Il Parlamento potrebbe discutere delle “scie chimiche”

Una proposta di iniziativa popolare dai toni complottisti ha già superato le 43 mila firme: chiede di vietare il fenomeno di cui non è mai stata dimostrata l’esistenza
ANSA
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Vietare qualunque intervento fatto nell’atmosfera per cambiare artificialmente il clima, tra cui il fenomeno mai dimostrato delle cosiddette “scie chimiche”. È questo l’obiettivo di una proposta di legge di iniziativa popolare, chiamata “Cieli blu”, che al 3 luglio ha superato le 43 mila sottoscrizioni. Per essere presentata in Parlamento la proposta, la cui campagna di sottoscrizioni è iniziata a maggio, dovrà raggiungere le 50 mila firme entro sei mesi, ossia entro il mese di novembre. Visto l’andamento è dunque probabile che la soglia sia superata e che il testo sia poi depositato effettivamente o alla Camera o al Senato.

Più nel dettaglio, la proposta di legge propone di rendere illegale qualunque intervento fatto nell’atmosfera con lo scopo di cambiare artificialmente il clima, il meteo, la temperatura, le precipitazioni o l’intensità della luce solare. Tra le attività vietate rientrerebbero, per esempio la geoingegneria; l’inseminazione delle nuvole; la gestione della radiazione solare; il rilascio di aerosol o sostanze chimiche nell’atmosfera per modificare temperatura, pioggia o luce solare. La proposta prevede che chi viola il divieto possa essere punito con una multa fino a 100 mila euro per ogni violazione; il carcere fino a 5 anni oppure entrambe le sanzioni. Le stesse sanzioni penali varrebbero anche per enti, associazioni nazionali o internazionali e per i loro responsabili. Il testo affida a vari enti pubblici – l’Aeronautica militare, il Ministero dell’Ambiente, e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) – il compito di segnalare e verificare eventuali violazioni sospette.

Da Paragone ad Alemanno

La principale promotrice della proposta di legge è l’avvocata civilista Frida Chialastri, che è stata impegnata in questi anni in diversi movimenti contro l’obbligo vaccinale per la Covid-19 e, in ambito ambientale, contro le scie chimiche e la geoingegneria.

Oltre all’attivismo, Chialastri ha intrapreso anche l’impegno politico. Come ha raccontato lei stessa sul sito della proposta di legge, «dopo le manifestazioni nelle piazze del 2020 (quelle contro l’obbligo vaccinale e le misure di contenimento della pandemia, ndr) nel 2022 ho deciso di dare una chance politica alle istanze del cosiddetto “Mondo del Dissenso”, accettando la candidatura alla Camera dei deputati con il partito di Gianluigi Paragone». Alle elezioni politiche 2022 Chialastri è stata candidata alla Camera per “Italexit per l’Italia”, il partito antisistema ed euroscettico all’epoca guidato dal giornalista Gianluigi Paragone. Chialastri però non è stata eletta in Parlamento visto che Italexit in quell’occasione ha ottenuto l’1,9 per cento dei voti, non superando la soglia di sbarramento del 3 per cento.

In questi anni Chialastri si è dimostrata anche vicina al movimento ultracattolico antibortista “Pro Vita e Famiglia”, di cui ha sottoscritto il manifesto dei valori a novembre 2024, quando l’avvocata si era candidata come consigliera regionale alle elezioni in Umbria per la lista “Umani. Insieme liberi” del medico Giuseppe Tritto, che però ha ottenuto lo 0,2 per cento dei voti.

Nel mentre, come ha raccontato lei stessa, Chialastri ha aderito al partito “Indipendenza” fondato nel 2023 dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, storico esponente in passato di Alleanza Nazionale. Lo scorso 24 giugno Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia, dopo aver scontato la sua pena di oltre un anno per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, una maxi-indagine della Procura di Roma avviata nel dicembre 2014 che ha svelato un vasto sistema di corruzione e criminalità a Roma. Lo scorso 31 marzo “Indipendenza” si è però ufficialmente sciolta e Alemanno è entrato con il suo movimento all’interno di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, a cui Chialastri però non ha aderito. «Ci tengo a precisare che di questa operazione non ho fatto parte: non appartengo a questo nuovo partito, non sono tesserata e non ho alcun rapporto o contatto con tale realtà politica, né con nessun altro schieramento politico», ha annunciato l’avvocata.
Complottismo e problemi scientifici

Tornando alla proposta di legge, al di là delle legittime opinioni politiche, il testo presenta diversi problemi dal punto di vista scientifico. Come hanno spiegato in diverse occasioni i nostri colleghi di Facta, la geoingegneria – che la proposta di legge punta a vietare – è una branca della ricerca applicata in campo climatologico che studia alcune possibili tecniche che, come suggerisce il nome, dovrebbero consentire di modificare la quantità di radiazione solare che raggiunge la Terra, contribuendo così a ridurre il riscaldamento globale. Nell’ambito complottista, invece, la parola “geoingegneria” viene impiegata con riferimento alle cosiddette “scie chimiche” e a vari presunti piani di “manipolazione” del clima che non hanno nulla a che vedere con le tecniche e gli obiettivi di cui si occupa l’ingegneria solare. L’esistenza delle “scie chimiche” non è mai stata dimostrata, e quelle che si vedono nel cielo sono scie di condensazione rilasciate dagli aerei e formate dal vapore acqueo e dai gas di scarico rilasciati dai motori dei velivoli.

La proposta punta a vietare poi «l’inseminazione delle nuvole», considerata come un modo per modificare artificialmente il clima. Il riferimento è alla pratica del cloud seeding, che in ambito complottista viene indicata come una delle possibili cause delle alluvioni. In realtà le cose non stanno così: il cloud seeding è una tecnica che esiste realmente e consiste nel disperdere sostanze in certe nubi per favorire precipitazioni, ma funziona solo in condizioni specifiche e con effetti limitati.

La proposta di legge non sembra poi chiarire come si possano accertare le presunte violazioni. Il testo prevede lo svolgimento di segnalazioni e indagini, ma non definisce criteri tecnico-scientifici chiari. Per esempio non dice quali sostanze considerare nocive; con quali strumenti misurarle; oppure quali soglie distinguono un evento naturale da uno artificiale che potrebbe modificare il clima; come attribuire un fenomeno atmosferico a un soggetto specifico oppure come distinguere una scia di condensazione di un areo da un rilascio intenzionale.

È probabile che la proposta di legge contro le scie chimiche arrivi a superare le 50 mila firme richieste per poter essere presentata in Parlamento. Ma non è detto che una volta depositata in Parlamento la proposta venga approvata e diventi legge. Non esiste un obbligo per i parlamentari di esaminare le proposte di legge di iniziativa popolare, tanto che negli ultimi trent’anni meno dell’1 per cento di queste proposte è arrivata in fondo all’esame parlamentare, diventando legge a tutti gli effetti.
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