 mila giovani).

Grafico 1: Saldo migratorio dei giovani italiani 20-34 anni con istruzione medio alta per Paese di destinazione (2008–2017) – Fonte: Istat

Se guardiamo invece solamente ai laureati, l’Istat riporta che nel corso del 2017 sono emigrati circa 28 mila laureati. Il dato è in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+3,9 per cento), ma è cresciuto rispetto al 2013 di ben il 41,8 per cento. A questo dato si aggiunge poi il fatto che il 20 per cento dei dottori di ricerca lavora attualmente all’estero.

Grafico 2: Saldo migratorio dei giovani con più di 25 anni per livello di istruzione (2013–2017), dati in migliaia – Fonte: Istat

In conclusione

Sono 139 mila i giovani con un’istruzione medio alto ad aver lasciato il Paese dal 2008 al 2017, di cui 28 mila laureati solo nel 2017.

Sommando la stima del costo in cui lo Stato incorre per istruire un cittadino dalle elementari alla laurea con le mancate entrate fiscali dovute alla sua fuga all’estero, abbiamo ottenuto una cifra pari a circa 284 mila euro.

Sebbene poi non sia stata calcolata nello stesso modo, la cifra è in linea con quanto riportato dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti.


[1] Il dato è 7.991 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). Convertendo questo valore con il tasso di conversione PPP per il 2016 (pari a 0,714) si ottiene la cifra menzionata.

[2] Il dato è 9.193 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). Convertendo questo valore con il tasso di conversione PPP per il 2016 (pari a 0,714) si ottiene la cifra menzionata.

[3] Il dato è 11.589 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). Convertendo questo valore con il tasso di conversione PPP per il 2016 (pari a 0,714) si ottiene la cifra menzionata.

[4] Il dato è 7.577 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). Convertendo questo valore con il tasso di conversione PPP per il 2016 (pari a 0,714) si ottiene la cifra menzionata.

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