Lo spopolamento delle aree interne in quattro grafici

La crisi demografica che sta colpendo il nostro Paese affligge soprattutto le zone dove i cittadini hanno meno servizi e opportunità per la loro vita
Il comune di San Luca, in Calabria – Fonte: Ansa
Il comune di San Luca, in Calabria – Fonte: Ansa
Da tempo l’Italia sta affrontando il problema dello spopolamento, il fenomeno per cui intere zone del nostro Paese diventano quasi o del tutto disabitate. Lo spopolamento è uno degli effetti principali della crisi demografica che sta vivendo in questi anni l’Italia, la cui popolazione è diminuita di circa 180 mila persone nell’ultimo anno a causa delle minori nascite e dell’aumento dei decessi. 

Lo spopolamento riguarda soprattutto le cosiddette “aree interne”, ossia i comuni più periferici sia a livello geografico sia per la possibilità di accedere ai servizi essenziali. In Italia le aree interne costituiscono una parte rilevante del Paese, coprendo quasi il 60 per cento della superficie nazionale. Allo stesso tempo, le aree interne sono abitate solo dal 23 per cento della popolazione nazionale: per queste persone abitare in zone del genere significa spesso avere meno opportunità nella propria vita, come l’istruzione e il lavoro, e meno disponibilità di servizi, come ospedali o altri centri di cura. Queste zone scontano quindi un divario significativo rispetto alle altre nel nostro Paese.

Come si classificano i comuni

L’Istat classifica i comuni italiani in sei categorie: polo, polo intercomunale, cintura, intermedio, periferico e ultraperfierico. A loro volta, le prime tre categorie rappresentano i “centri” mentre le ultime tre rientrano per l’appunto tra le “aree interne”. I comuni “polo” sono quelli che possiedono al loro interno almeno un liceo e almeno uno fra un istituto tecnico e professionale; almeno un ospedale che assicura un servizio di assistenza completa ai pazienti; e almeno una stazione ferroviaria con connessioni dirette e tratte di lunga percorrenza. I “poli intercomunali” sono insiemi di comuni vicini tra loro che hanno tutti le caratteristiche dei “poli”. 

Le altre tipologie di comuni sono definite dall’Istat in base alla distanza, espressa in minuti di percorrenza stradale, da poli e poli intercomunali. I comuni della cintura sono quelli che distano meno di 27,7 minuti, i comuni intermedi quelli che distano tra i 27,7 e 40,9 minuti, i comuni periferici quelli tra i 41 e 66,9 minuti, mentre quelli ultraperifierici sono quelli che distano oltre 66,9 minuti.

Dove vive la popolazione italiana

I comuni polo sono 182 e coprono circa l’8 per cento della superficie italiana, i poli intercomunali sono 59, pari a circa l’1 per cento della superficie, mentre i comuni della cintura sono 3.828 e rappresentano quasi il 32 per cento della superficie. In totale i comuni “centri” sono quindi 4.069, circa il 41 per cento della superficie totale nazionale.

I comuni intermedi sono invece 1.928, pari al 25 per cento del territorio, quelli periferici 1.524, con circa il 26 per cento della superficie e quelli ultraperiferici sono 382, pari a quasi il 7,5 per cento del territorio. I comuni delle “aree interne” sono quindi 3.834, circa il 59 per cento del territorio.
Sebbene rappresentino la maggioranza del territorio, i comuni delle aree interne sono molto meno abitati dei centri. Nei comuni intermedi delle aree interne vivono infatti circa 8,1 milioni di persone, nei periferici 4,7 milioni e negli ultraperiferici circa 720 mila persone per un totale di 13,4 milioni di abitanti, il 23 per cento della popolazione nazionale. I centri sono invece abitati in totale da 45,8 milioni di persone, pari a circa il 77 per cento del totale della popolazione. Più nel dettaglio, 20,5 milioni di persone abitano nei poli, 1,6 milioni nei poli intercomunali e 23,8 milioni nei comuni cintura. I centri hanno una densità abitativa di 367 persone per chilometro quadrato contro i 76 delle aree interne.

Tra le aree interne ci sono anche alcuni comuni capoluogo di provincia, come Gela, in Sicilia, che ha una popolazione di circa 72 mila abitanti e Matera, in Basilicata, che ha 60 mila abitanti. Nonostante la loro popolazione, Gela e Matera rientrano tra le aree interne perché non possiedono una stazione ferroviaria che offre treni di lunga percorrenza. Isernia, capoluogo di provincia in Molise, è invece considerato un comune intermedio per la mancanza di un ospedale che offra un servizio di assistenza completo ai pazienti. 

Lo spopolamento che sta colpendo l’Italia riguarda in particolar modo questi comuni. Negli ultimi vent’anni la popolazione dei centri è aumentata di quasi il 6 per cento, mentre quella delle aree interne ha registrato un calo di quasi l’1,5 per cento, e nei prossimi dieci anni la popolazione dei primi scenderà dell’1,6 per cento e quella dei secondi del 4,2 per cento. 

Inoltre, negli ultimi anni le aree interne hanno avuto un saldo migratorio negativo, ossia un numero di cancellazioni per trasferimenti di residenza da un comune superiori alle iscrizioni nello stesso. Il saldo migratorio è invece positivo nei centri per via della tendenza ad abbandonare i luoghi più distanti dai servizi essenziali.

Quali regioni hanno più aree interne

Le aree interne non sono distribuite comunque in maniera uniforme sul territorio italiano e questo dipende sia dallo sviluppo della regione sia dalle caratteristiche del territorio. Per esempio i cittadini del Veneto che vivono nelle aree interne della regione sono meno dell’8 per cento del totale, mentre in Basilicata la popolazione che abita in aree interne è pari a quasi l’80 per cento. 

Oltre al Veneto, le regioni dove le aree interne sono abitate da meno del 15 per cento della popolazione sono la Liguria (13,4 per cento), il Friuli-Venezia Giulia (12 per cento), la Lombardia (10,9 per cento) e il Piemonte (10,6 per cento). Insieme alla Basilicata, il Molise (68,5 per cento) e il Trentino-Alto Adige (52,3 per cento) sono invece le regioni dove più del 50 per cento della popolazione abita in aree interne. 

Nel complesso, nel Nord-Ovest dell’Italia circa l’11 per cento della popolazione vive in aree interne, nel Nord-Est il 18 per cento, nel Centro quasi il 20 per cento e al Sud oltre il 36 per cento. 

Tra le aree interne, nel Nord-Ovest la popolazione che vive in comuni periferici e ultraperiferici è circa il 3 per cento del totale, nel Nord-Est è circa il 6 per cento, nel Centro quasi il 7 per cento, mentre al Sud il 17 per cento.

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