Pubblicato: lunedì 5 luglio 2021
Photo: Ansa
Vaccini: ancora troppe differenze tra le regioni

Ad oggi, a oltre sei mesi dall’inizio della campagna vaccinale, quasi sei italiani su dieci hanno ricevuto almeno una dose di vaccino (il 58,6 per cento della popolazione), con circa uno su tre che è stato completamente vaccinato (il 33,9 per cento). In totale sono state somministrate oltre 53,6 milioni di dosi dei quattro vaccini approvati, ma continuato a esserci grandi differenze tra le regioni.

Vediamo quali stanno andando meglio e quelle che sono più indietro.

270 mila over 80 non sono ancora vaccinati

Per ridurre il numero di ricoveri ospedalieri e di decessi è fondamentale cominciare dalla popolazione più anziana. Al 5 luglio in Italia il 94 percento di chi ha più di 80 anni ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro la Covid-19 e l’88,4 per cento è stato completamente vaccinato.

Alcune regioni hanno vaccinato con almeno una dose quasi tutti gli over 80, con percentuali oltre il 95 per cento: Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, la provincia autonoma di Trento, Toscana, Umbria e Veneto, con queste ultime tre che sono addirittura sopra il 98 percento. Tra il 90 e il 95 percento troviamo invece Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta. Le regioni più indietro sono Calabria (82 per cento), Campania (87 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (88 per cento) e Sicilia (82 percento).

A oltre sei mesi dall’inizio della campagna vaccinale, le regioni più indietro – in particolar modo Calabria e Sicilia – dovrebbero fare maggiore ricorso ai sistemi di chiamata attiva per convincere chi ancora non si è vaccinato a farsi vaccinare.

Come abbiamo spiegato più volte, la Covid-19 è una malattia particolarmente pericolosa per gli anziani: sopra gli 80 anni il tasso di letalità arriva a essere superiore al 10 per cento. È quindi importante convincere i 270 mila over 80 mancanti a vaccinarsi.

Mancano all’appello due milioni di vaccinati tra i 60 e i 79 anni

Nella fascia di età tra i 60 e i 79 anni è stato vaccinato con almeno una dose l’84,7 per cento. Qui, rispetto agli over 80, c’è una minore variabilità regionale, anche se ci sono alcune differenze significative. Al momento l’unica regione sopra al 90 per cento è la Puglia. Sopra l’85 per cento ci sono Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Toscana, Umbria e Veneto. Tra l’80 e l’85 per cento troviamo Campania, Calabria, Liguria, Marche, la provincia autonoma di Trento, Piemonte, Sardegna e Valle d’Aosta. Le regioni più indietro sono invece Friuli-Venezia Giulia, la provincia autonoma di Bolzano e Sicilia, tra il 75 e il 78 percento.

Anche in questa fascia d’età le vaccinazioni sono fondamentali: secondo uno studio di marzo 2021, nel 18 per cento delle infezioni si rende necessario il ricovero in terapia intensiva e nel 35 per cento si sviluppano forme sintomatiche di Covid-19. Evitare una futura pressione sugli ospedali è uno dei principali obiettivi della campagna vaccinale ed è una delle condizioni fondamentali per il ritorno alla normalità. Ad oggi sono 2 milioni le persone tra i 60 e i 79 anni che non si sono ancora fatte vaccinare.

Tra i giovani ci sono le differenze più grandi

Scendendo nelle fasce di età più giovani si intensificano le differenze tra le regioni per via delle diverse strategie vaccinali adottate negli scorsi mesi e di quando sono state aperte le adesioni o le prenotazioni. Alcune regioni sono molto avanti, altre sensibilmente più indietro.

A livello nazionale, nella fascia 30-59 anni il 62,6 per cento ha ricevuto almeno una dose di vaccino: si va dal 54 per cento della provincia autonoma di Trento al 71 per cento della Lombardia. Tra le regioni più avanti, quelle sopra il 60 per cento, ci sono Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto. Sotto questa soglia troviamo invece Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, la provincia autonoma di Bolzano, Sardegna, Sicilia, Toscana e Valle d’Aosta.

Tra i 12 e i 29 anni invece in italia è stato vaccinato con almeno una dose il 33 per cento della popolazione. Qui le due regioni migliori, entrambe tra il 41 e il 42 percento, sono Campania e Lombardia. Tra il 30 e il 40 per cento ci sono Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia e Sicilia. Tra il 20 e il 30 per cento invece Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Molise, Bolzano, la provincia autonoma di Trento, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Sotto il 20 per cento c’è l’Umbria.

Va comunque considerato che sotto i 18 anni per la vaccinazione serve l’autorizzazione dei genitori e che l’unico vaccino somministrabile è quello prodotto da Pfizer. Raggiungere un alto livello di persone coperte anche tra i più giovani è però fondamentale per poter raggiungere l’immunità di gregge. A causa della diffusione della variante delta, per arrivarci potrebbe essere necessario dover vaccinare fino all’85 per cento della popolazione.

Sicilia e Calabria sono le regioni con più dosi nei frigoriferi

Le differenze nella popolazione vaccinata portano ad avere anche diversi livelli nelle dosi consumate, anche se più contenute dato l’elevato numero di dosi finora somministrate. Ne hanno utilizzate più del 90 per cento Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia e Veneto. La regione peggiore è la Calabria, con solo l’84 per cento di dosi utilizzate.

Se guardiamo alle scorte, cioè alla media settimanale delle somministrazioni in relazione alle dosi rimaste, vediamo che la Lombardia può tenere l’attuale ritmo per ancora otto giorni, Marche, la provincia autonoma di Trento, Piemonte e Puglia per dieci giorni o meno. Sopra i venti giorni ci sono Sicilia e Calabria.

In conclusione

Dopo più di sei mesi dall’inizio della campagna vaccinale si è raggiunto un altissimo livello di copertura vaccinale tra gli over 80 e un buon livello nella fascia di età tra i 60 e i 79 anni. Rimangono però importanti differenze tra le regioni.

Ci sono anche differenze tra i più giovani, ma è probabile che nel tempo si riducano in quanto in parte sono dovute alle diverse strategie vaccinali e a quando sono state aperte le prenotazioni. Inoltre, alcune regioni sembrano riuscire a programmare meglio le somministrazioni e a tenere un basso livello di scorte, mentre altre hanno maggiori problemi.

Le regioni più indietro dovrebbero passare a sistemi attivi di chiamata per convincere gli anziani mancanti a vaccinarsi ed evitare così di avere un elevato numero di persone a rischio nei prossimi mesi, nel caso in cui dovesse esserci una ripresa dell’epidemia.

di Lorenzo Ruffino

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