La storia dei referendum abrogativi, in quattro grafici

Numeri alla mano, quanti hanno avuto successo, quanti hanno raggiunto il quorum, quali sono le regioni che votano di più e qual è l’impatto del numero dei quesiti
ANSA/ANGELO CARCONI
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Domenica 12 giugno si voterà per i cinque referendum abrogativi sulla giustizia promossi dal Partito Radicale e dalla Lega. I quesiti riguardano alcune norme tecniche dell’ordinamento giudiziario, come il ricorso alla custodia cautelare o le firme necessarie per candidarsi al Consiglio superiore della magistratura.

La Costituzione italiana prevede che un referendum abrogativo per poter essere valido deve raggiungere il cosiddetto “quorum”, ossia deve votare almeno il 50 per cento degli aventi diritto. Stiamo parlando di circa 26 milioni di votanti, su un totale di 51 milioni di elettori. 

Grafici e numeri alla mano, ecco che cos’è successo in passato con gli altri referendum: quanti hanno avuto successo, quanti hanno raggiunto il quorum e quali sono le aree del Paese a essere andate a votare di più.

Quanti hanno raggiunto il quorum

Il primo referendum abrogativo in Italia si è tenuto nel 1974 e ha riguardato il divorzio: votò l’88 per cento degli elettori e i contrari all’abolizione del divorzio vinsero con il 59 per cento dei consensi. Da allora si sono tenuti altri 66 referendum abrogativi.

Nel complesso, dunque, in 48 anni in Italia gli elettori sono stati chiamati a esprimersi su 67 quesiti referendari abrogativi. In 28 casi, il 42 per cento del totale, non si è raggiunto il quorum, mentre in 39 casi, il 58 per cento, sì. 

L’affluenza media è stata pari al 52 per cento, che sale al 68 per cento in media quando il quorum è stato raggiunto e fermandosi al 31 per cento quando invece il quorum è stato mancato. La maggiore affluenza si è registrata proprio con il referendum sul divorzio, mentre quella minore nei tre referendum del 2009 sulla legge elettorale, dove votò solo il 23 per cento degli elettori.

Quanti referendum hanno avuto successo

Tra i soli referendum che hanno effettivamente raggiunto il quorum, in 16 casi, il 41 per cento, i no hanno prevalso, mentre in 23 casi, il 59 per cento, sono stati i favorevoli all’abrogazione a vincere. In cinquant’anni, quindi, i referendum che hanno avuto successo sono stati 23 su 67: circa uno su tre. 

Nei referendum dove il quorum è stato raggiunto il Sì ha ottenuto in media l’80 per cento dei voti, mentre in quelli dove non è stato raggiunto si sale all’81 per cento. Complessivamente l’80 per cento dei votanti ha votato in media a favore dell’abrogazione.

Quali sono le aree del Paese che votano di più

La distribuzione dei voti ai referendum abrogativi del passato mostra che l’affluenza al voto cambia tra le diverse aree del Paese.

Posta l’affluenza nazionale per referendum a 100, il Nord-Est ha avuto un’affluenza media pari a 113, il Nord-Ovest a 107, il Centro a 106 e il Sud e le Isole a 84. In media, quindi il Mezzogiorno ha un’affluenza inferiore del 25 per cento rispetto al Nord-Est.

Storicamente, la regione con la maggiore affluenza è l’Emilia-Romagna, dove in media l’affluenza è il 20 per cento in più di quella nazionale. Dopo ci sono il Veneto e la Toscana, seguite dal Piemonte. La regione che ha partecipato di meno ai referendum abrogativi è la Calabria, dove l’affluenza media è del 25 per cento più bassa rispetto alla media nazionale, poco sotto Campania e Sicilia.

Il numero dei quesiti conta?

Il 12 giugno i quesiti su cui votare saranno cinque. In passato la numerosità dei quesiti ha inciso sull’affluenza degli elettori? La risposta sembra essere di no: un maggior numero di quesiti non porta a una maggiore affluenza. Tra i due elementi non sembra dunque esserci una relazione. 

Nel 1997 e nel 2000 gli elettori furono chiamati a votare sette quesiti, con un’affluenza tra il 30 e il 32 per cento, mentre nel 1993, a fronte di otto quesiti, l’affluenza fu del 77 per cento. Nel 2005, con quattro quesiti, si recò al voto il 26 per cento dell’elettorato, mentre nel 2011, sempre con quattro quesiti, votò il 55 per cento. 

In generale, i dati suggeriscono che a partire dalla seconda metà degli anni Novanta i referendum hanno perso l’interesse degli elettori. Se prima il raggiungimento del quorum era tendenzialmente la normalità (il 1990 è stata l’unica eccezione), dal 1997 è diventato un evento eccezionale. A essere falliti sono infatti stati i sette quesiti del 1997, quello del 1999, i sette del 2000, i due del 2003, i quattro del 2005, i tre del 2009, fino ad arrivare ai quattro del 2011 che furono i primi a raggiungere il quorum dopo 15 anni di fallimenti. Nel 2016, con il referendum sulle trivelle, il quorum non venne raggiunto di nuovo.

Negli ultimi 25 anni le richieste dei referendum sono passate solo quando c’è stato un forte interesse sull’argomento nell’opinione pubblica e quando anche i partiti si sono schierati apertamente in campagna elettorale a favore di una posizione.
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