Pubblicato: venerdì 2 aprile 2021
Photo: Ansa
Fact-checking: il ritorno di Letta a Porta a Porta

Il fact-checking in breve:

• In Italia ci sono 79 rettori e 5 rettrici, in calo rispetto alle 7 di inizio dicembre 2020.

• Nel nostro Paese le donne guadagnano meno degli uomini soprattutto a causa delle minori opportunità lavorative.

• Non è ancora sicuro che con il passaggio all’assegno unico ci guadagneranno tutte le famiglie con figli.

• Nel 1970 i nati erano 900 mila (non un milione), nel 2020 poco oltre 400 mila. Nel 2021 forse andremo sotto questa quota, ma è una previsione.

• Per legge il Copasir deve essere presieduto da un membro dell’opposizione. Al momento il presidente è un deputato della Lega, che supporta il governo Draghi.

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Il 1° aprile il nuovo segretario del Pd Enrico Letta è tornato dopo quattro anni ospite a Porta a Porta su Rai 1, dove ha parlato di diversi temi.

Dalla parità di genere alla natalità, abbiamo analizzato cinque dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio.

Quante sono le rettrici in Italia

«Sa quanti rettori donne ci sono [in Italia]? 5 su 100, 95 su 100 sono uomini» (min. 7:04)

Queste percentuali sono corrette. Secondo l’elenco dei rettori raccolto dalla Crui, l’associazione delle università italiane, nel nostro Paese cinque atenei su 84 sono guidati da donne (il 6 per cento sul totale) e 79 da uomini (il 94 per cento).

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Grafico 1. Numero di atenei guidati da rettori e da rettrici (aggiornato al 2 aprile 2021) – Fonte: Crui

Le cinque rettrici sono: Giovanna Iannantuoni (Milano Bicocca), Sabina Nuti (Scuola superiore di Sant’Anna a Pisa), Antonella Polimeni (Università Sapienza di Roma), Tiziana Lippiello (Ca’ Foscari di Venezia), Maria Grazia Monaci (Università della Valle d’Aosta).

Fino a metà dicembre 2020 le rettrici erano sette su 84 (l’8 per cento), ma due cambi hanno fatto scendere il conto a cinque. Poco prima della fine dello scorso anno Maria Del Zompo è stata succeduta da Francesco Mola nel ruolo di rettore dell’Università di Cagliari, mentre la rettrice dell’Università per stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli si è dimessa per le indagini sul test di lingua italiana fatto al calciatore Luis Suárez. Il 31 marzo 2021 Grego Bolli è stata sostituita con il nuovo rettore Valerio De Cesaris.

Quanto è ampio il divario retributivo di genere

«Nel nostro Paese le donne guadagnano mediamente molto meno degli uomini» (min. 28:23)

Come abbiamo verificato in altri fact-checking sul tema, in Italia c’è in effetti un’ampia differenza di salari tra le donne e gli uomini.

In realtà, secondo Eurostat, il divario italiano delle retribuzioni lorde orarie (il cosiddetto gender pay gap) è uno dei più bassi dell’Ue. Nel 2019 era del 4,7 per cento, superato solo da Romania (3,3 per cento) e Lussemburgo (1,3 per cento) (Grafico 2).

Grafico 2. Il divario dei salari lordi orari nell'Ue – Fonte: Eurostat

Ma le differenze crescono di molto se si considerano anche altri due fattori: il tasso di occupazione più basso delle donne rispetto agli uomini (quasi il 20 per cento in meno) e le minori ore lavorate. Tenendo conto di questi elementi, secondo i dati Eurostat il gap italiano cresce, diventando il terzo più alto dell’Ue a livello annuale. Il punto insomma non è tanto che le donne in Italia guadagnino meno, come dice Letta, quanto che lavorino meno.

L’introduzione dell’assegno unico

«L’assegno unico per i figli viene ricostruito e viene aumentato» (min. 26:58)

Qui Letta la fa un po’ troppo semplice. Al momento in Italia ci sono diverse misure a sostegno delle famiglie con figli a carico. Tra queste c’è l’assegno mensile a nuclei familiari con almeno tre figli minori, che può arrivare a un massimo di 145 euro. A questo assegno si aggiungono altri sussidi, come il cosiddetto “bonus bebè”, il premio alla nascita e le detrazioni Irpef.

Nei prossimi mesi però le cose cambieranno. Il 30 marzo il Senato ha infatti approvato in via definitiva la legge che delega il governo a introdurre il cosiddetto “assegno unico e universale”. Come abbiamo spiegato in un’analisi sul tema, il Parlamento ha stabilito alcuni principi e criteri a cui dovrà attenersi il governo per modificare e semplificare le misure di sostegno alle famiglie con figli, facendole confluire in un unico sussidio.

L’assegno sarà “unico” perché prenderà il posto di tutti gli altri sussidi famigliari e sarà “universale”, ossia destinato a tutti i cittadini con figli a carico fino a 21 anni, siano essi lavoratori autonomi o dipendenti, a prescindere dal reddito, che però condizionerà l’importo dell’assegno.

Il disegno di legge non specifica l’importo esatto e la modulazione in base ai redditi, aspetti che saranno definiti in futuro dal governo. Il 26 marzo, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto in conferenza stampa che l’assegno unico arriverà «dal 1° luglio» e varrà intorno ai 250 euro al mese, «con una maggiorazione per i disabili».

Non è ancora certo però che il passaggio a un sussidio unico e universale sia un vantaggio per tutti, o un «aumento» come sostenuto da Letta. Secondo alcune simulazioni, una parte delle famiglie infatti potrebbe perderci, nel passaggio da più sussidi a uno solo.

Come ha spiegatoAvvenire in un articolo del 30 marzo, era stato proposto di introdurre una clausola nella legge delega per evitare che nessuno riceva meno di quanto prende oggi, ma per una questione di coperture era stata tolta. Vedremo che cosa cambierà in concreto con le decisioni del governo, ma dalla maggioranza sono giunte rassicurazioni sul fatto che si cercherà di evitare svantaggi per alcune famiglie.

Quanto è crollata la natalità

«Noi siamo un Paese che faceva un milione di bambini nel 1970 e fa meno di 400 mila bambini quest’anno» (min. 30:41)

Qui Letta arrotonda i dati un po’ per eccesso e un po’ per difetto. Secondo Istat, nel 1970 sono nati in Italia poco più di 901 mila bambini, mentre la media annuale degli anni Settanta è stata di circa 816 mila nascite. L’ultima volta che si è superata la soglia del milione di nati è stato il 1964.

Nel 2020 le nascite sono state poco più di 404 mila, peggiorando il precedente record negativo dei circa 420 mila nati nel 2019. Il calo più vistoso è stato registrato tra novembre-dicembre 2020, per gli effetti della prima ondata di coronavirus dell’inizio dell’anno (Grafico 3).

Grafico 3. Nati per ondate di epidemia Covid-19 e ripartizione geografica – Fonte: Istat

È invece ancora presto per trarre conclusioni sull’anno in corso. «L’andamento delle nascite nel corso del 2021 consentirà di avere un quadro più nitido delle conseguenze della crisi economica», ha scritto Istat in un rapporto demografico del 26 marzo, anche se è molto probabile proseguirà il trend negativo. A novembre 2020 la stessa Istat aveva previsto per il 2021 il rischio di scendere sotto quota 400 mila nascite.

La questione del Copasir

«Nella legge c’è scritto che il Comitato di controllo sui servizi segreti in Parlamento è presieduto da un membro dell’opposizione. Questo dice la legge. Oggi questo comitato è presieduto da un componente della Lega» (min. 21:06)

Questa è un’affermazione corretta. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) è un organo bicamerale, composto da cinque senatori e cinque deputati, che esercita la funzione di controllo parlamentare sui servizi segreti del nostro Paese. Da ottobre 2019 il presidente del Copasir è Raffaele Volpi, un deputato della Lega.

Le funzioni del Copasir sono regolate da una legge del 2007, in base alla quale il suo presidente «è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione e per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti». Volpi, all’epoca della sua elezione, era all’opposizione, essendo salito un mese prima al governo il Conte II, sostenuto da Pd e M5s e non più dalla Lega.

Negli ultimi giorni Letta, come ha confermato anche a Porta a Porta, ha incontrato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, con cui ha parlato anche del Copasir. Fdi infatti rivendica la presidenza del comitato, dal momento che la Lega è passata al governo. Il nome candidato a sostituire Volpi è quello del senatore Adolfo Urso, oggi vicepresidente del Copasir.

In conclusione

Dopo quattro anni il 1° aprile Enrico Letta è tornato ospite a Porta a Porta su Rai 1, da neosegretario del Partito democratico.

Abbiamo verificato cinque dichiarazioni e Letta ha commesso alcune imprecisioni.

È vero che le donne in Italia guadagnano meno degli uomini, anche se il vero divario di genere è nelle opportunità di lavoro. Corretto il dato che circa il 5 per cento degli atenei nel nostro Paese sia guidato da una rettrice.

L’ex presidente del Consiglio arrotonda un po’ le cifre attuali e del 1970 per la natalità, mentre la fa semplice sulla certezza che l’assegno unico veda aumentare il sostegno economico a tutte le famiglie con figli a carico.

Infine Letta cita correttamente la legge sul Copasir, in base alla quale il comitato deve essere presieduto da un membro dell’opposizione. In questo momento il presidente è però un esponente della Lega, che supporta l’esecutivo Draghi.

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