Pubblicato: sabato 20 marzo 2021
Photo: Palazzo Chigi
Gli errori di Draghi sui vaccini: il fact-checking della conferenza stampa

Il fact-checking in breve:

• Secondo Draghi, il calo delle vaccinazioni dovuto alla sospensione di AstraZeneca è stato «compensato» dall'utilizzo di altri vaccini. Non è vero: c'è stata una riduzione di oltre il 25 per cento.

• Il presidente del Consiglio esagera quando dice che l'Italia è seconda nell'Ue per vaccinazioni: se si guardano i dati in rapporto alla popolazione, il nostro Paese è parecchio lontano dalle prime posizioni.

• Draghi fa confusione quando dice che il Regno Unito è avanti con i vaccini perché ha posticipato la seconda dose del vaccino AstraZeneca. In realtà il ritardo ha riguardato la somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer.

• Secondo l'ex presidente della Bce, alcune regioni hanno percentuali del 25 per cento nei vaccini, altre del 5 per cento. Non è però per nulla chiaro a che cosa facciano riferimento queste percentuali. Se si guardano i dati sulla popolazione generale vaccinata o su quella anziana, i conti non tornano.

• Infine Draghi sembra aver fatto un po' di confusione nel ricostruire quanto avvenuto con la sospensione del vaccino AstraZeneca e le indicazioni provenienti dall'Ema.

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Il 19 marzo il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto una conferenza stampa per presentare il nuovo decreto “Sostegni”, approvato dal Consiglio dei ministri. Per la prima volta da quando è a Palazzo Chigi, Draghi ha anche risposto alle domande dei giornalisti su diversi temi, tra cui quello dei vaccini contro la Covid-19.

Abbiamo verificato alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Banca centrale europea (Bce), che ha commesso una serie di errori. Vediamoli uno per uno.

No, il calo delle vaccinazioni non è stato compensato

«C’è stato un calo di vaccinazioni, ma solo per un giorno. Sono scese da 150 a 100 mila le vaccinazioni del primo giorno, poi sono state quasi compensate dall’utilizzo di altri vaccini. Quindi la campagna di vaccinazione ha subito un rallentamento per questo, ma questo rallentamento non è stato disastroso: è stato compensato» (min. 18:20)

I numeri indicati da Draghi non sono corretti, come si può verificare dagli open data del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Non è vero che il calo delle vaccinazioni è durato soltanto un giorno, ma almeno tre, e non è vero che questa diminuzione è stata compensata dagli altri vaccini (in generale, le vaccinazioni sono calate di oltre un quarto rispetto ai giorni prima).

Lo stop alle somministrazioni di AstraZeneca ha coinvolto principalmente le giornate dal 16 al 18 marzo e ha determinato un rallentamento della campagna vaccinale. Nello specifico, siamo passati dalle 190-215 mila dosi giornaliere somministrate tra il 9 e l’11 marzo alle 135-160 mila dosi nei giorni tra il 16 e il 18: una diminuzione netta di oltre il 25 per cento (Grafico 1).

Grafico 1. Andamento delle somministrazioni giornaliere di vaccino – Fonte: Open data rielaborati da Antonio Caramia

Il bilancio complessivo di questi ultimi giorni rimane negativo anche confrontando i tre diversi vaccini utilizzati in Italia. Guardando l’andamento crescente delle inoculazioni delle ultime due settimane, si può stimare che il blocco di AstraZeneca abbia portato alla mancata somministrazione di almeno 170 mila dosi di questo vaccino [1].

Per contro, le dosi di Moderna somministrate tra il 16 e il 18 gennaio sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre quelle di Pfizer sono aumentate di sole 48 mila unità rispetto alla settimana scorsa, insufficienti quindi a compensare le dosi non somministrate di AstraZeneca.

Bisogna anche considerare che l’aumento delle somministrazioni giornaliere di Pfizer, ormai costante da alcune settimane, sarebbe avvenuto anche senza lo stop di AstraZeneca. Di fatto, non sarebbe azzardato ipotizzare che, senza stop, questa settimana saremmo riusciti a superare le 200 mila somministrazioni giornaliere, toccando punte di 220 mila e più vaccinazioni al giorno.

In conclusione, i dati – citati in maniera erronea da Draghi – smentiscono che il rallentamento sia stato compensato, come sostenuto dal presidente del Consiglio.

No, non siamo secondi in Europa per vaccinazioni

«L’Italia complessivamente è la seconda in Europa per vaccinazioni» (min. 39:50)

Anche qui Draghi sbaglia. In base ai dati raccolti da Our world in data – che possono avere dei ritardi, ma sono la fonte più affidabile per fare confronti tra Paesi – al 19 marzo l’Italia era al sedicesimo posto su 27 Stati membri dell’Ue se si guarda il numero di dosi somministrate per numero di abitanti; al diciassettesimo posto se si guardano solo le prime dosi; e al dodicesimo posto se guardiamo solo le seconde. Tranne che nell’ultimo caso, attualmente l’Italia risulta essere sotto la media europea, seppur di poco (Grafico 2).

Grafico 2. Numero di dosi somministrate per 100 abitanti al 19 marzo – Fonte: Our world in data

In un’unica classifica, al 19 marzo, l’Italia era la seconda nazione nell’Ue: quella del numero assoluto di persone completamente vaccinate (ossia che hanno ricevuto tutte e due le dosi). Ma come abbiamo spiegato più volte, un confronto tra le campagne vaccinali di diverse nazioni non può non tener conto delle rispettive differenze di popolazione (Grafico 3).

Grafico 3. Numero di persone completamente vaccinate in valore assoluto al 19 marzo – Fonte: Our world in data

No, il Regno Unito non ha ritardato la seconda dose di AstraZeneca

«[Nel Regno Unito] si fa una sola iniezione del famoso AstraZeneca, prolungando il periodo prima della seconda iniezione» (min. 40:13)

Draghi ha fatto confusione quando ha spiegato perché il Regno Unito è molto avanti nella campagna vaccinale, parlando della strategia britannica di ritardare l’inoculazione delle seconde dosi.

In realtà, sia il Regno Unito che l’Italia consigliano di effettuare la seconda somministrazione di AstraZeneca a un intervallo di circa 12 settimane dalla prima (circa 3 mesi). Al contrario è per il vaccino Pfizer che il Regno Unito ha deciso di ritardare la seconda dose: si è passati dalle tre settimane indicate come ottimali durante la sperimentazione clinica, fino a 12 settimane dalla prima dose, allo scopo di poter vaccinare il maggior numero di abitanti nel minor tempo possibile.

Tra le regioni ci sono differenze, ma i dati di Draghi non tornano

«Passiamo da regioni che sono arrivate al 20-25 per cento [di vaccinazioni] a regioni che stanno al 5 per cento» (min. 40:44)

Draghi ha ragione quando sostiene che ci siano ampie differenze tra le regioni nelle vaccinazioni, ma in questo caso non è chiaro a quale dati faccia riferimento.

Al 19 marzo, infatti, la percentuale di dosi somministrate per numero di abitanti va dal 10 per cento al 16 per cento in base alla regione [2]; la percentuale di prime dosi somministrate va dal 7 per cento all’11 per cento, mentre quella di seconde dosi va dal 3 per cento al 5 per cento (Grafico 4).

Grafico 4. Percentuale di dosi somministrate in rapporto alla popolazione delle regioni al 19 marzo – Fonte: Open data rielaborati da Antonio Caramia

Se invece consideriamo solo la popolazione over 80, la percentuale di coloro che hanno ricevuto almeno la prima dose va dal 27 per cento al 65 per cento, mentre per la seconda dose si va dal 3 per cento al 37 per cento.

In altre parole, le percentuali riportate da Draghi non sembrano essere riferite a quelli che attualmente potremmo considerare come i numeri più significativi per valutare l’andamento della campagna vaccinale: quelli sulla popolazione anziana e quelli sulla popolazione generale.

Grafico 5. Percentuale di popolazione vaccinata tra gli over 80 per regioni – Fonte: Elaborazioni della Fondazione Gimbe

Resta la possibilità che Draghi faccia riferimento a fasce più ampie della popolazione, rispetto agli over 80, per esempio considerando chi ha più di 70 anni. Ma confronti di questo tipo sono poco solidi, considerando che in molte regioni la vaccinazione in questa fascia non è ancora cominciata.

La confusione sul caso AstraZeneca-Ema

Draghi ha poi dato la sua versione dei fatti su quanto avvenuto per la sospensione in Italia del vaccino AstraZeneca (in questo approfondimento i nostri colleghi di Facta hanno fatto un po’ di chiarezza su rischi e numeri circolati negli ultimi giorni).

In base alle informazioni pubblicamente disponibili, la ricostruzione data dal presidente del Consiglio non è del tutto coerente.

Rispondendo alla domanda di un giornalista, Draghi ha giustificato la scelta di sospendere momentaneamente il vaccino AstraZeneca dicendo (min. 17:54): «Posso permettermi di andare avanti con la campagna vaccinale sapendo che l’autorità europea [l’Ema, ndr] si è presa una settimana per guardare se [i vaccini AstraZeneca] sono veramente sicuri?». Secondo Draghi, «la risposta che avrebbe fugato ogni dubbio sarebbe stato quello che l’autorità europea ha detto una settimana dopo [giovedì 18 marzo, ndr], cioè a dire: “No, non c’è correlazione, andate avanti, ci possono essere dei casi, ma…”».

In realtà il 15 marzo l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) – che non ha mai sospeso il vaccino AstraZeneca, scelta invece fatta quel giorno da alcuni Stati Ue come Italia e Germania – aveva subito affermato che i benefici del vaccino AstraZeneca superavano i rischi di effetti collaterali e già in precedenza aveva sottolineato che non vi erano prove di una correlazione tra generici eventi tromboembolici e vaccino. In particolare, questi ultimi risultavano essere addirittura inferiori in numero rispetto a quelli che ci si sarebbe potuto attendere nella popolazione non vaccinata.

Il 16 marzo l’Ema aveva ribadito queste sue posizioni in una conferenza stampa. Dunque, almeno per quanto comunicato pubblicamente, le indicazioni di Ema sul continuare a vaccinare erano chiare. Ciò non toglie che i singoli Stati potessero decidere di sospendere il vaccino in via precauzionale, come è stato fatto.

Il 18 marzo – il giorno prima della conferenza stampa di Draghi – Ema ha poi riconfermato che il vaccino AstraZeneca è sicuro ed efficace, ribadendo l’assenza di correlazione con i casi generici di trombosi che, secondo quanto lasciato intendere da Draghi, avevano portato in precedenza alla sospensione da parte degli Stati (in base a queste dichiarazioni, i reali motivi della sospensione in Italia rimangono ancora non del tutto chiari). Rimane invece il dubbio su alcuni casi di effetti avversi, molto rari e specifici, su cui l’agenzia continuerà a investigare.

Dopo l’esito dei controlli ulteriori, l’Ema ha acconsentito a introdurre un avviso nel consenso informato dei pazienti che riceveranno il vaccino AstraZeneca.

In conclusione

Nella conferenza stampa sul nuovo decreto “Sostegni”, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha commesso alcuni errori quando ha parlato della campagna vaccinale in Italia.

Innanzitutto, i dati smentiscono che il calo dovuto alla sospensione del vaccino AstraZeneca sia stato compensato con l’aumento degli altri vaccini. Non è poi vero che l’Italia è seconda in Europa per vaccini: se si guarda a tutti gli indicatori in rapporto alla popolazione, siamo parecchio indietro rispetto ai Paesi in testa.

Draghi poi ha fatto confusione nel dire che il Regno Unito ha scelto di ritardare la seconda dose del vaccino AstraZeneca per vaccinare più persone (si è scelto invece di posticipare la seconda dose del vaccino Pfizer). E in più il presidente del Consiglio ha citato dei dati sulle differenze delle vaccinazioni nelle regioni che non è chiaro a cosa facciano riferimento.

Infine, al di là della verifica di singoli numeri, possiamo anche evidenziare come la ricostruzione data da Draghi sulla sospensione del vaccino AstraZeneca – in base alle disposizioni pubblicamente disponibili – non sia stata del tutto coerente con quanto comunicato dall’Ema.

di Giorgio Comitini


[1] Escludendo la giornata di venerdì 19 marzo, per la quale al momento della stesura di questo articolo i dati non sono consolidati.

[2] Su un massimo del 200 per cento, percentuale data dalle due dosi da somministrare.

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