La tabella presenta una struttura semplice e immediata. Nella prima colonna, tra i Paesi con la separazione delle carriere dei magistrati, compaiono soprattutto grandi democrazie occidentali, come Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Canada, oltre a diversi altri Paesi europei. Nella seconda colonna, invece, oltre all’Italia figurano solo due Paesi dell’Unione europea – Romania e Bulgaria – e Stati con sistemi politici e istituzionali molto diversi tra loro, alcuni dei quali sono caratterizzati da livelli più bassi di tutela dello Stato di diritto e da governi poco o per nulla democratici, come per esempio l’Egitto.
Il messaggio implicito è quindi che l’Italia rappresenti un’eccezione negativa nel contesto internazionale e che la separazione delle carriere sia una sorta di standard di buona qualità dei sistemi giudiziari.
Confrontare il modello italiano con quelli adottati negli altri Paesi è legittimo e ha senso nel dibattito sulla riforma e sul referendum costituzionale. Per essere utile, però, questo confronto deve basarsi su dati corretti e su descrizioni accurate dei diversi sistemi. In questo caso non è così: la tabella semplifica e distorce la realtà degli ordinamenti stranieri e, nel complesso, non può essere considerata una rappresentazione attendibile.