Che cosa c’è nel testo sull’antisemitismo che ha diviso la politica

Il disegno di legge è stato approvato dal Senato e ora passa all’esame della Camera. Prevede l’adozione di una strategia nazionale di contrasto al fenomeno e una definizione piuttosto contestata 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Il 4 marzo il Senato ha dato il primo via libera al disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. Il provvedimento, modificato rispetto al testo iniziale proposto dal senatore della Lega Massimiliano Romeo, è stato approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Per diventare legge, la proposta dovrà ora essere approvata dalla Camera.

Al Senato la coalizione di maggioranza – composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati – ha votato compatta a favore, così come Azione e Italia Viva. I partiti di opposizione di centrosinistra si sono invece divisi, anche al loro interno. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro, mentre il gruppo del PD si è astenuto, tranne sei senatori dell’area moderata del partito, tra cui Graziano Delrio e Filippo Sensi, che hanno votato a favore insieme al centrodestra. 

Al centro delle divisioni c’è l’adozione nel disegno di legge della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), contestata da una parte delle opposizioni per la presunta ambiguità della sua formulazione, che taccerebbe di antisemitismo alcune legittime critiche alla politica dello Stato di Israele. Secondo i sostenitori, invece, il provvedimento «rappresenta un grande passo avanti nell’azione di contrasto all’antisemitismo», come ha dichiarato a Pagella Politica il senatore Sensi.

Gli obiettivi del testo

Il disegno di legge approvato dal Senato è il risultato di un confronto politico durato settimane, che ha portato a diversi cambiamenti rispetto alla versione originaria. Il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria per le vittime dell’Olocausto, la Commissione Affari costituzionali del Senato aveva deciso di adottare come testo base il disegno di legge presentato dal senatore Romeo a gennaio 2024, quasi due anni prima.

Nel corso della discussione parlamentare, però, il testo è stato modificato più volte, incorporando altre proposte legislative ed emendamenti, anche delle opposizioni, che ne hanno cambiato alcuni aspetti rilevanti. Gli obiettivi principali del provvedimento sono rimasti comunque gli stessi: introdurre una definizione condivisa di antisemitismo – uno dei punti più discussi nel dibattito politico – e disporre delle misure per contrastare il fenomeno.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, il disegno di legge prevede l’adozione di una strategia nazionale contro l’antisemitismo, che dovrà essere approvata dal Consiglio dei ministri ogni tre anni. L’obiettivo principale, come detto, è prevenire e contrastare le forme di odio e discriminazione nei confronti delle persone ebree e delle istituzioni ebraiche.

Il testo punta inoltre a «promuovere la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione della storia, della cultura e della vita ebraiche», oltre a «rafforzare la coesione sociale e assicurare adeguate misure di sicurezza alle comunità ebraiche e ai loro luoghi di aggregazione».

Gli ambiti di intervento

La strategia nazionale individua vari ambiti in cui intervenire per contrastare il fenomeno, come la scuola e lo sport, a patto che le misure non comportino costi aggiuntivi per lo Stato.

Per monitorare gli episodi di antisemitismo, il testo stabilisce l’utilizzo di una banca dati già esistente. Nel corso dell’esame parlamentare è stato però eliminato un passaggio presente nella versione originaria del disegno di legge presentato da Romeo, che includeva esplicitamente nel monitoraggio del fenomeno in Italia «sia i crimini d’odio sia gli atti di natura incidentale», con l’obiettivo di avere «una visione completa del fenomeno in Italia».

Tra gli ambiti di intervento indicati dal provvedimento c’è anche internet. Il disegno di legge prevede misure di contrasto al linguaggio d’odio antisemita online, da definire sulla base di un dialogo con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), ma non specifica nel dettaglio in cosa dovranno consistere. Nel testo originale di Romeo era invece presente un riferimento esplicito all’introduzione di «sistemi di segnalazione e rimozione» dei contenuti sulle piattaforme social, un passaggio che però non compare nella versione definitiva.

Gli ambienti della formazione e della ricerca sono un altro settore di intervento. Nella scuola si prevede la promozione di iniziative formative rivolte ai docenti e di attività didattiche per gli studenti sulla conoscenza dell’antisemitismo e della diaspora ebraica, nel rispetto dell’autonomia scolastica. Per quanto riguarda l’università, il disegno di legge promuove invece attività di ricerca, seminari e incontri con l’obiettivo di favorire il rispetto reciproco. Gli atenei devono inoltre adottare misure interne di prevenzione, monitoraggio e contrasto agli atti di antisemitismo, potendo individuare un soggetto al loro interno incaricato di questo compito.

Il disegno di legge introduce poi iniziative di formazione e aggiornamento rivolte ad alcune categorie professionali, come le Forze armate, le Forze dell’ordine e la magistratura. È prevista infine la promozione di momenti di formazione e sensibilizzazione anche nell’ambito delle attività sportive e associative.

Nella versione finale del disegno di legge è stata eliminata una parte che era stata oggetto di critiche non solo da parte dei partiti di opposizione, ma anche di Fratelli d’Italia. Il testo iniziale prevedeva infatti la possibilità di vietare cortei «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi o qualunque altro atto antisemita», sulla base della definizione dell’IHRA. Questa disposizione non rientra più nel testo approvato dal Senato.

Il nodo della definizione

Il nodo politico più importante riguarda però il primo obiettivo del provvedimento, cioè l’adozione di una definizione operativa di antisemitismo. Sulla base dell’«unicità storica del fenomeno e delle sue conseguenze», il testo adotta quella elaborata dall’IHRA, utilizzata per stabilire quali episodi rientrino nelle disposizioni previste dalla legge.

Questa definizione è stata accolta dal governo italiano nel 2020 a seguito di una risoluzione approvata dal Parlamento europeo tre anni prima. Nel tempo, però, è stata anche al centro di critiche da parte di accademici e politici per la presunta genericità della sua formulazione.

L’IHRA definisce l’antisemitismo come «una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti». Questo atteggiamento può manifestarsi sia a parole sia attraverso azioni fisiche dirette contro persone ebree o non ebree, le loro proprietà, oppure contro istituzioni e luoghi di culto ebraici.

Per chiarire meglio il significato della definizione, l’IHRA fornisce anche undici esempi di comportamenti che possono essere considerati antisemiti, tra cui «sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista», «considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele» o «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti».

Come abbiamo raccontato in un altro approfondimento, nelle scorse settimane la scelta della definizione di antisemitismo da adottare era diventata terreno di scontro interno al Partito Democratico. Il confronto si è acceso dopo che uno degli esponenti di punta dell’ala moderata del partito, il senatore Graziano Delrio, aveva presentato a novembre un proprio disegno di legge sul tema, basato sulla definizione dell’IHRA. Questa scelta era stata contestata dall’ala del partito più vicina alla segretaria Elly Schlein, che aveva poi presentato un altro disegno di legge, a prima firma del senatore Andrea Giorgis, sul contrasto più generale alle forme di discriminazione razziale.

Le reazioni nel PD

La decisione di astenersi, che circolava da giorni, è stata annunciata ufficialmente in aula al Senato da Giorgis il giorno del voto. «Un’astensione che vuole essere un segno di vicinanza e, al tempo stesso, la promessa che il nostro impegno per contrastare ogni manifestazione di odio e discriminazione nei confronti degli ebrei e di ciascuna minoranza o persona non terminerà con il voto di oggi», ha dichiarato.

Un emendamento proposto dalle forze di opposizione chiedeva di eliminare il riferimento alla definizione dell’IHRA e di sostituirlo con un’altra formulazione, ma è stato bocciato. La maggioranza del Partito Democratico ha quindi deciso di astenersi, mentre una parte dei senatori – che aveva firmato anche il disegno di legge presentato da Graziano Delrio – ha votato a favore.

Lo stesso Delrio ha annunciato il voto favorevole insieme ad altri senatori, spiegando che la scelta non rappresentava una contestazione al proprio partito, ma nasceva dalla convinzione che il disegno di legge interrompesse «una timidezza della cultura democratica del Paese che non ha discusso abbastanza di questa emergenza».

Il capogruppo del PD al Senato Francesco Boccia ha invece sottolineato il rischio che il testo possa confondere «tra ebraismo come religione e popolo e quelle che sono le scelte di un governo». Secondo questa interpretazione, potrebbero essere considerate antisemite anche posizioni che, pur criticando duramente le politiche di Israele, rientrano nel legittimo dibattito politico e giuridico. Non tutti la pensano così, anche all’interno dello stesso partito. «L’impianto del disegno di legge è cambiato molto rispetto alla versione originaria, che era inaccettabile. Il testo approvato oggi è più equilibrato e mantiene intatto il diritto di critica allo Stato di Israele», ha affermato il senatore Sensi a Pagella Politica. «Mi dispiace che ci sia stata una divisione al momento del voto e che il dibattito parlamentare sia stato davvero pessimo. Non è stata resa giustizia a un passaggio storico come l’approvazione di una legge sull’antisemitismo», ha aggiunto.

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