Alla fine di aprile il governo ha annunciato lo sblocco dei fondi legati alla nona rata del PNRR. Parliamo di 12,8 miliardi di euro la cui erogazione era vincolata al raggiungimento di 50 traguardi e obiettivi entro la fine del 2025. Grazie a questa erogazione l’Italia è arrivata a incassare circa 166 miliardi di euro sui 194,4 totali del nostro piano nazionale. Si tratta certamente di un traguardo importante anche se conseguito non senza difficoltà. Lo scorso febbraio infatti il nostro Paese si è visto costretto a inviare a Bruxelles una nuova richiesta di modifica – la settima – del piano. Tale revisione ha riguardato complessivamente 40 misure e ha previsto il rinvio di 13 scadenze al 30 giugno 2026. Tra queste, tre avrebbero dovuto essere incluse nella nona rata. C’è da dire però che allo stesso tempo altre tre scadenze originariamente previste per giugno sono state anticipate perché già completate. Il saldo in questo caso è quindi neutro. Rimane adesso l’ultima rata di fondi da circa 28 miliardi che sono vincolati al conseguimento positivo di ben 159 tra milestone e target. Di gran lunga lo step più impegnativo di tutti.
Siamo ormai in dirittura d’arrivo quindi, per questo è importante capire cosa accadrà dal 30 giugno in poi. In effetti questa data viene vista nel dibattito pubblico come una sorta di spartiacque per non rischiare di perdere il finanziamento europeo. Ma è davvero così? In realtà le cose sono un po’ più complesse. Proviamo a capire meglio.
Senza dubbio, il 30 giugno rappresenta la scadenza che l’Italia si è data per completare milestone e target relativi alla decima rata. Non è però la data in cui si chiude ogni attività legata al piano. In base a delle recenti linee guida inviate dalla Commissione europea agli Stati membri infatti, le ultime richieste di pagamento potranno essere inviate fino al 31 agosto, mentre le erogazioni dei fondi ancora da incassare dovranno concludersi entro il 31 dicembre. L’Italia quindi avrà tempo fino alla fine dell’estate per raccogliere tutta la documentazione necessaria e inviare il tutto alle istituzioni europee.
Per ora la Commissione Ue ha escluso eventuali proroghe del piano entro il 2026. Questo rende il calendario particolarmente stringente per i progetti ancora in corso. Ma tutte le opere dovranno tassativamente concludersi entro il 30 giugno? In realtà no. Il primo elemento da rilevare è che non sempre le scadenze del PNRR prevedono il completamento di tutti i progetti finanziati da una certa misura. In molti casi è richiesto il raggiungimento di obiettivi minimi. Altro elemento da considerare è che specialmente le opere di maggiore entità possono essere suddivise in lotti. In questi casi la parte del PNRR andrebbe a finanziare solo ciò che si è certi di completare entro il 2026, mentre il resto dovrà essere evidentemente concluso andando ad individuare altre fonti di finanziamento, nazionali o europee.
Da considerare nel quadro anche la presenza nel PNRR di strumenti finanziari: le cosiddette facilities. Tendenzialmente si tratta di creare dei fondi finalizzati a garantire investimenti in ambiti specifici. Una soluzione che, con le varie revisioni del piano italiano, è diventata via via più frequente, proprio con l’intento di non perdere le risorse del PNRR. Con questa soluzione infatti entro il 2026 sarà sufficiente, ai fini del rispetto delle scadenze europee, la sola istituzione del fondo, mentre i progetti potranno essere conclusi anche successivamente. Questa soluzione è stata adottata in diversi ambiti tra cui la connettività, gli studentati, la gestione di infrastrutture idriche, i parchi per l’agrisolare e altro ancora.