Pubblicato: giovedì 29 agosto 2019
Photo: Ansa
Gli incendi in Amazzonia in quattro fact-checking

Una delle notizie più condivise e dibattute nelle ultime settimane riguarda gli incendi che ormai da giorni stanno devastando la foresta amazzonica.

Come abbiamo scritto in un nostro precedente fact-checking, la situazione nel Sud America è preoccupante: dal 1° gennaio 2019 al 22 agosto 2019, in tutta la regione amazzonica si sono registrati circa 100 mila incendi, quasi il doppio dello stesso periodo del 2018.

Oltre ad alcune foto “vecchie” e decontestualizzate stanno però circolando anche diversi numeri sull’Amazzonia, alcuni corretti, altri sbagliati.

Per esempio, è vero che il G7 in Francia è costato quanto gli aiuti che i Paesi più ricchi al mondo hanno destinato per l’emergenza roghi in Amazzonia? E la foresta pluviale produce davvero il 20 per cento dell’ossigeno della Terra?

Abbiamo verificato.

Lo sfruttamento delle terre

Il 27 agosto, l’ex segretario del Partito democratico Maurizio Martina ha scritto su Facebook che «lo sfruttamento delle terre in Amazzonia è aumentato solo a luglio di quest’anno del 278 per cento rispetto all’anno scorso».

Questo dato è stato citato da diversi siti di notizie brasiliani (come Fohla e O globo) e internazionali (Bbc e The Guardian), che riportano una stima di inizio agosto fatta in un comunicato dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe).

Come spiega sul suo sito ufficiale, l’Inpe usa il sistema di rilevamento DETER (Detecção do Desmatamento em Tempo Real, in italiano “Rilevamento della deforestazione in tempo reale”), che attraverso l’elaborazione di diversi dati satellitari stima il degrado forestale nell’Amazzonia legale.

Secondo l’Inpe, dal 1° luglio al 31 luglio 2019 si sono persi 2.254,9 chilometri quadrati nell’Amazzonia legale (il 278 per cento in più rispetto ai 596,6 chilometri quadrati dello stesso mese del 2018), e non in «Amazzonia» come dice Martina.

L’Amazzonia legale è infatti l’area amazzonica del solo Brasile, che comprende nove stati federali. Non tutta l’Amazzonia è però in Brasile: il 40 per cento della sua superficie è infatti fuori dai confini brasiliani.

Abbiamo a disposizione anche un’altra stima. Secondo i dati di Imazon (un istituto di ricerca che promuove la difesa dello sviluppo sostenibile in Amazzonia), i dati della deforestazione a luglio 2019 sarebbero più bassi di quelli Inpe.

In base alle rilevazioni SAD (Sistema de Alerta de Desmatamento, in italiano “Sistema di allerta sulla deforestazione”), a luglio 2019 l’Amazzonia legale avrebbe perso a causa della deforestazione 1.287 chilometri quadrati, un 66 per cento in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

Le statistiche SAD si basano su dati satellitari diversi rispetto a quelli DETER di Inpe. Come spiega lo stesso Imazon nella sua sezione FAQs, «entrambi i sistemi generano avvisi mensili per la deforestazione e il degrado delle foreste, ma le metodologie sono diverse». E dunque non sono comparabili tra loro.

Se ci sono dunque stime diverse sulla quantità dell’aumento, resta innegabile il peggioramento della deforestazione nel luglio 2019 rispetto allo stesso mese del 2018.

Il “polmone verde” della Terra

In un articolo sul suo sito del 26 agosto, il fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo ha scritto che «Bolsonaro ha il 20 per cento dell’ossigeno della Terra».

Questa percentuale è una delle più citate negli ultimi giorni, per dimostrare che l’Amazzonia è il “polmone verde” del nostro pianeta. Ma è davvero così?

Innanzitutto, come abbiamo già visto, il presidente del Brasile Jair Bolsonaro è direttamente responsabile “solo” del 60 per cento della superficie della foresta amazzonica. Il restante 40 per cento si trova in altri Stati sudamericani.

La percentuale citata da Grillo («il 20 per cento dell’ossigeno della Terra») è comunque scorretta. Come ha spiegato a National Geographic lo scienziato Michael Coe (che dirige un programma di ricerca sull’Amazzonia al Woods Hole Research Center in Massachussets, Stati Uniti), «questo dato non ha assolutamente senso perché in quest’area gli alberi non hanno abbastanza anidride carbonica per fotosintetizzare un quinto di tutto l’ossigeno del pianeta».

Lo scienziato Jonathan Foley (esperto di ambiente e direttore esecutivo del progetto Drawdown, che raccoglie le soluzioni più efficienti contro il riscaldamento globale) ha spiegato in un thread su Twitter come stanno davvero le cose.

Secondo Foley, la percentuale di ossigeno prodotta dal processo chimico della fotosintesi clorofilliana nell’Amazzonia sul totale di quella generata da tutte le foreste del mondo si aggirerebbe intorno al 6 per cento. Inoltre, scrive lo scienziato, «le foreste vengono sostituite da pascoli e terreni coltivati, che fanno anche fotosintesi e producono quantità simili di ossigeno».

Nulla di cui preoccuparsi allora? Assolutamente no: all’aumento della deforestazione corrisponde anche un aumento dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera da queste aeree, aggravando il peso del riscaldamento globale su questa regione e non solo.

I 20 milioni di euro del G7

Il 28 agosto, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha scritto su Facebook che «il G7 è costato per spese logistiche 21 milioni, tanto quanto si è deciso di stanziare per salvare un “polmone” del nostro pianeta terra».

Dal 24 al 26 agosto, si è tenuto a Biarritz, in Francia, il quarantacinquesimo vertice del G7, una riunione internazionale a cui partecipano ogni anno le sette maggiori economie del mondo.

Nel suo discorso di chiusura al G7, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che i partecipanti al meeting avrebbero messo a disposizione del Brasile 20 milioni di euro per aiutare a fermare gli incendi in Amazzonia. Dopo un iniziale rifiuto, il 28 agosto il presidente Bolsonaro ha lanciato segnali di apertura verso gli aiuti esteri.

Ma davvero questi 20 milioni di euro corrispondono all’incirca con quanto speso a Biarritz per la logistica del G7?

Non esiste un documento ufficiale che dica quanto sia costato il meeting internazionale, ma il 21 agosto 2019, in una conferenza stampa, la portavoce del governo Sibeth Ndiaye ha dichiarato che le risorse stanziate si aggirano intorno ai 36,4 milioni di euro. Questa cifra resta una stima, non il costo definitivo del G7, che si scoprirà solo nei prossimi mesi.

Secondo l’emittente televisiva France 2, che ha contattato la segreteria generale del G7, di questi 36,4 milioni di euro il 50 per cento (18,2 milioni di euro) è stato usato per l’affitto degli alloggi delle delegazioni straniere, il 12 per cento (4,4 milioni di euro) per i trasporti e il 38 per cento (13,8 milioni di euro) per la sicurezza.

Rossi non chiarisce cosa intende per «spese logistiche». Se si prende in considerazione solo la voce “trasporti”, gli aiuti del G7 per l’Amazzonia sono circa 7 volte maggiori; se si somma a questa anche la voce “alloggi”, le due somme più o meno si equivalgono.

La biodiversità amazzonica

Un articolo pubblicato il 24 agosto sul Blog delle Stelle dice che «la Foresta Amazzonica, la cui superficie ricade per il 40 per cento sotto il Brasile, rappresenta l’ecosistema più ricco di biodiversità del nostro Pianeta».

Come abbiamo visto, è il 60 per cento circa della foresta amazzonica a ricadere dentro ai confini brasiliani, non il 40 per cento.

Per quanto riguarda la biodiversità, sulla pagina dell’Encyclopedia Britannica dedicata alla foresta amazzonica si legge che quest’ultima in effetti «è la riserva biologica più ricca e varia del mondo».

A sostegno di questa affermazione, ci sono anche i dati del Wwf, che raccoglie sul suo sito alcune conclusioni di studi scientifici sul tema.

«Ad oggi, in Amazzonia ci sono almeno 40 mila specie di piante, 427 specie di mammiferi, 1.300 specie di uccelli, 378 specie di rettili, più di 400 specie di anfibi e circa 3 mila specie di pesci d’acqua dolce», scrive il Wwf,

Una mappa interattiva, consultabile sul sito di National Geographic, permette di scoprire nel dettaglio la ricchezza della biodiversità della foresta amazzonica.

In conclusione

La situazione degli incendi nella foresta amazzonica è sempre più preoccupante, ma alcuni dati che circolano in questi giorni non sono del tutto corretti.

A seconda delle elaborazioni prese in considerazione, la deforestazione nell’Amazzonia legale (ossia quella compresa nei confini brasiliani) è aumentata tra il 66 per cento e il 278 per cento a luglio 2019, rispetto allo stesso mese del 2018.

È vero che la foresta amazzonica è l’ecosistema più ricco di biodiversità del pianeta, mentre è sicuramente esagerato sostenere che produca il 20 per cento di tutto l’ossigeno del mondo. Una stima più realistica si ferma intorno al 6 per cento.

Infine, è vero che il G7 di Biarritz ha offerto al Brasile aiuti per 20 milioni di euro, mentre il meeting probabilmente costerà alla Francia di più, circa 34,6 milioni di euro. I costi legati alla logistica in senso stretto (cioè i soli “trasporti”) si aggirano però intorno ai 4,4 milioni di euro. Le due cifre arrivano circa ad equivalersi solo considerando anche le spese di alloggio.

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