Al sistema energetico europeo mancava solo un’eclissi

Caldo e siccità stanno mettendo in difficoltà alcune centrali e facendo salire i prezzi dell’elettricità, mentre il 12 agosto calerà per poco anche la produzione fotovoltaica
ANSA
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Questa estate il sistema energetico europeo è sotto forte stress. La combinazione di un’elevata domanda di energia causata dalle ondate di calore, che impongono l’accensione dei condizionatori, e della siccità, che sta mettendo in crisi alcune centrali elettriche, ha portato i prezzi dell’energia ai massimi degli ultimi anni.

Ad agosto, in Italia, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica – misurati dal Prezzo unico nazionale (PUN) del Gestore dei mercati energetici – hanno superato in media i 180 euro a megawattora. Si tratta del dato più elevato dalla fine del 2022, anno dello scoppio della crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina. Il 5 agosto il PUN ha superato i 207 euro a megawattora, il prezzo più alto degli ultimi tre anni e mezzo. Rispetto al 2025, le tariffe all’ingrosso – che determinano poco meno della metà delle bollette di famiglie e imprese – sono più care del 67 per cento. Per quanto il mercato all’ingrosso italiano resta tra i più costosi, i rincari non riguardano solo il nostro Paese ma sono diffusi in tutta Europa.

Vediamo allora che cosa sta succedendo al sistema energetico europeo.

Non solo il gas

Il gas naturale resta un fattore importante nel determinare il prezzo dell’energia, perché molte centrali elettriche lo utilizzano ancora come combustibile. Ultimamente, però, il costo del gas non è stato l’unico elemento a spingere verso l’alto i prezzi dell’elettricità.

Una centrale a ciclo combinato, tra le più efficienti, non riesce a trasformare tutta l’energia contenuta nel gas in elettricità: per esempio, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) considera un rendimento medio del 54 per cento. Semplificando, per produrre un megawattora di elettricità serve quasi il doppio dell’energia sotto forma di gas. Tuttavia, la quotazione del metano oggi nel continente, attorno ai 60 euro a megawattora, non giustifica completamente i rincari sull’energia elettrica.

Per misurare quanto il prezzo dell’elettricità supera il costo del gas necessario per produrla, si usa un indicatore chiamato “spark spread”. In sostanza, indica la differenza tra il prezzo a cui l’elettricità viene venduta sul mercato e il costo del combustibile necessario a generarla, tenendo conto dell’efficienza della centrale: più è alto, maggiore sarà il margine tra il prezzo dell’elettricità e il costo del gas usato per produrla.

Uno spark spread particolarmente elevato può essere il segnale di una riduzione dell’offerta o di altri fattori che spingono verso l’alto il prezzo dell’elettricità. Semplificando, se per qualche motivo alcune centrali non possono essere attivate, o possono funzionare solo in parte, la minore disponibilità di energia può contribuire a far salire i prezzi, anche a causa della minore concorrenza. Oppure può diventare necessario attivare centrali meno efficienti, come impianti termoelettrici meno moderni o centrali a olio o a carbone, che hanno costi di produzione più elevati.

In Italia, lo spark spread monitorato da Arera – nei primi giorni di agosto ha toccato livelli record, superando in alcuni casi anche i 60 euro a megawattora. Il 6 agosto Arera ha annunciato di aver rafforzato l’unità di vigilanza sui prezzi all’ingrosso, «una misura prudenziale finalizzata ad assicurare un monitoraggio ancora più tempestivo e approfondito dell’evoluzione dei prezzi, dei volumi scambiati e dei comportamenti degli operatori».

Il fattore caldo

A spiegare il movimento al rialzo è soprattutto lo stress che la rete elettrica sta subendo a causa delle ondate di calore che hanno colpito il continente. Prima di tutto, le alte temperature fanno aumentare la domanda di elettricità per l’uso dei condizionatori. Nel nostro Paese, secondo i dati di Terna – la società a controllo pubblico che si occupa della rete di trasmissione dell’energia elettrica in Italia – nei primi dieci giorni di agosto il fabbisogno è stato del 14 per cento superiore alla media dei cinque anni precedenti. Anche il fisiologico calo rispetto al mese di luglio, solitamente piuttosto pronunciato a causa delle chiusure aziendali, quest’anno è stato meno marcato rispetto alla media.

La tendenza è ormai nota da tempo: secondo Eurostat, nell’Unione europea il consumo di energia per il raffreddamento delle abitazioni è raddoppiato tra il 2018 e il 2024. Con l’aumento delle temperature, è probabile che la domanda di energia per il raffreddamento continui a crescere anche nei prossimi anni.

La siccità

A complicare il quadro ci sono anche gli effetti indiretti delle ondate di calore e, in particolare, della siccità, che può mettere in difficoltà le centrali che utilizzano l’acqua dei fiumi per il raffreddamento. A dare la misura del problema sono alcuni casi concreti.

In Polonia, per esempio, due grandi centrali a carbone hanno dovuto ridurre temporaneamente la produzione perché il livello del fiume Vistola era troppo basso per garantire l’acqua necessaria al raffreddamento. In Francia tre reattori nucleari sono stati fermati per motivi simili, anche se il Paese ha continuato a esportare elettricità verso quelli vicini. L’impatto si fa sentire anche sui conti delle aziende. L’amministratore delegato di Électricité de France (EDF) – la società energetica controllata dallo Stato francese che gestisce le centrali nucleari – ha avvertito che le limitazioni alla produzione dovute al caldo peseranno sugli utili della società. EDF ha inoltre previsto investimenti per 8,7 miliardi di euro nei prossimi 15 anni per rendere più resistenti alle temperature elevate le sue centrali nucleari e idroelettriche.

Ancora più significativo è il caso della Romania. Il Danubio, principale fonte di acqua per il raffreddamento della centrale nucleare di Cernavodă, è sceso a livelli eccezionalmente bassi. La centrale, con i suoi due reattori, fornisce normalmente circa il 20 per cento dell’elettricità del Paese. Un reattore era già stato fermato e, per evitare ulteriori riduzioni della produzione, le autorità hanno deviato il corso del fiume. Secondo le autorità, l’intervento dovrebbe garantire per alcuni giorni le condizioni necessarie al funzionamento del reattore. Nel frattempo la Romania ha dovuto aumentare le importazioni di elettricità e chiedere a famiglie e imprese di ridurre volontariamente i consumi nelle ore di maggiore domanda. 

Anche in Ungheria la siccità ha colpito la produzione nucleare. La centrale di Paks, che normalmente fornisce quasi la metà dell’elettricità del Paese, è arrivata a funzionare a poco più del 10 per cento della sua capacità a causa del livello eccezionalmente basso del Danubio. La situazione ha aggravato le tensioni sul sistema elettrico, tanto che il governo ha invitato famiglie e imprese a ridurre i consumi: diversi produttori automobilistici, tra cui Audi Győr, e la compagnia petrolifera e del gas MOL hanno ridotto i consumi. Solo il parziale recupero dei livelli del Danubio sta consentendo di aumentare gradualmente la produzione della centrale. 

La siccità si fa sentire anche in Norvegia, un Paese che esporta gas ed energia elettrica verso il resto d’Europa e che produce gran parte della propria elettricità con l’idroelettrico. Le riserve idriche nei bacini artificiali sono ai minimi storici degli ultimi trent’anni. 

In ogni caso, va detto che le precipitazioni previste per i prossimi giorni – se confermate – potrebbero contribuire a riportare i sistemi di raffreddamento sopra i livelli di guardia. Il calo delle temperature potrebbe inoltre ridurre la domanda di energia elettrica legata ai condizionatori.

E pure l’eclissi

Un ulteriore elemento di preoccupazione è l’eclissi solare di mercoledì 12 agosto. Sarà totale nella metà settentrionale della Spagna e in una piccola area del nord-est del Portogallo, mentre nel resto d’Europa sarà parziale, con un oscuramento superiore all’80 per cento in alcune aree in Francia, Italia settentrionale e Germania. Il fenomeno avrà effetti anche sul sistema elettrico europeo, intaccando l’unica fonte di generazione che ha finora beneficiato del sole estivo: il fotovoltaico.

Tuttavia, l’impatto sul sistema elettrico sarà comunque limitato anche dal fatto che l’eclissi si verificherà verso il tramonto, quando la produzione fotovoltaica è già in calo. Entso-e, l’associazione che riunisce i gestori delle reti di trasmissione elettrica europee, prevede che gli effetti sulla produzione solare si concentreranno tra le 19:15 e le 21:30. Il fenomeno, inoltre, è perfettamente prevedibile e i gestori delle reti hanno già predisposto misure specifiche per affrontarlo. Secondo Entso-e, nel momento di massima oscurazione, la produzione fotovoltaica europea potrebbe ridursi di quasi 9,7 gigawatt, una quantità non irrilevante ma comunque gestibile.

Il confronto con le precedenti eclissi ridimensiona il rischio. Nel marzo 2015 il calo della produzione fotovoltaica europea fu stimato in quasi 35 gigawatt. Anche allora, grazie al coordinamento tra i gestori europei, la rete continuò a funzionare senza problemi. L’eclissi avrà comunque un effetto sui prezzi dell’energia. Per prevenire qualsiasi rischio di approvvigionamento, i Paesi europei dovranno impiegare fonti più costose: questo porterà i prezzi dell’energia elettrica a salire rapidamente nei minuti del fenomeno astronomico. Tra le 19:45 e le 20:00 i prezzi sono previsti salire fino a 461 euro a megawattora nell’Europa centrale e a 283 euro in Italia. Successivamente le tariffe torneranno a scendere tanto rapidamente quanto erano cresciute. Ma sulle bollette delle famiglie l’impatto sarà estremamente limitato: il picco in concomitanza dell’eclissi sarà infatti quasi impercettibile sulla media mensile su cui sono calcolate le tariffe.

In ogni caso, come abbiamo visto, il vero stress estivo sul sistema elettrico nasce dalla combinazione di due fenomeni: mentre il caldo aumenta la domanda di elettricità, la siccità può ridurre la capacità di produrla. Il clima quindi non è più soltanto una variabile meteorologica per il sistema energetico, ma ha conseguenze sempre più evidenti anche sul piano economico. E l’estate del 2026 lo sta mostrando molto concretamente, attraverso la voce che arriva prima di tutte nelle bollette: il prezzo.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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