“Spunta l’ipotesi Amato”: storia di un classico intramontabile della politica italiana

Ansa
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Il 24 gennaio, durante il primo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica, il nome dell’attuale vicepresidente della Corte costituzionale Giuliano Amato è comparso per due volte, in mezzo alle oltre 670 schede bianche. Secondo YouTrend, dal 1992 è la quinta elezione del capo dello Stato in cui Amato ha ricevuto almeno un voto nella corsa al Quirinale.

Nato il 13 maggio 1938, Amato è stato per due volte presidente del Consiglio, più volte ministro, deputato e senatore, tutti incarichi che gli hanno conferito una particolare caratteristica. Il suo nome, forse più di quello di chiunque altro, riemerge ogni volta che il Paese è di fronte a una nomina di rilievo, da Palazzo Chigi al Quirinale, passando per altre istituzioni. Un’eventualità che da tempo i giornali sintetizzano nella frase, ormai diventata un classico, “spunta l’ipotesi Amato”.

Ma come ha avuto origine questa espressione? E in quali occasioni il nome di Amato è stato tra i papabili per un ruolo di potere? Abbiamo scavato tra gli archivi stampa, andando indietro nel tempo di oltre quarant’anni.

La prima volta

Amato è stato eletto deputato per la prima volta l’8 luglio 1983, ma già due anni prima il suo nome era comparso nel dibattito in Parlamento, che in seduta comune doveva eleggere un giudice della Corte costituzionale per sostituire Leonetto Amadei, il cui mandato era scaduto.

Il 24 luglio 1981 La Stampa raccontava che, oltre all’allora favorito Federico Mancini, accademico italiano e membro del Partito socialista italiano (Psi), nella seconda e nella terza votazione a scrutinio segreto Amato, anche lui membro del Psi, aveva ottenuto rispettivamente 43 e 79 voti. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, Amato aveva molto probabilmente ricevuto i voti dei “franchi tiratori” socialisti e democristiani, che affossarono la candidatura di Mancini, sostenuto dall’allora segretario del Psi Bettino Craxi.

Gli anni Novanta

Dal 1981 in poi, nel giro di dieci anni, Amato ha assunto prima il ruolo di vicepresidente del Consiglio (tra il 1987 e il 1988) e quello ministro del Tesoro (tra il 1988 e il 1989), ricoprendo anche l’incarico di vicesegretario del Psi dal 1989 al 1992.

Proprio nel 1992, dopo le elezioni politiche del 5 aprile, la cosiddetta “ipotesi Amato” è tornata alla ribalta per un’altra carica istituzionale. Il 17 aprile 1992 La Stampa raccontava infatti che Amato era il nome proposto dal Psi per ricoprire il ruolo di presidente della Camera. Alla fine, il 24 aprile 1992 la Camera elesse come presidente il democristiano Oscar Luigi Scalfaro, poi futuro presidente della Repubblica.

Due anni più tardi, nel 1994, il nome di Amato è circolato come possibile successore di Jacques Delors alla presidenza della Commissione europea. L’incarico sarebbe stato poi assunto dal lussemburghese Jacques Santer. Riguardo questa ennesima “ipotesi Amato”, il 15 luglio 1994 La Stampa si chiedeva: «Chi ha paura di Giuliano Amato?» (Immagine 1).
Immagine 1. Il titolo de La Stampa del 15 luglio 1994 su Giuliano Amato – Fonte: Archivio storico La Stampa
Immagine 1. Il titolo de La Stampa del 15 luglio 1994 su Giuliano Amato – Fonte: Archivio storico La Stampa

Le prime candidature al Quirinale

Tornando al 1992, il nome di Amato è ricomparso in occasione delle elezioni del nuovo capo dello Stato, che alla fine portarono al Quirinale il già citato Scalfaro.

Il 18 maggio 1992 L’Unità raccontava che dopo sette scrutini andati a vuoto, il Partito socialista decise che avrebbe puntato su Amato. Tuttavia, l’allora deputato socialista raccolse (pag. 61) solo tre voti nell’ottavo scrutinio, due nel nono e quattro nel decimo e in seguito abbandonò la candidatura (Immagine 2).
Immagine 2. Il ritiro di Amato dalle elezioni per il Quirinale del 1992 – Fonte: Archivio storico L’Unità
Immagine 2. Il ritiro di Amato dalle elezioni per il Quirinale del 1992 – Fonte: Archivio storico L’Unità
Come abbiamo anticipato, Amato ha poi ricevuto sempre almeno un voto nelle successive elezioni del capo dello Stato. Per esempio, nel 1999, in occasione dell’elezione che portò al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi, la candidatura di Amato fu sostenuta inizialmente, tra gli altri, anche dal Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, ma l’ex presidente del Consiglio ottenne (pag. 73) solo tre voti al primo e unico scrutinio di quell’elezione.

Nuovo millennio, solito nome

Dopo le elezioni del 1999, il nome di Amato è tornato per il Quirinale anche nel 2006, quando fu eletto Giorgio Napolitano per il primo mandato. Come raccontava all’epoca L’Unità, in quell’occasione Amato – all’epoca impegnato soprattutto sul fronte della revisione dell’architettura istituzionale dell’Unione europea, prima e dopo il fallimento della Costituzione europea – ottenne tre voti al primo scrutinio, quattro al secondo e tre al terzo.

Oltre alla carica di presidente della Repubblica, nel corso degli ultimi anni “l’ipotesi Amato” è entrata in gioco varie volte anche per quanto riguarda la carica di presidente del Consiglio, che Amato aveva già ricoperto dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001 (il suo primo mandato è rimasto celebre, e questa è un’eredità che non ha mai smesso di accompagnarlo nelle critiche degli avversari, per il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti delle banche italiane per salvaguardare la finanza pubblica all’epoca in grave crisi).

Dopo le elezioni politiche del 2013, diversi quotidiani avevano avanzato l’ipotesi che Amato fosse il preferito dall’allora presidente della Repubblica Napolitano per l’incarico di capo del governo. In quell’occasione, però, il presidente della Repubblica scelse come nuovo presidente del Consiglio l’allora vicesegretario del Pd Enrico Letta.

Tornando ai giorni nostri, al netto delle vicende storiche, l’ipotesi che Amato possa essere eletto come nuovo presidente della Repubblica al momento sembra decisamente remota. Anche se nell’elezione del Quirinale non si può mai dire “mai”.
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